E’ davvero assurdo ciò che abbiamo scoperto grazie all’intervento di un consigliere comunale di opposizione.

Ieri, infatti, durante la seduta consiliare il “grillino” Domenico Critelli (nella foto) ha fatto una comunicazione davvero inquietante: l’esistenza di un divieto di balneazione tenuto nei cassetti del Municipio per un tempo assolutamente incompatibile con la tutela della salute pubblica.

Il Sindaco, destinatario della “notazione”, non ha avuto nemmeno il coraggio di rispondere a Critelli.

E questa circostanza deve preoccupare ancora di più l’opinione pubblica.

I fatti sono descritti dall’ordinanza, la numero 105 CLICCA QUI PER LEGGERLA, che lo stesso Figliolia ha firmato l’altro ieri, giovedì 5 settembre, proibendo di fare il bagno su 457 metri di litorale a Licola.

Le analisi sfavorevoli su quei campioni di acqua marina risalgono al 15 luglio, l’Arpac ha protocollato il suo verdetto dopo 48 ore dai prelievi, ma al Municipio questa comunicazione è stata acquisita agli atti soltanto il 19 agosto!

Sono dunque trascorsi già 33 giorni per far camminare una carta dall’Arpac al Comune di Pozzuoli.

E l’aritmetica dimostra che non è finita qui.

Già. Perché l’ordinanza col divieto di balneazione è firmata 5 settembre.

Dunque, per tramutare una informazione così importante in un provvedimento di altrettanta importanza,  di giorni ne sono trascorsi altri 17.

Totale: 50 giorni di inerzia.

50 giorni di bagni nella merda per chi si è tuffato da quelle parti, senza che la massima autorità sanitaria sul territorio comunicasse il pericolo.

Chi è il colpevole di questa situazione? Non si sa.

Per qualcuno non si deve sapere, evidentemente, visto che nel parlamentino civico, il quesito di Critelli è caduto nel vuoto. 

A giugno, per vietare dal 20 la balneazione su un tratto del lungomare Pertini, bastarono 7 giorni dai prelievi Arpac (effettuati il 13).

Un battello dell’Arpac durante i prelievi sul litorale di Pozzuoli

A luglio, per revocare questo stesso divieto, ne servirono invece 25 (prelievi il 28 giugno, ordinanza il 23 luglio).

Adesso siamo arrivati a 52 giorni dal prelievo, di cui solo i due serviti all’Arpac per esaminare le acque rientrano nella normalità.

Tutto ciò che è accaduto successivamente, fino alla firma dell’ordinanza, è uno scandalo su cui bisogna pretendere che emergano e siano punite con chiarezza le responsabilità.

 

 

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