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“Il mio calvario con papà al pronto soccorso di La Schiana fa capire perché tanta gente perde la testa…”

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Ricevo e pubblico*

Caro governatore De Luca, la violenza – si sa – non è mai gradita in un paese civile, ma mi dica lei come possono i familiari di quest’uomo, e di tanti come lui, mantenere la calma.

Mio padre, portatore sia di stomia delle urine, sia di stomia delle feci a causa di un errore medico (nero su bianco), uomo diabetico, settantacinquenne, reduce da un’ischemia che gli ha limitato il campo visivo, dalle ore 13 circa di mercoledì 10 agosto comincia ad urinare poco e accusa fastidio ad un rene; ci accorgiamo che uno dei due cateterini, collegati ognuno ad un uretere, non espelle più urina.

Mia madre prova a disostruire il canaletto, come spesso ha fatto, ma questa volta senza risultati.

Mio padre ha già un’insufficienza renale, sempre dovuta al famoso errore medico sopracitato.

Prontamente corriamo al Pronto Soccorso dell’ospedale “Santa Maria Delle Grazie”, il più a noi vicino (sono circa le 14 dello stesso giorno); dopo un’ora di attesa, in seguito a nostre varie ed EDUCATE sollecitazioni, mio padre viene portato nella zona interna al Pronto Soccorso, laddove i familiari non posso accedere, e lasciato ad attendere.

Dopo un bel po’ cominciano i controlli di routine, e si scopre che ha la febbre a 38, un’infezione in corso, e uno dei due reni dilatato (non scaricando bene l’urina).

I medici del Pronto Soccorso ci dicono che hanno avvisato l’urologo a reparto di scendere.

Passano le ore e noi, sempre EDUCATAMENTE, sollecitiamo gli operatori del Pronto Soccorso a spronare la situazione poiché mio padre accusava dolore al rene, e il passare delle ore aggravava la situazione di un uomo avente un rene già compromesso, ma otteniamo risposte sgarbate, e un “signora, il paziente è in buone mani”.

Alle ore 21:30 circa, dopo SETTE ore di attesa, in cui mio padre era stremato dalla stanchezza, digiuno e ripeto: diabetico, con la sacca delle feci piena, gli viene detto che l’urologo era andato via ormai, e che quindi saremmo dovuti ritornare la mattina seguente non prima delle ore 9:30.

Cosa avrebbe dovuto fare mio padre? Trattenersi in Pronto Soccorso su una sedia mentre l’urologo era a casa propria? Certo che no! Quindi esce.

Ci rilasciano un foglio in cui è spiegato che il paziente ha fatto tutto il triage, e che quindi non dovrà rifare tutta la trafila, e che attende solo di essere visitato l’indomani da un urologo.

Capirà che io, sbalordita dalla leggerezza di questi “medici”, mi reco all’accettazione del Pronto Soccorso e chiedo spiegazioni, ricordando ai presenti che mio padre è stato ben sette ore in attesa per tornarsene a casa così com’era venuto (con una mano davanti e una dietro, come diciamo dalle nostre parti, e lei ben capirà, caro Governatore!).

Ora mi dica: come non dare i numeri???

Stanotte mio padre ha rischiato di morire! Ha avuto paura; le sue parole erano sempre “questo è l’inizio della fine”.

Lei lo capisce questo?!

Ignari del fatto che nessun ospedale nel napoletano dispone di un pronto soccorso urologico, cosa davvero VERGOGNOSA e che dev’essere assolutamente riguardata, ci rechiamo al Cardarelli; arriviamo lì intorno alle 22:30, ma ci spiegano che l’urologo è già andato via alle ore 20:00.

Ah, se solo al Santa Maria Delle Grazie ci avessero avvertito in tempo che l’urologo non sarebbe sceso, invece di farci inutilmente aspettare saremmo andati in tempo al Cardarelli, non crede?!

Mio padre resta, quindi, un’intera notte urinando poco, rischiando il peggio.

Da sottolineare che mio padre non aveva firmato nessun foglio per uscire, la dimissione parte da loro. E, come già scritto sopra, ci dicono di far ritorno non prima delle 9:30 (orario da cavaliere, sempre come si dice dalle nostre parti, Governatore!)

Il giorno seguente ritorniamo al Pronto Soccorso, e mentre spiego la situazione al personale, un infermiere vestito completamente di bianco e con gli occhiali da vista, mi si rivolge in modo alquanto sgarbato dicendomi che mio padre la sera prima aveva abbandonato l’ospedale e che quindi doveva ripete tutto da capo (attesa, triage e quant’altro) e che quel foglio non serviva a nulla.

Doppia presa per i fondelli quindi!

Anche qui, mi dica lei, come non perdere le staffe?!

Dopo una giornata precedente al Pronto Soccorso, una nottata insonne per la paura che mio padre peggiorasse, vedo parlarmi in quel modo inappropriato senza che mi venga nemmeno dato il tempo di spiegare…

Chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti, signor De Luca? I medici e gli infermieri o noi poveri pazienti e parenti che veniamo buttati lì per ore e ore e ore, senza poterci nemmeno permettere di chiedere e sollecitare?

Quanta violenza ci vedo io in tutto questo loro atteggiamento, tanta, ma tanta violenza psicologica e fisica sì, anche fisica perché mio padre su quella sedia soffriva nel corpo!

Tra l’altro un distributore automatico che non aveva più acqua perché, per le lunghe ore di attesa e il caldo forte, vi era stato un elevato consumo di acqua, ed è stato rifornito l’indomani solo in tarda mattinata (io ero presente).

Lì all’accettazione mi arrabbio! Sì, mi arrabbio di nuovo come la sera prima!

E dico agli infermieri che se entro poco l’urologo non fosse sceso stavolta avrei chiamato i carabinieri perché mio padre non ce la faceva più, gli dico che mio padre non se n’era andato spontaneamente la sera prima, come aveva insinuato il collega senza manco lasciarmi spiegare, ma che essendo andato via l’urologo, che senso avrebbe avuto farlo restare su un sedia in Pronto Soccorso nello stato in cui era?!

Gli dico che se fosse stato loro padre avrebbero agito diversamente, gli dico che i rimproveri li faccio a loro perché certamente non ho il numero dell’urologo che la sera prima se n’era infischiato dei pazienti andandosene a casa pur essendo stato avvertito, e che se lo avessi avuto me la sarei presa direttamente con lui, gli dico che fanno male il loro lavoro, che non sanno trattare gli esseri umani, che in ospedale non si va per divertimento, e che quel foglio rilasciatoci la sera prima è una bella presa per i fondelli allora!

Gli dico che sono quasi 24 ore che mio padre sta così!

Sì, gli dico tutto questo, e nessuno fiata perché sanno che ho ragione.

Poco dopo mio padre entra, e dopo un’ora arriva l’urologo di turno e in meno di qualche minuto, con una manovra all’addome e l’inserimento di un nuovo cateterino risolve, disostruendo il passaggio che bloccava l’urina.

In quello stesso istante il dolore al rene passa, tanta pipì fuoriesce.

Io mi chiedo solo: perché?

Perché 24 ore di stress, di dolore, di rabbia, di PAURA, per qualcosa risolvibile in pochissimi minuti?

Perché è agosto? Non è vero, è sempre così in ogni periodo dell’anno purtroppo.

Lei forse riceverà le migliori attenzioni, ma noi no!

Mio padre è un pensionato che paga le tasse, medici e infermieri sono pagati da noi, pretendiamo di essere trattati tutti allo stesso modo, forse solo così smetterà la violenza.

Stop alla violenza psicologica e morale negli ospedali nei confronti dei pazienti e dei loro parenti.

Spero che nessun medico o infermiere abbia la brillante idea di dibattere (chi è buono si salva da solo, si dice!).

*Angela Bonavolta

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