Una delle cinque auto vandalizzate stanotte in via Cavour

Un’incredibile disavventura è capitata ad una giovane residente nel centro storico di Pozzuoli.

La donna abita in via Cavour e, ieri sera, intorno alle 23.30, dopo aver sentito dei rumori sospetti, si è affacciata al balcone.

“Da qui, ho visto che tre giovani, di età compresa più o meno tra i 17 e i 20 anni, provenienti dalla Darsena, si stavano divertendo, sedendovisi sopra con forza, a rompere gli specchietti retrovisori esterni, lato passeggero, di tutte le auto parcheggiate sulla strada – ci racconta D.E., la protagonista e testimone dell’accaduto – A quel punto, ho iniziato a urlare nei loro confronti e sono scesa giù per difendere almeno la mia macchina. Non l’avessi mai fatto! Prima il branco mi ha riempito di parolacce irripetibili, poi uno dei tre si è precipitato verso di me, con aria minacciosa. Voleva sicuramente picchiarmi, al che, con uno scatto, sono riuscita a riaprire subito il portone del palazzo in cui abito per rifugiarmi all’interno. Dopo aver vandalizzato cinque auto, e risparmiato per fortuna la mia, ho visto questi balordi scappare verso piazza della Repubblica”.

LE FOTO DELLE CINQUE AUTO VANDALIZZATE

E qui viene la seconda parte della storia, non meno sconfortante.

La signora ci mostra il suo telefonino con le chiamate al 113

“Immediatamente  – prosegue D.E. – ho contattato il 113, sperando che in qualche modo questi disgraziati potessero essere identificati, fermati e messi in condizione di non fare altri danni. Ho fatto due telefonate consecutive al numero di emergenza della polizia: la prima, delle 23.38 è durata 10 minuti e 24 secondi aspettando una musichetta scattata dopo che il primo operatore mi aveva detto che mi stava passando Pozzuoli e chiesto se i teppisti erano ancora lì. La seconda telefonata, delle 23.48, è durata  1 minuto e 32 secondi di soli squilli a vuoto finché non è caduta la linea. Avrei potuto rivolgermi anche al 112, come avevo pensato di fare in un primo momento, ma a quel punto, dopo due tentativi a vuoto, sinceramente ho desistito. Mi chiedo cosa debba fare di più un cittadino, nel mio caso una donna, dopo aver rischiato l’incolumità fisica ed essersi rivolto inutilmente a chi dovrebbe tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica…”.

Una vicenda da cui dovrebbero scaturire tante riflessioni: sui “passatempi” di certi figli, sull’educazione ricevuta dai loro genitori e sulla reale capacità di controllo del territorio da parte di coloro che sono istituzionalmente preposti a questo compito.

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