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Inps: il rapporto annuale 2012

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

“In questi quattro anni di crisi lo Stato ha erogato, tramite l’Inps, 80 miliardi di euro di sussidi” per cassa integrazione e disoccupazione, “che sono stati distribuiti ad una platea di circa 3 milioni di lavoratori in media per ogni anno”. E’ uno dei dati offerti dalla relazione annuale del presidente Inps, Antonio Mastrapasqua, pronunciata recentemente a Montecitorio, illustrando il Rapporto Annuale dell’Istituto, relativo al 2012. Un discorso rivolto alla necessità di ripristinare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni, pur attraverso i numeri di una crisi che ha segnato l’economia e la società italiana.

La spesa di gestione dell’Inps ridotta del 50%

Mastrapasqua ha sottolineato l’impegno dell’Inps nella riduzione della spesa: è stato tagliato il 50% della spesa corrente di gestione, pari nel 2011 a 1,1 miliardi di euro: “C’è una Pubblica Amministrazione che ha già ridimensionato e di molto la sua spesa. E se l’ha fatto l’Inps dovrebbe farlo ogni altra Pubblica Amministrazione, centrale e locale”.

Si tratta tuttavia di un taglio severo: “In alcuni casi si chiede al cittadino-utente di accettare una lesione del suo diritto alla qualità delle prestazioni”.

Il “rosso” dell’Inpdap non mette a rischio il sistema

Il 2012 è stato il primo anno di esercizio del “nuovo” Inps, derivante dalla fusione di Inpdap ed Enpals. Un esercizio contabile che, dopo aver cumulato oltre 25 miliardi di euro di saldi positivi negli ultimi quattro anni, produce un “rosso” di quasi 9 miliardi di euro: “Un disavanzo in tutto imputabile alla gestione dei lavoratori pubblici”. E tuttavia un disavanzo contabile che non preoccupa la stabilità finanziaria del sistema: “Il sistema –ha ribadito Mastrapasqua– è in piena sicurezza”.

Immobili: una legislazione che favorisca la valorizzazione del patrimonio

Tra i tanti temi toccati dalla Relazione, due sono stati messi in particolare evidenza: il primo riguarda il patrimonio immobiliare e la legislazione che in questi anni ha bloccato la sua valorizzazione. “E’ dal 2009 che chiediamo ci venga indicata la modalità più coerente e più rapida per assicurare agli attuali inquilini la possibilità di acquistare la casa in cui abitano, e all’Istituto la necessità di valorizzare un patrimonio anche mediante un’alienazione trasparente e produttiva”.

Il titolo quinto della Costituzione da riformare

La seconda sottolineatura riguarda la necessaria -e non più procrastinabile- semplificazione normativa: “Troppi attori oggi si sovrappongono sulle stesse aree di servizio al cittadino. La stessa riforma del titolo quinto della Costituzione ha finito per moltiplicare le cosiddette materia concorrenti” come accade per molte prestazioni, compresa l’invalidità civile.

Welfare: non tagli ma migliori allocazioni di risorse

Infine sul futuro Welfare del Paese, Mastrapasqua ha detto: “Prima di immaginare tagli, si dovrebbe forse produrre una migliore e più razionale allocazione delle stesse risorse. Il problema non è il quanto, ma come e dove indirizzare le risorse”.

La sintesi del rapporto annuale 2012

Nel 2012 circa 7,2 milioni di pensionati (il 45,2% del totale) avevano un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro. Lo si legge nel rapporto annuale Inps nel quale si rileva che, se si escludono gli ex dipendenti pubblici, il 47,2% degli assegni (non quindi i beneficiari che possono avere più di una pensione) era sotto i 500 euro. Il 14% dei pensionati (2,2 milioni di persone) ha un reddito pensionistico (costituito da una o più prestazioni sia previdenziali che assistenziali) inferiore a 500 euro, mentre il 31% (4,9 milioni di persone) ha redditi da pensione tra i 500 e i 1.000 euro. Un ulteriore 25% di beneficiari (3,9 milioni) percepisce redditi tra i 1.000 e i 1.500 euro, mentre il 14,6% ha redditi tra i 1.500 e i 2.000 euro.  Circa 654.000 pensionati (il 4,1%) ha redditi superiori a 3.000 euro al mese. Ma se in media l’importo del reddito pensionistico mensile è di 1.269 euro (per 15,88 milioni di pensionati del nuovo Inps) c’é una enorme differenza sia di genere (1.518 euro per gli uomini, 1.053 per le donne) che tra le diverse gestioni.

Se si guarda ai beneficiari di una sola pensione (1.196 euro al mese a fronte dei 1.468 euro di chi ha più pensioni e della media complessiva di 1.269 euro) si passa dai 359 euro medi per gli invalidi civili ai 1.948 euro medi degli ex dipendenti pubblici ai 1.223 euro del fondo lavoratori dipendenti privati. La media per le pensioni previdenziali e assistenziali (parliamo di singoli assegni e non di reddito complessivo da pensione percepito da un pensionato) esclusi gli ex dipendenti statali è di 791 euro (1.068 euro per gli uomini, 589 per le donne). Per le pensioni previdenziali del vecchio Inps, la media é di 881 euro. Le pensioni della gestione dei dipendenti pubblici vigenti alla fine del 2012 erano in media di 1.725 euro al mese (per 2,8 milioni di pensioni) con un picco per i magistrati (8.224 euro al mese l’assegno liquidato in media ai 181 magistrati che hanno lasciato il servizio nel 2012).

Nel 2012, i 20.336 parasubordinati che sono andati in pensione hanno avuto un assegno in media di 161 euro al mese. Nel 2012 sono stati autorizzati 1,1 miliardi di ore di cassa integrazione (+12% sul 2011) per oltre 1,6 milioni di lavoratori interessati (+28,5%). L’Inps sottolinea che la spesa totale per le prestazioni e’ stata pari a 6,2 miliardi di euro (compresa la copertura per la contribuzione figurativa).

Nel 2012 il risultato finanziario di competenza del nuovo Inps e’ stato negativo per 8,996 miliardi di euro a causa dell’integrazione con l’Inpdap.

L’incorporazione dell’ente pensionistico dei lavoratori della Pubblica Amministrazione, gia’ in rosso nel 2011 per 10,269 miliardi -rileva l’Inps- ha fatto scendere il patrimonio netto da 41,3 miliardi nel 2011 a 22 nel 2012. Il nuovo Inps, nel 2012, ha erogato 21,1 milioni di pensioni sia di natura previdenziale che assistenziale a circa 15,9 milioni di cittadini per una spesa complessiva (comprese le indennità agli invalidi civili) di 261,3 miliardi di euro. Lo rileva l’Inps nel suo rapporto annuale sottolineando che la spesa pensionistica ha raggiunto il 15,86% del Pil. Rispetto all’anno precedente, la spesa pensionistica registra un aumento di 66,9 miliardi di cui 63,3 connessi all’incorporazione di Inpdap e Enpals.

Nel 2012 la spesa per le sole pensioni Inps è stata di 198 miliardi di euro (+1,8% rispetto al 2011, quando era stata di 194,5 miliardi). L’incremento del 34,4% nelle uscite per pensioni è imputabile quindi quasi integralmente all’incorporazione degli Enti soppressi. L’importo medio mensile delle prestazioni previdenziali Inps è di 881 euro, quello delle pensioni ex Inpdap è di 1.725 euro e quello delle pensioni ex Enpals di 1.175 euro. “A determinare le differenze di importo fra le varie gestioni – scrive l’Inps- concorrono numerosi fattori, quali una maggiore discontinuità lavorativa nel privato rispetto al pubblico, un maggior numero di pensioni di vecchiaia calcolate su minimi contributivi, una maggiore presenza di donne pensionate e un elevato numero di pensioni indirette liquidate nella gestione privata”.

Le pensioni del vecchio Inps al 31 dicembre 2012 sono circa 18,3 milioni: di queste, circa 3,6 milioni (20%) sono costituite da prestazioni assistenziali, mentre circa 14,6 milioni (80%) sono previdenziali.

Gli importi medi delle prestazioni differiscono sensibilmente tra le varie tipologie di trattamenti: da 1.527 euro mensili per le pensioni di anzianità, a 695 e 606 euro mensili, rispettivamente, per le pensioni di vecchiaia e di invalidità, mentre le prestazioni ai superstiti hanno un importo medio mensile di 565 euro.

Il valore medio mensile delle prestazioni assistenziali è di 428 euro. Dei 3,6 milioni di prestazioni assistenziali, circa 849 mila sono costituiti da pensioni e assegni sociali (importo medio mensile 433 euro), mentre oltre 2,7 milioni sono prestazioni agli invalidi civili (427 euro mensili). Le pensioni a carico della Gestione dipendenti pubblici sono 2,8 milioni, per una spesa complessiva di 62,3 miliardi di euro. Il 58% di esse sono erogate a donne, che percepiscono il 49% dell’importo annuo complessivo. Nella Gestione dipendenti pubblici, solo il 2,8% delle pensioni ha importi inferiori ai 500 euro mensili, il 16,2% importi compresi fra 500 e 1000 euro, il 32,2% importi fra i 1000 e i 1500 euro e il 21,5% importi che non superano i 2000 euro. Le pensioni oltre i 2000 euro sono il 27,3%.

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