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Inps: allarme della Corte dei Conti

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

Per l’Inps servono “indilazionabili misure di risanamento”, ma a salvare il bilancio ci pensano i precari. A rilevarlo, recentemente, è stata la Corte dei Conti, nella sua relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’istituto di previdenza per l’esercizio 2012. I conti generali dell’Ente, spiega la magistratura contabile, “registrano il primo disavanzo finanziario e l’accentuazione del deficit economico, derivanti dai più grandi fondi amministrati, per i quali appaiono indifferibili iniziative di risanamento, che si riconnettono anche al ciclo recessivo oltre che alla incorporata gestione pubblica”. Incorporazione, quella di Inpdap e Enpals, che ha appesantito dal 2012 i conti dell’Ente di previdenza e rispetto alla quale anche il presidente Mastrapasqua ha lanciato un allarme lo scorso mese in Parlamento.

Un buco però che può fare affidamento sull’apporto dei contributi dei giovani precari, che inevitabilmente corrispondono molto più in termini di contributi di quanto ricevono come pensioni.

“Al contenimento della gravosa perdita economica totale– puntualizza la Corte dei Conti- concorre tuttavia il massiccio saldo positivo di esercizio dei ‘parasubordinati’ e quello delle prestazioni temporanee, i cui netti patrimoniali consentono ancora la copertura di quelli negativi delle altre principali gestioni e il mantenimento di un attivo nel bilancio generale, esposto peraltro a rapido azzeramento”.

La Corte dei Conti, dopo l’allarme lanciato dall’Ocse, mette in guardia anche sul gap di trattamento tra i pensionati con il metodo retributivo e quelli con il metodo contributivo.

Calcolo che penalizzerebbe, e non poco, proprio i giovani precari.

La Corte inoltre conferma l’esigenza di un “costante monitoraggio degli effetti delle riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sulla spesa pensionistica e di una crescente attenzione al profilo dell’adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo e degli eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo, unitamente all’urgenza di rilanciare la previdenza complementare”.

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