(foto di repertorio)

Tra tante storie legate al coronavirus nell’area flegrea, questa è forse la più bella ed emozionante. Vede infatti protagonista una persona che, per la sua età avanzata, secondo le impietose statistiche epidemiologiche, difficilmente avrebbe potuto salvarsi.

E invece ce l’ha fatta, grazie alla forza del suo fisico e alla voglia di vivere che ha sempre mostrato, oltre che, ovviamente, alle preghiere sue e dei propri cari.

A 83 anni, domani mattina, una donna di Baia tornerà finalmente a casa dopo oltre un mese di calvario al “Cotugno”, per poter riabbracciare il marito, la figlia e il nipotino, insieme con tutti gli amici che le faranno visita nella sua adorata abitazione con vista sul mare.

Debilitata nel corpo (ha perso molti chili) ma non nell’anima e nello spirito, pronta a raccogliere le residue energie rimaste pur di tornare alla normalità nel più breve tempo possibile e mettersi alle spalle questo sortilegio.

Già, perché la nostra nonnina, prima di essere baciata dal dono della guarigione, ha avuto la sfortuna di ammalarsi in un posto in cui si era recata, fiduciosa, per curare un problema alla tiroide.

Stiamo infatti parlando della paziente del letto 32 del reparto di Medicina dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie”, ricoverata a La Schiana proprio nei primi giorni di aprile in cui, da una degente di quella divisione (“positiva” a sua insaputa), si diffondeva il contagio nell’intero nosocomio.

A lei (unitamente ai suoi familiari e a tutti coloro che le vogliono bene) vanno i nostri più cari auguri per una rapida e completa guarigione da tutti gli  acciacchi, sopraggiunti come effetti collaterali di questa maledetta infezione.

Causata, nel caso specifico, dalla superficialità di, chi prima o poi, dovrà assumersene le responsabilità di fronte alla legge.