HomeRubricheInfortuni sul lavoro: il...

Infortuni sul lavoro: il bilancio al 30 aprile 2013

spot_imgspot_img

a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

Le denunce pervenute all’Inail entro il 30 aprile 2013 relative a infortuni accaduti nel 2012 sono state 744.916: il dato registra una diminuzione dell’8,89% sul 2011 e del 23% sul 2008. Tra le segnalazioni inviate, quelle positivamente riconosciute dall’Istituto come casi di infortunio sul lavoro sono risultate 496.079: l’11,34% in meno rispetto allo stesso dato dell’anno precedente (quando gli eventi riscontrati sono stati 559.504). Per quanto attiene gli episodi mortali, le denunce pervenute entro la medesima data e  relative al 2012 sono state 1.296 (-5,19%): 790 di queste sono state effettivamente accertate dall’Inail come infortuni sul lavoro: un decremento dell’8,78% in confronto agli 866 casi mortali dell’anno precedente.

Questi alcuni dei principali dati illustrati recentemente dal presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, in occasione della presentazione della Relazione annuale 2012 svoltasi presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, a Roma.

Presenti alla cerimonia il vicepresidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini.

Casi mortali accertati: -27% dal 2008.

Nel contesto degli infortuni accertati 428.960 sono risultati in occasione di lavoro, a fronte di 67.119 “in itinere” (ovvero, quelli occorsi ai lavoratori ad esempio durante il normale percorso di andata e ritorno dall’abitazione al luogo di lavoro).

Da evidenziare come, nel complesso, più del 18% dei 496.079 infortuni totali si sia verificato al di fuori dell’azienda, “con mezzo di trasporto” (22.792) o –come già rimarcato– “in itinere”.

Anche per quanto concerne i 790 decessi accertati, un’alta percentuale (più del 50%, pari a 409 casi) si è verificato fuori dell’azienda, avendo come principale “scenario” la strada (una distinzione, quella della localizzazione, rilevante per meglio giudicare e calibrare le politiche di prevenzione).

I dati mostrano –come per il fenomeno infortunistico complessivo– la persistenza di un andamento  decrescente: se anche i 25 casi ancora in istruttoria fossero tutti riconosciuti sul lavoro si avrebbe, infatti, una contrazione comunque consistente rispetto al 2011 –che si attesterebbe al 6%– e del 27% in confronto al 2008.

Oltre 680 morti nell’industria e servizi.

Nello specifico delle gestioni assicurative, 393.663 infortuni accertati hanno interessato l’industria e servizi (682 dei quali con esito infausto), 34.151 l’agricoltura (98 mortali) e 68.265 sono stati “per conto dello Stato” (10 letali).

Quasi 165mila le donne infortunate.

Le specificità di genere evidenziano 331.086 infortuni accertati a danno di lavoratori (726 con esito mortale) e 164.993 a danno di lavoratrici (64 gli episodi con decessi).

A carico dell’Inail 12 milioni di giornate di inabilità.

Malgrado il sottolineato miglioramento generale, resta tuttavia ancora troppo alto il costo della non sicurezza pagato non solo dai singoli lavoratori, ma dall’intero Paese. Gli infortuni sul lavoro hanno causato, difatti, più di 12 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail: in media 80 giorni per infortuni che hanno provocato menomazione e 19 giorni in assenza di menomazione.

Riconosciuta la causa professionale al 37% delle denunce di malattia.

Per quanto riguarda le denunce di malattie, queste sono state circa 47.500 (1.000 in meno rispetto al 2011), con un rialzo di quasi il 51% in confronto al 2008. Ne è stata riconosciuta la causa professionale a circa il 37%, mentre il 3% è ancora “in istruttoria”. È importante notare che le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 36.300 (un singolo lavoratore, cioè, può essere soggetto a più patologie correlate).

Malattie d’amianto: 1.540 casi protocollati per 348 morti nell’anno in corso.

Sempre sul fronte delle malattie professionali, l’andamento degli esiti mortali per anno di competenza è in costante decrescita: sono stati 1.583 nel 2012 (il 27% in meno rispetto al 2008) e il 94% ha interessato la gestione “industria e servizi”. L’analisi per classi di età mostra che –al momento della morte– il 62% delle persone coinvolte aveva un’età maggiore di 74 anni. In merito alle denunce di patologie asbesto-correlate protocollate dall’Inail nel 2012, ne sono state riconosciute 1.540: tra queste, nell’anno 348 casi hanno avuto esito mortale.

Il dato positivo della diminuzione degli infortuni e delle morti sul lavoro “non deve indurre ad abbassare la guardia. Il livello dell’attività di controllo deve rimanere altissimo in tutti i settori, con una particolare attenzione all’uso e allo smaltimento improprio di sostanze e materiali nocivi, come l’amianto, dai quali possono derivare gravi patologie”. Lo ha sottolineato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato al presidente dell’Inail, Massimo De Felice, in occasione della presentazione della sua relazione annuale.

“Il rapporto conferma l’andamento decrescente del drammatico fenomeno degli infortuni sul lavoro, soprattutto in termini di perdite di vite umane –ha continuato il Presidente della Repubblica– a riprova sia dell’efficacia della normativa vigente sia dell’attività di contrasto al lavoro nero che l’Ente ha sviluppato sulla base di nuovi protocolli di intesa e piani operativi di coordinamento predisposti con gli altri soggetti responsabili”.

Napolitano ha espresso inoltre apprezzamento per l’assegnazione all’Inail del premio “Good practice award 2013” e per “lo sforzo compiuto dall’Inail nel fornire, anche con la creazione di centri di eccellenza come quello di Budrio, le più qualificate prestazioni per la cura e la riabilitazione delle vittime di incidenti sul lavoro, rispondendo così all’obbligo costituzionale di tutela del diritto alla salute e alla dignità della persona”.

spot_img
spot_img

Ultimi articoli pubblicati