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“Io, ‘sequestrato’ per 40 minuti nell’isola ecologica di Monterusciello…”

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Ricevo e pubblico

Egregio Direttore, chiedo cortesemente ospitalità al suo blog per raccontare ai suoi lettori una vicenda davvero sconcertante, che mio malgrado mi ha visto protagonista martedì pomeriggio.

Si tratta di una storia che nasce da una banale disattenzione da parte di un dipendente del Comune di Pozzuoli, ma che forse può servire a descrivere in maniera abbastanza fedele quello che oggi è l’andamento generale nelle nostre Istituzioni.

Il fatto è questo: mancavano cinque minuti alle 17 quando con la mia auto sono entrato nell’isola ecologica di via Levi a Monterusciello, per gettare la raccolta differenziata.

Come è noto a chi usufruisce della struttura, nei giorni infrasettimanali questa chiude alle 17.

Faccio presente, inoltre, che tra carta, multimateriale, umido e rifiuti indifferenziati, in questa occasione io avevo un portabagagli pieno zeppo di rifiuti.

Per disfarmene, inserendone ogni tipologia nell’apposito contenitore, ho impiegato diversi minuti.

Più dei cinque minuti che mancavano al fatidico orario di chiusura previsto per le 17.

Tuttavia, secondo una prassi generalmente seguita, se riesci a entrare in un ufficio o in un qualsiasi altro luogo di lavoro aperto al pubblico prima che sia scoccato l’orario di chiusura, vieni comunque servito o ti viene consentito di sbrigare l’operazione che ti ha spinto ad arrivare lì, anche se nel frattempo è sopraggiunto l’orario di chiusura.

Ebbene, tale prassi universalmente riconosciuta e applicata, evidentemente non vale sul territorio di Pozzuoli, dove al suo posto vale una regola molto più semplice: fattasi l’ora, si chiude; chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori…

Proprio quello che è accaduto a me martedì pomeriggio.

Dopo aver finito di scaricare la mia spazzatura, mi sono rimesso in auto e mi sono diretto verso l’uscita dell’isola ecologica.

O meglio, verso una delle due uscite, visto che la struttura presenta due varchi: quello principale di via Levi e il secondario di via Modigliani.

Soltanto allora mi sono reso conto che il varco di accesso di via Levi era stato chiuso.

Quindi, mi sono diretto verso il secondo varco, ma anche in questo caso il cancello era chiuso con un bel lucchetto.

Allora ho guardato l’orologio e ho visto che erano le 17,05.

Ed è stato in questo momento che ho realizzato che il dipendente comunale che avevo visto al mio arrivo era andato via e che, in sostanza, andandosene non si era accorto che io ero ancora lì e mi aveva lasciato rinchiuso all’interno della struttura.

Nel capire tutto questo, di primo istinto ho avuto una reazione di sorpresa divertita, nel pensare che soltanto a Pozzuoli può capitare una cosa simile.

Ma poi sono sopraggiunte l’incredulità e la rabbia: come è possibile non accorgersi che a pochi metri da te c’è una persona che da un’auto scarica rifiuti?

Intanto, mi rimaneva il problema di uscire da lì.

Come prima cosa, allora, ho chiamato il responsabile del servizio di igiene urbana del Comune, che conosco e di cui -per mia fortuna- ho il numero di cellulare.

Devo riconoscere che, ingenuamente, pensavo che con una semplice telefonata sarei potuto uscire dall’isola ecologica in pochi minuti.

Secondo il mio ragionamento, il dipendente che mi aveva rinchiuso dentro era andato via da appena cinque minuti e non poteva essersi allontanato molto; quindi, con una semplice telefonata, il responsabile di mia conoscenza lo avrebbe fatto ritornare in pochi minuti a liberarmi.

Purtroppo mi sbagliavo.

Alla mia telefonata, infatti, il responsabile del servizio di igiene urbana non mi ha risposto.

Allora ho dovuto compiere un valzer di telefonate, prima che venissi tirato fuori di lì.

La seconda telefonata l’ho fatta al figlio del responsabile comunale, anch’egli di mia conoscenza, al quale ho raccontato cosa mi era successo e che mi ha assicurato che avrebbe chiamato il padre (sicuro che alla sua telefonata avrebbe risposto) per dirgli di far giungere qualcuno a liberarmi.

Per la seconda volta, ho pensato che in pochi minuti sarei uscito di lì.

Per la seconda volta mi sbagliavo.

Infatti, trascorsa mezz’ora, alle 17,30 ero ancora chiuso nell’isola ecologica e di un dipendente comunale giunto a riaprirmi il cancello non si vedeva nemmeno l’ombra.

In compenso, però, in questo lasso di tempo, all’esterno della struttura sono giunte diverse auto di cittadini che –scambiandomi per un dipendente dell’isola ecologica– mi hanno chiesto se potevo fargli la cortesia di aprire il cancello e consentirgli di scaricare i rifiuti.

Insomma, come si suol dire: oltre al danno, la beffa!

E per fortuna (lo dico con senso ironico, ovviamente) che a farmi compagnia nella mia attesa all’interno dell’isola ecologica c’era anche un cagnone randagio, rimasto anch’esso rinchiuso dentro contro la sua volontà. Devo ringraziare il fatto che si sia trattato di un cane tranquillo, perchè se si fosse trattato di un cane aggressivo, sarei stato costretto a barricarmi in auto nell’attesa di essere liberato.

Ma come dicevo, dopo mezz’ora di attesa, ero ancora lì dentro.

A quel punto, alla rabbia per un errore commesso involontariamente da un dipendente comunale, si è aggiunta la rabbia per il tempo che passava senza che nulla accadesse.

Allora ho pensato di chiamare i carabinieri, nella speranza che almeno loro riuscissero ad accelerare i tempi della mia liberazione.

Anche in questo caso, però, mi sbagliavo.

La prima telefonata l’ho fatta ai carabinieri di Arco Felice, dove mi hanno detto che per velocizzare le cose dovevo chiamare i carabinieri di Monterusciello.

Questi ultimi, però, mi hanno risposto che avrei dovuto chiamare il Comune.

Allora, pensando di andare sul sicuro, ho chiamato direttamente l’assessore all’igiene urbana del Comune, Franco Cammino, che conosco e che –pensavo– si sarebbe sicuramente interessato a far liberare un cittadino rinchiuso in una struttura comunale da un “suo” dipendente.

Ma mi sbagliavo di nuovo.

Appreso quanto mi era successo, infatti, l’assessore Cammino non ha saputo fare nulla di meglio che dirsi “mortificato” per quanto mi era accaduto.

Proprio mentre ero al telefono con l’assessore, finalmente all’esterno dell’isola ecologica si ferma un’auto.

Intuisco che potrebbe essere la volta buona.

Infatti, si tratta di un dipendente comunale, finalmente giunto a liberarmi.

Tuttavia, il momento della mia liberazione non era ancora giunto.

Infatti, il dipendente comunale mi dice che devo avere un altro po’ di pazienza, perchè deve andare a prendere le chiavi del cancello, custodite in chissà quale punto del territorio comunale.

A quel punto, l’idea di trovarmi su “Scherzi a parte” comincia seriamente a impadronirsi di me…

La conclusione di questa assurda storia arriva soltanto alle 17,45, quando –dopo ben 45 minuti dalla chiusura della struttura– finalmente il dipendente comunale (che dice di non essere lo stesso dipendente che se ne era andato chiudendomi dentro) ritorna con la chiave e mi restituisce la mia libertà, ponendo fine a un vero e proprio sequestro di persona.

Ebbene, perchè ho pensato di raccontare pubblicamente questa mia disavventura?

Beh, perchè –come ho detto all’inizio della lettera– a mio avviso rappresenta bene come vanno le cose oggi in Italia, dove ti può capitare di finire nei guai a causa di un errore delle Istituzioni, ma dove le stesse Istituzioni che potrebbero aiutarti, si disinteressano delle tue condizioni e scaricano la faccenda sull’Istituzione più vicina, magari dicendosi “mortificati”…

Lettera firmata

 

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