HomeAttualità“I disastri e il...
spot_imgspot_img
spot_img

“I disastri e il governo del territorio”: un ex sindaco racconta la sua esperienza

Ricevo e pubblico*

Ho seguito le notizie sulla tragedia di Ischia. Dolore per i morti. Per i piccoli di pochi anni ai quali è stata negata la vita. Dolore e partecipazione al dolore di quelli che hanno perso familiari o anche solo la casa, l’orto e non so cosa altro. Vedo in televisione immagini di case costruite sulle pendici dell’Epomeo e distrutte dalla frana. Medito allora su come il piccolo interesse personale unito all’incuria degli enti preposti al governo del territorio, provochino tragedie in molti casi assolutamente prevedibili.

Non ho potuto quindi fare a meno di ricordare una riunione alla quale partecipai dei primi anni ’90. Fummo convocati a Roma tutti i sindaci dei comuni Flegrei oltre a quelli di Procida e dell’isola d’Ischia. Fummo convocati dall’allora sottosegretario Willer Bordon perché erano in preparazione i Piani paesistici per i nostri comuni. Quei piani erano strumenti urbanistici sovraordinati ai Piani regolatori dei singoli Comuni. Questi ultimi dovevano quindi adeguare le proprie norme a quei piani lì.

Avevamo preparato come Comune di Pozzuoli una serie di rilievi critici su alcuni punti di quel piano. Il nostro territorio era a  quel tempo sprovvisto di Piano regolatore generale. Erano vigenti solo le norme assolutamente restrittive della legge Galasso: nessuna nuova edificazione e modifica dello stato dei luoghi in assenza del Piano paesistico. Unici interventi ammessi da quella legge erano la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici esistenti, oltre al restauro conservativo.

A quella riunione ci presentammo con una serie di proposte positive e di modifiche al progetto di Piano che ci era stato inviato. Ricordo che, mentre parlavo, esponendo le nostre critiche e proposte di modifica, sia il sottosegretario Bordon che il sovrintendente De Cunzo, presente alla riunione, prendevano appunti e discutevano di quelle proposte. Molte delle quali furono poi recepite nella redazione finale di quel Piano.

Quando invece prese la parola un sindaco di un Comune di Ischia l’atmosfera della riunione cambiò. Quel sindaco attaccò violentemente quel progetto di piano presentato dicendo che nel suo comune ischitano c’era fame di case. Bisognava quindi abolire tutte le norme restrittive sulle nuove edificazioni che quel piano prevedeva. Ricordo allora prima il disappunto di Bordon e poi la violenta reazione di De Cunzo, il quale accusò quel sindaco di volere solo altre nuove edificazioni in un territorio già in passato devastato dall’abusivismo e da una crescita a dismisura e incontrollata di case private, con la responsabilità delle amministrazioni che si erano succedute nel tempo. Nuovi edifici non giustificati dal numero di abitanti di quei comuni.

Ricordo che ad una mia distinzione tra piccoli abusi su edifici già esistenti e costruiti con regolare licenza e grandi abusi relativi alle nuove edificazioni, Bordon, che era triestino, rispose sorridendo che dalle sue parti anche solo aprire una nuova finestra in un edificio già esistente era considerato un grave abuso edilizio da perseguire. Risposi che la nostra situazione era totalmente differente. Più che la nuova finestra dovevamo fronteggiare a quel tempo interi edifici che spesso nascevano in pochi giorni, senza alcuna autorizzazione. Avevamo quindi impostato la nostra vigilanza sul territorio su fenomeni molto più macroscopici e gravi di una finestra aperta abusivamente.

Nel primo anno dell’amministrazione da me presieduta eseguimmo molte demolizioni di nuovi edifici che stavano nascendo. Ottenemmo così il totale blocco delle attività abusive che stavano continuando a deturpare le nostre colline e periferie. Ma qualcuna anche in pieno centro.
Il piano paesistico che fu quindi varato dal governo recepì molte nostre proposte. Soprattutto la diversificazione del territorio comunale in varie zone con norme diverse.
Non ci piacque molto, ma certamente ottenemmo qualche risultato apprezzabile. In ogni caso era sempre meglio avere una norma positiva, sia pure insoddisfacente, ma sempre modificabile, piuttosto che l’assenza totale di norme.

Ricordo ancora che qualche altro comune flegreo si lamentò di un presunto favoritismo che era stato riservato a Pozzuoli. Ma non c’era stato nessun favoritismo. Solo critiche fondate ad alcuni aspetti del progetto di Piano ed accolte quindi dai redattori. Chi faceva solo richiesta di nuove edificazioni in un territorio già sovraffollato, non fu ascoltato.

Dopo tanti anni non ne ricordo molti di quei nostri rilievi. Uno dei più singolari fu la nostra critica alla norma che prevedeva per le zone agricole il divieto di scavare buche nel suolo più profonde di pochi centimetri. Avevamo da poco ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata della Falanghina e del Piedirosso dei Campi Flegrei e nelle nostre campagne era iniziato un notevole sviluppo e rinnovamento delle colture di quei vitigni storici, che richiedevano quindi interventi sul suolo che in quel primo progetto di Piano erano vietati. Quando espressi questo ed altri rilievi, ricordo l’interesse di Bordon e di De Cunzo e quella norma molto restrittiva sugli interventi sul suolo fu poi modificata.
L’atteggiamento nei nostri confronti fu molto diverso dalla loro reazione alle critiche al piano e richieste di nuove case che qualche Sindaco ischitano fece.

Alla fine noi puteolani fummo anche accusati, dai rappresentanti di qualche altro comune, di un presunto favoritismo di cui Pozzuoli aveva beneficiato.
Ma le nostre critiche al Piano furono in parte accolte per la loro fondatezza. A chi evidentemente  interessava solo che il piano prevedesse nuove edificazioni di case  private quella riunione risultò del tutto insoddisfacente.

Pozzuoli a quel tempo non aveva un piano regolatore vigente. Dare norme precise per il governo del territorio non aveva evidentemente interessato molto i precedenti amministratori. Per l’inadempienza del Comune, la Provincia di Napoli da qualche anno lo aveva commissariato e nominato un progettista di sua fiducia. Interloquimmo con lui ma il Piano, nonostante le nostre proteste e sollecitazioni in Provincia, non vide la luce che molto tempo dopo. All’ennesima riunione dilatoria convocata in Provincia, quando ero sindaco, rifiutai di partecipare. Scrissi una lettera al Presidente Amato Lamberti in cui denunciavo gli ingiustificati ritardi del commissario nominato dalla Provincia.

Qualche anno dopo il Piano Regolatore Generale vide finalmente la luce ed io, che nel frattempo ero stato nominato Assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Napoli,  ebbi la ventura di partecipare finalmente alla approvazione definitiva di  quel Piano. Feci di tutto per accelerare quel varo, nonostante dalla mia città mi arrivassero subdole sollecitazioni a non farlo. L’assenza del Piano a qualcuno faceva comodo ed era quindi una giustificazione ed anche un alibi per la crescita indisturbata e abusiva di nuove edificazioni.
Il nostro territorio già aveva visto aumentare, nei decenni precedenti, la popolazione residente, anche se in misura assolutamente inferiore rispetto ad altri comuni dell’hinterland napoletano.

Insomma la responsabilità per morti e distruzioni va addebitata sicuramente ad eventi meteorologici eccezionali.
Ma un po’ di colpe, e in qualche caso più di un po’, vanno addebitate anche a pubblici amministratori e cittadini che nel tempo hanno operato e vissuto in quei posti.

*professor Aldo Mobilio (già Sindaco di Pozzuoli e Assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Napoli)

 

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli pubblicati