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In Lombardia il primo confronto(indiretto), big match su sanità

Majorino all’attaco, Moratti invoca buonsenso, Fontana si difende

Milano, 10 gen. (askanews) – Non sarà stato un vero faccia a faccia, come ha subito messo in chiaro il candidato di centrosinistra e M5s, ma quello andato in scena al Palazzo delle Stelline con l’evento Direzione Nord, seppure indiretto, è stato comunque un primo confronto tra i tre contendenti alla presidenza della Lombardia. Un dibattito in differita di tre ore, durante le quali Pierfrancesco Majorino, Letizia Moratti e Attilio Fontana, che si sono succeduti sul palco senza neanche incrociarsi in corridoio, hanno toccato gli stessi temi, nei quaranta minuti a testa messi a disposizione per rispondere a una raffica di venti domande.

L’argomento che ha alzato maggiormente il livello dello scontro è senz’altro quello della sanità, sul quale Majorino ha attaccato a testa bassa, dicendo che bisogna smetterla di “fare i profitti sulla sofferenza delle persone”, riferendosi alla lunghezza delle liste di attesa in sanità e allo spazio concesso ai privati. “Il problema non è fare la guerra al singolo istituto privato, ma creare un sistema che abbia regole di ingaggio e uno spostamento di risorse verso la salute e la sanità per tutti. E bisogna rilanciare la medicina territoriale, che riguarda i medici di medicina generale ma non solo” ha detto l’europarlamentare dem.

Più prudente Moratti, candidata civica e del terzo polo ed ex assessore al Welfare con Fontana, secondo la quale comunque in una regione governata dalla stessa parte politica per 30 anni, in questo caso il centrodestra, “è facile che si abbassi la qualità, che si diano per scontate determinate cose. Il che non vuole dire che tutto quello che è stato fatto non va bene”. Secondo l’ex vicepresidente non bisogna dunque “ribaltare il mondo”, soprattutto in un momento in cui “abbiamo tutti paura dei cambiamenti”, ma “avere buonsenso” e tenere “quello che c’è di buono”.

Fontana ha invece spostato il tiro sui governi di centrosinistra che si sono succeduti dal 2011 al 2019, accusandoli di una “cattiva progettazione”, che insieme alla “scelta folle” di tagliare “37 miliardi” al comparto sanità ha portato a una “deficienza del personale”. Quanto alle liste di attesa ha evidenziato che “siamo reduci da due anni di Covid, per cui molte delle prestazioni hanno dovuto essere rinviate e si sono accumulate”. Una difesa dei suoi cinque anni a Palazzo Lombardia, tre dei quali in tempi di pandemia, che si è conclusa con l’apertura di uno spiraglio sulla sua disponibilità a un vero dibattito a tre: “Ne parleremo”, ma “un confronto che si fondi su un chiacchiericcio, su una serie di insulti reciproci non mi va bene”.

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