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“Io, positiva al Covid, ho lottato 9 giorni con una preside per far attivare la didattica a distanza a mio figlio”

Ricevo e pubblico*

Il mondo può essere salvato solo dal soffio della scuola. (Talmud)

Inizio con questa citazione che mi sta molto a cuore, una lettera che si pone l’obiettivo di denunciare ciò che funziona male e soprattutto che vuole essere spunto di riflessione per chi si trova in questo particolare momento storico, nella condizione di fare la differenza, tra pace e guerra, tra libri di scuola ed educazione e silenzio.

Mio figlio frequenta la seconda media della scuola “Pergolesi 2” sita a Monterusciello, e per oltre una settimana, non ha fatto lezione, come sarebbe stato suo diritto fare.

Sabato 29 gennaio abbiamo scoperto di essere stati a contatto stretto con un positivo, così lunedì 31 ho richiesto venisse attivata la DID alle scuole dei miei figli: la scuola dei due piccoli, l’ha attivata in pochissimi minuti, la “Pergolesi 2” no, aveva bisogno di un certificato del pediatra di mio figlio che certificasse il suo stato di quarantena, giacché non vaccinato.

Purtroppo al momento noi siamo senza pediatra di base, quindi ero impossibilitata a produrre questo documento: quando ho detto al telefono che allora in alternativa lo avrei mandato a scuola, mi è stato risposto di fare come preferivo (scuole sicure, proprio!).

Chiaramente, per rispetto degli altri, non l’ho fatto e mercoledì 2 febbraio, sono risultata positiva al COVID anch’io, quindi ho mandato alla scuola una mail con il mio tampone positivo, ma nemmeno quello è bastato.

Dopo più di una settimana di telefonate alla scuola e di richieste, alle quali non ottenevo risposta scritta, non ho ricevuto nulla, tranne che l’altro ieri, mi hanno passato la dirigente, la quale si è mostrata superficiale, ostica, rigida, e sicuramente (a mio avviso) carente in umanità: quando le ho fatto notare il suo atteggiamento, dopo un’escalation di rabbia, la suddetta dirigente mi ha staccato il telefono in faccia.

Ora a parte le mie remore personali rispetto al fatto che una persona con un tale comportamento si ritrovi a dirigere una scuola, devo dire che, ieri, attraverso un medico di base molto generoso, sono riuscita comunque ad ottenere questo documento.

Ma, mi chiedo, era davvero necessario arrivare a tanto?

Era davvero necessario che mio figlio perdesse 9 giorni di scuola?

Non è forse una legge ad affermare che i conviventi di un positivo sono in quarantena?

A cosa serve il foglio del medico?

E soprattutto, dal momento che è una regola che si è inventata la scuola di sana pianta, se c’è una difficoltà, non è il caso di conciliare?

La scuola dovrebbe essere un posto sicuro in cui rifugiarsi, un posto dove chi dirige, coopera per la serenità di tutti.

Sono anni che siamo pungolati da regole, rigidità, possibile che la scuola abbia voglia di aggiungere ancora altre rigidità oltre quelle già esistenti?

E, soprattutto, perché lo fa?

Cosa sarebbe costato alla preside, attivare la dad senza un certificato di quarantena redatto dal mio pediatra ma con un certificato di positività mia (che è in sostanza la stessa cosa)?

Perché, in una fase già così delicata e destabilizzante, la scuola non si propone di essere più accogliente e meno ostica?

Sono in contatto con un avvocato che mi aiuterà a gestire quanto accaduto, perché non ho nessuna intenzione di lasciare correre.

Non so se per quanto riguarda la legge io abbia ragione e se la preside fosse tenuta ad attivare la did per obbligo, mi sto informando in tal senso per agire al meglio, ma sono certa di una cosa: umanamente tutto questo è proprio l’opposto di ciò che il mio cuore definisce scuola.

*Palmira Butto

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