a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

 Mastrapasqua alla fine ha lasciato. Il presidente dell’Inps, indagato dalla Procura di Roma per una presunta truffa ai danni dello Stato nel suo ruolo di direttore generale dell’Ospedale israelitico, ha  consegnato le sue dimissioni al ministro del lavoro, Enrico Giovannini, che le ha accettate. La sua, ha commentato a caldo il premier Enrico Letta, è “una scelta saggia” che “ha colto l’iniziativa dell’esecutivo: non si possono assumere incarichi così rilevanti senza esclusività”.

Ora si è di fatto aperta la corsa alla successione, con l’ex ministro del lavoro Tiziano Treu considerato il candidato più accreditato. Mastrapasqua ha pagato il conflitto di interessi fra le innumerevoli, fino a 25, cariche pubbliche e private che ha ricoperto negli ultimi anni.

La magistratura della capitale sta ora indagando sia sul presunto giro di false cartelle cliniche dell’Ospedale israelitico al fine di ottenere rimborsi gonfiati dal servizio sanitario nazionale, sia sulle operazioni di compensazione che lo stesso presidio ospedaliero ha fatto dal 1993 in poi tra i crediti vantati nei confronti delle Asl e i debiti previdenziali dovuti verso l’Inpdap, oggi confluito nell’Inps. Il Governo, almeno formalmente, ha ringraziato il manager per il suo operato alla guida dell’Ente previdenziale. “Voglio dare atto del suo lavoro in questi anni, fatto in modo corretto”, ha evidenziato il presidente del Consiglio, ricordando passaggi importanti quali l’unificazione tra Inpdap e Inps.

E anche Giovannini, nell’esprimere “anche a nome di tutta la compagine governativa, apprezzamento per la sensibilità dimostrata” da Mastrapasqua, lo ha ringraziato “per l’attività svolta in questi anni per il rinnovamento dell’Inps e il complesso processo di riorganizzazione dell’Istituto derivante dall’incorporazione dell’Inpdap e dell’Enpals”.

Di certo, però l’accelerazione impressa da Letta ha inciso in maniera determinante sulla decisione assunta da Mastrapasqua.

L’esecutivo, infatti, ha stabilito di accelerare il processo di ridisegno della governance dell’Inps e dell’Inail e ha varato un apposito disegno di legge per disciplinare l’incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prefigurando, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività, volta a prevenire situazioni di conflitto d’interesse.

E lo stesso premier, proprio riferendosi alla norma recentemente deliberata dal Consiglio dei Ministri, è tornato ad auspicare che per il nuovo assetto “ci sia un’opportuna velocizzazione dei tempi”.

Del resto, l’esigenza condivisa da tutte le posizioni espresse in queste ore, sia sul fronte politico sia su quello sindacale, è esattamente quella di voltare pagina.

Netta pure la posizione del M5S, che ha ritenuto le dimissioni, un atto “obbligato e comunque tardivo”, “soltanto il primo passo di quello che deve essere il riscatto e il rilancio dell’Ente assicuratore”.

Per la governance dell’Inps, il presidente della Commissione lavoro della Camera Cesare Damiano, ha proposto di “adottare la proposta di legge del Partito Democratico presentata già un anno fa. In essa si prende a riferimento il ‘sistema duale’ che assegna alle parti sociali compiti di sorveglianza sull’Istituto. Su questo punto Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto un avviso comune nel 2012”.

Intanto, è partita ufficialmente la corsa alla presidenza dell’Istituto previdenziale.

Le dimissioni di Mastrapasqua, consegnate al ministro del lavoro Enrico Giovannini, accelerano un processo già in moto negli ultimi giorni, quando l’ipotesi di un passo indietro si era fatta più concreta. Il profilo del prossimo numero uno dell’Inps, secondo quanto  trapela, pare quello di una figura ‘politica’ che possa svolgere un ruolo di garanzia e il nome di Tiziano Treu, ex ministro del lavoro, sembra quello più accreditato. In campo ci sono anche le candidature di altri due ex ministri del lavoro, Maurizio Sacconi (Ncd) e dello stesso Cesare Damiano (Pd). Entrambi titolari di importanti incarichi parlamentari, rispettivamente alla presidenza delle commissioni lavoro di Senato e Camera, lascerebbero però libera la loro attuale poltrona, aprendo un problema politico per la sostituzione in una fase già difficile per gli equilibri all’interno della maggioranza. Sacconi, da parte sua, ha già smentito: “In relazione ad alcune disinformate fonti che mi considerano un candidato o candidabile alla guida dell’Inps, preciso di non essere né l’uno né l’altro”.

In piena trasformazione della governance degli enti previdenziali, su cui per altro il governo intende velocizzare, come ribadito ulteriormente pure in questi giorni, appare meno probabile una scelta più tecnica. Quale sarebbe il ricorso a un manager come Massimo Sarmi, il cui nome è stato fatto anche per la presidenza di Telecom e che comunque è impegnato nella partita Poste-Alitalia, o anche il ricorso alla promozione di una risorsa interna, come quella del direttore generale Mauro Nori. Antonio Mastrapasqua era presidente dell’Inps dal luglio 2008. Il suo incarico era stato rinnovato dal decreto legge Salva-Italia fino al 31 dicembre 2014 per guidare la fusione in Inps di Inpdap ed Enpals (soppressi dallo stesso decreto). La nomina a presidente dell’Inps segue l’incarico di consigliere di amministrazione per i precedenti quattro anni (2004-2008). Dal luglio al dicembre 2008 è stato commissario straordinario del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps. Per poco più di un anno (ottobre 2008 – novembre 2009) è stato presidente del Comitato di settore degli Enti pubblici non economici (Epne). Rappresenta l’Inps nella partecipata Equitalia, come vicepresidente, ed è arrivato a ricoprire fino a 25 incarichi in aziende pubbliche e private, tra cui quello di direttore generale dell’Ospedale israelitico di Roma. Classe 1959, sposato, padre di un figlio. E’ stato definito ”un manager privato in prestito alla Pubblica Amministrazione”. Ha conseguito la laurea in Economia e commercio presso l’Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’. E’ titolare dello Studio Mastrapasqua di Roma ed è iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma, al Registro dei Revisori Contabili e all’Ordine Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti. Ha svolto per gruppi industriali e di servizi interventi di risanamento aziendale seguendo gli aspetti finanziari, organizzativi e societari. Nel corso dell’attività professionale ha effettuato lavori di revisione, di natura contabile e fiscale e ha svolto consulenza di carattere tributario e societario nei confronti di aziende industriali o di servizi, di società ed enti pubblici e privati.