In politica non tutte le tragedie vengono per nuocere.

Sembra un ragionamento cinico ma è la realtà dei fatti alla luce di quanto sta accadendo in Regione Campania, dove l’emergenza coronavirus, secondo alcuni sondaggi sul gradimento degli elettori, sta facendo spopolare il presidente De Luca.

Esposizione mediatica alle stelle,  comunicativa efficace  e un decisionismo spesso controverso ma assai spinto, stanno infatti consentendo al Governatore di fare man bassa di simpatizzanti in vista delle imminenti elezioni.

L’appuntamento con le urne si avvicina a grandi passi (a meno di nuove impennate nei contagi, si dovrebbe andare al voto nell’ultima settimana di luglio) e lo Sceriffo sta già costruendo la sua squadra di fedelissimi per sfidare centrodestra e pentastellati in una competizione che, al momento, stando ai rumors degli istituti demoscopici, vedrebbe l’amante del lanciafiamme saldamente proiettato verso la riconferma ai vertici di Palazzo Santa Lucia.

E, proprio questa inattesa congiuntura favorevole, avrebbe convinto, negli ultimissimi giorni, il sindaco puteolano Figliolia a sciogliere le riserve sulla sua candidatura al Consiglio Regionale, accettando la “corte” di De Luca.

Con tanti saluti alle promesse (fatte pubblicamente ai suoi concittadini) di restare in carica come Capo dell’Amministrazione locale fino al termine del mandato, che scadrà nella primavera del 2022 e che, per legge, non potrebbe vederlo ricandidato per la terza volta consecutiva alla guida del “capoluogo” flegreo.

Dalle indiscrezioni in nostro possesso, Figliolia avrebbe già preannunciato la volontà di affrontare questa sfida ai suoi principali alleati di coalizione, aprendo di fatto la strada alla sua successione.

In verità, sempre secondo le “voci di dentro” che abbiamo raccolto, Figliolia  preferirebbe che il voto regionale slittasse a novembre in modo da organizzare meglio la sua campagna elettorale (per candidarsi alla consultazione regionale di fine luglio, deve dimettersi da Sindaco entro fine giugno, ossia tra sette/otto settimane), ma sa anche bene che  certi treni passano una sola volta nella vita e che il vagone che pare gli sia stato offerto (un posto in lista non nella sanguinosa arena Pd ma in una delle civiche collegate a De Luca) rappresenta una sorta di viaggio in prima classe per approdare abbastanza comodamente a destinazione.

Figliolia,  però, dopo 12 anni ai vertici nella quinta città della Campania con percentuali bulgare di consenso, non ha affatto intenzione di tagliare i ponti con Pozzuoli solo perché vede avvicinarsi una ‘promozione’  nel suo curriculum politico.

Quindi, sta cercando di garantirsi la certezza che il futuro governo locale, anche senza  di lui come leader, continui a “rispondere” alle sue volontà.

Un po’ perché ci sono vicende ancora da chiudere a lui molto care (Rione Terra e Waterfront su tutte), un po’ perché ha bisogno di far passare il messaggio che lui non sta abbandonando Pozzuoli (altrimenti gli si potrebbe rimproverare di aver fatto prevalere le ambizioni personali su tutto, ossia la stessa cosa che ha contestato a Pasquale Giacobbe dieci anni fa, con l’aggravante però di consegnare oggi la città nelle mani di un commissario nel pieno di un’emergenza sanitaria e bradisismica) ma anche perché Figliolia sa bene che, soltanto con i suoi 3/4000 voti personali, non avrebbe mai fatto il Sindaco, potrebbe anche diventare consigliere regionale se non si candidasse nel Pd,  ma soprattutto, non riuscirebbe mai a sedere in Parlamento, suo obiettivo finale appena se ne presenterà l’occasione.

Ecco quindi che ha bisogno di costruire un  “dopo Figliolia” che sia quanto più possibile a sua immagine e somiglianza.

E sta pensando a Mariano Amirante (capogruppo del Pd) come soluzione ideale per dare “continuità” al suo operato sul territorio, a capo di una coalizione tutta fortemente legata a lui.

Il punto è proprio questo: Amirante candidato sindaco di Pozzuoli è una soluzione gradita anche ai suoi attuali alleati di maggioranza, tra cui vecchi lupi di mare della politica locale come Maione, Monaco e Fenocchio?

E a che “prezzo” per Figliolia?

In teoria, un sicuro avversario interno a questa soluzione ci dovrebbe essere e il suo nome è Gigi Manzoni, attuale presidente consiliare, che scalpita da anni per potersi proporre alla guida della città.

Sappiamo anche però che non più tardi di cinque mesi fa, Figliolia e Manzoni hanno siglato un armistizio, di cui nessuno conosce le “clausole”, ad eccezione (ovviamente) dei diretti interessati.

Tra le condizioni di questo patto di non belligeranza c’era anche la candidatura di Mariano Amirante a sindaco di Pozzuoli e la rinuncia di Manzoni a qualsiasi velleità in tal senso per i prossimi cinque anni?

Staremo a vedere.