Cosa fare se nel palazzo in cui si abita c’è un caso (o più casi) di Covid?

Il problema è diventato ormai quotidiano nella nostra città, dove nell’ultimo mese si stanno scoprendo mediamente 32 nuovi  “positivi” al giorno.

Tutti, per la comprensibile preoccupazione di beccarsi il coronavirus anche solo toccando un corrimano infetto, vorrebbero che fosse immediata la sanificazione dell’immobile di residenza del contagiato (o dei contagiati) di turno.

Un intervento che è gestito  (e pagato) dal Comune e organizzato, nello specifico, dal servizio municipale di Protezione Civile attraverso una ditta privata specializzata nel settore.

Ovviamente, come non si fa nemmeno tanta fatica ad immaginare viste molte pessime abitudini dure a morire nella nostra Pozzuoli (ma non solo…), chi ha “conoscenze” nelle cosiddette “stanze dei bottoni” tenta di ottenere la precedenza sugli altri.

Gli aspiranti “furbi” tuttavia farebbero bene a desistere dal farsi raccomandare anche per una sanificazione.

Innanzitutto perché un modo di agire del genere non è giusto né corretto, ma soprattutto perché esiste una procedura ben precisa nel calendario delle sanificazioni dei palazzi, che, per motivi di privacy, non viene reso pubblico.

Ed è una procedura stabilita dalle informazioni sui luoghi di residenza dei contagiati che l’Asl trasmette quotidianamente al Sindaco, sulla base dei dati inseriti nelle apposite piattaforme dai medici di famiglia.

Ed è il Capo dell’Amministrazione, nella sua qualità di massima autorità sanitaria sul territorio, a girare, giorno per giorno, alla Protezione Civile l’elenco di vie e numeri civici in cui si trovano gli stabili da sanificare.

Bisogna dunque attendere che, di mattina o di sera, sia la ditta incaricata dal Comune a presentarsi sul posto per effettuare l’intervento, ben sapendo che se, nello stesso palazzo, a distanza di pochi giorni si dovessero presentare altri casi di positività,  a meno che non si tratti di un focolaio, una seconda sanificazione non potrebbe avvenire prima che siano trascorse un paio di settimane, proprio per garantire il servizio almeno una volta a tutti gli immobili che ne hanno bisogno.

La criticità di questo sistema sta, manco a dirlo, nella tempestività dell’intervento rispetto alla reale scoperta dei casi positivi.

E qui andrebbe fatto un discorso molto lungo sulla discrasia di alcuni giorni purtroppo esistente tra il momento in cui un contagio è accertato e quello in cui viene comunicato al Sindaco.

Una falla a cui può rimediare solo il cittadino mettendo mano alla tasca e, singolarmente o attraverso l’amministratore di condominio, facendo sanificare il palazzo non appena, al suo interno, si ha notizia di uno o più positivi al Covid…