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“Io, umiliata all’Anagrafe per rinnovare la carta d’identità a mio figlio autistico”

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Un racconto triste, di quelli che non vorremmo mai leggere, specie se riguarda fatti accaduti in un ufficio pubblico.

Fatti come quello denunciato oggi su Facebook, nel gruppo “Sei di Pozzuoli se…”, dalla mamma di un bambino affetto da autismo.

La donna infatti, insieme con il marito ed il figlioletto, si è recata presso l’ufficio anagrafe di Monterusciello per rinnovare la carta d’identità del bimbo.

La palazzina di via Carlo Levi a Monterusciello in cui si trova l’Anagrafe Centrale del Comune

Come tutti saprete, dal 1°dicembre scorso, questo tipo di documento si rilascia soltanto in formato elettronico,  secondo le modalità stabilite dal Municipio e pubblicate sul sito istituzionale dell’Ente.

La testimonianza di questa signora, tuttavia, lascia sconcertati.

“Per non avere spiacevoli domande, all’impiegata ho mostrato i documenti richiesti e anche la 104. Lei non si è proprio interessata e più di una volta mi ha chiesto se mio figlio sapesse firmare: molto educatamente ho risposto di no. Il computer non leggeva la fototessera di mio figlio per poter fare la tessera digitale: l’impiegata ha provato più di una volta. Alla fine abbiamo chiesto alla collega di ufficio se ci poteva fare lei il favore invece si era rifiutata perché doveva farla a degli assessori lì presenti che comunque non avevano capito niente. Alla fine – racconta la donna – mi hanno fatto la tessera di identità cartacea ma qui è successo il patatrac perché io mi sono rifiutata di dichiarare il falso perché loro mi volevano far dichiarare che mio figlio doveva fare un visita urgente (cioè uno dei motivi per i quali si può ancora chiedere il rilascio del documento in forma cartacea, n.d.r.) io mi sono rifiutata perché ho detto: se il computer non funziona non e colpa mia, si deve dire la verità. Poi la cosa che mi ha fatto male è che loro hanno detto ‘che scriviamo a fare studente!!!!!!!!!’. Poi mi hanno fatto la caricatura sul fatto che, facendo questa tessera cartacea, risparmiavo. Io ho risposto che non ero lì per risparmiare ma per fare la tessera di identità a mio figlio e che non ne avrei fatto una questione di soldi. Me ne sono andata perché mio marito si è innervosito e voleva chiamare i carabinieri per tutte queste umiliazioni. Spero che in futuro ci sia più cortesia verso le persone oneste con figli diversamente abili.

L’autrice di questo post sostiene di aver informato della situazione anche il Sindaco.

Ci auguriamo che si arrivi ad un chiarimento se ci sono stati equivoci o, in  caso contrario, che chi ha sbagliato si scusi con questa famiglia.

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