Devono rispondere di concorso in falso materiale commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico, un reato che prevede pene da uno a sei anni di reclusione.

Sono otto politici puteolani, di cui quattro attualmente in carica, finiti nei guai per aver fatto da autenticatori alle firme dei sottoscrittori delle liste che hanno partecipato alle elezioni comunali del 2017 in città.

Gli indagati dal pm Sergio Amato (lo stesso che chiese ed ottenne l’archiviazione del procedimento penale nei confronti del sindaco Figliolia per le discriminazioni nella gestione delle occupazioni di suolo pubblico) sono: l’assessore Roberto Gerundo, i consiglieri Sandro Cossiga, Lydia De Simone e Tito Fenocchio, più gli ex consiglieri Antonio Di Bonito, Guido Iasiello, Michelangelo Luongo e l’ex presidente consiliare  Enrico Russo.

Complessivamente sono 42 le firme contestate dal pubblico ministero: 18 a Cossiga, 8 a Fenocchio, 4 a testa per la De Simone e Iasiello, 3 a Luongo, 2 a testa per Gerundo e Russo, una a Di Bonito.

Di queste firme, sette sono state trovate in calce a due liste diverse (cosa vietata dalla legge per una stessa competizione elettorale): 1 in Identità Meridionale e Campania Libera; 1 in Identità Meridionale e Movimento Cinque Stelle; 2 in Campania Libera e Protagonismo Sociale; 1 in Protagonismo Sociale e Idea Pozzuoli; 1 in Identità Meridionale e Centro Democratico; 1 in Forza Italia e in “Per Cambiare-Cossiga Sindaco”.

Undici su diciassette sono le liste che avrebbero beneficiato di questi autografi sospetti: Identità Meridionale (8 firme), Udc (8 firme), Campania Libera (5 firme), Protagonismo Sociale (5 firme), Forza Italia (4 firme), Verdi (4 firme), Idea Pozzuoli (3 firme), Centro Democratico (2 firme), Pozzuoli Siamo Noi (1 firma), Per Cambiare-Cossiga Sindaco (1 firma), Movimento Cinque Stelle (1 firma).

In pratica, l’intera coalizione che candidava a sindaco Sandro Cossiga (18 firme), quattro partiti su nove della coalizione di Enzo Figliolia (14 firme), la lista civica a sostegno di Maurizio Orsi (5 firme), il partito a supporto di Pasquale Giacobbe (4 firme) e il movimento che presentava alla carica di primo cittadino Antonio Caso (1 firma).

Ovviamente, vale per tutti la presunzione di innocenza giacché siamo appena alla conclusione delle indagini preliminari e bisognerà innanzitutto capire se ci sarà un rinvio a giudizio e poi l’esito dell’eventuale procedimento penale.

Gli indagati sono impegnati, con i rispettivi avvocati, a preparare la difesa da questa imputazione.

E promettono battaglia per provare la loro totale buona fede attraverso testimonianze e perfino perizie calligrafiche.