Ricevo e pubblico*

Tutti gli esseri umani su questa Terra dovrebbero vivere con dignità. Ciò non accade nel complesso “Monachelle” di Arco Felice, dove un gruppo di persone senza fissa dimora ha trovato riparo in condizioni di vita indegne per un essere umano, addirittura senz’acqua.

Eppure nel complesso ci sono già tubature predisposte per l’uso dell’acqua; nell’area esterna arriva la tubazione dell’acquedotto dove vi sono già due allacci privati (lido balneare e ormeggio) con due contatori; dove sono posizionati i due contatori c’è la possibilità di allaccio di un terzo contatore inserendo un semplice raccordo dal costo di qualche euro; da questo terzo raccordo basterebbero tre metri di tubazione per posizionare una fontanina dal costo di qualche decina di euro.

Per venire incontro alle onerose spese da parte dell’amministrazione (45 euro), il popolo tramite una raccolta fondi potrebbe posizionare una tubazione dalla fontanina alle sale bagni e docce già esistenti, posizionando wc e docce e dando un po’ di dignità a queste persone.

Cosa ci vuole per fare questa cosa? La burocrazia?

Analizziamo anche questo punto: il Comune di Napoli, proprietario del bene, potrebbe fare una richiesta di allaccio acqua all’acquedotto come un semplice cittadino che viene a vivere in una casa a Pozzuoli.

Cosa ferma questa procedura? Il bene è in vendita? Una fontana con allaccio regolare blocca una vendita?

Il Comune di Pozzuoli per quale motivo non contatta il Comune di Napoli, conoscendo questa situazione, per cercare assieme di risolvere il problema? Cosa ci vuole ad alzare il telefono e chiamare l’ufficio preposto?

Il Vescovo di Pozzuoli, tramite la Caritas, è a conoscenza di questa situazione: perché non chiama i due Sindaci e gli chiede spiegazioni?

*Lettera firmata

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