Fantasia, sfrontatezza e quel pizzico di follia che non guasta mai. Un mix che calza a pennello per un barman di Pozzuoli molto conosciuto nei locali della movida flegrea e, soprattutto, partenopea.

Lui è Claudio La Mura (nella foto) e può essere considerato da esempio di ingegno nella sua professione, che cura nei minimi particolari, ai limiti del maniacale.

Ne parliamo perché ci ha colpito il suo non perdersi d’animo anche nel lockdown, il periodo più buio  per tanti professionisti come lui che, con l’inevitabile svanire di ogni opportunità lavorativa, hanno rischiato di sprofondare nel baratro.

Claudio invece ha puntato su se stesso, sulle proprie competenze, sulla voglia di sperimentare, sull’estro e sull’amore che lo legano indissolubilmente al proprio lavoro.

Ma anche su una straordinaria forza interiore. La stessa che, fin da quando frequentava le scuole elementari, lo ha portato a reagire ad ogni avversità, imparando a far coesistere in lui le pulsioni di un bambino e le responsabilità di chi, già ad 8 anni, aveva dovuto imparare a far funzionare la macchina del caffè espresso da servire ai clienti.

E così, la sua quarantena l’ha dedicata a produrre il quarto cocktail brevettato di una carriera ormai quasi trentennale al servizio soprattutto delle proprie emozioni.

Quelle che Claudio prova quando si cimenta, anima e corpo, in un qualcosa che è nato per necessità di sbarcare il lunario e che poi, col passare del tempo, è diventato prima passione e poi è sublimato in  vera e propria arte (non a caso il giornalista Lorenzo Gaudiano, su una rivista specializzata di settore, ha paragonato la sua storia a quella del celebre “Brian Flanagan” interpretato da Tom Cruise nel film “Cocktail”)  e che lo porta oggi ad esprimersi soltanto dove lo porta il “cuore”, anche solo per un ingaggio “a gettone”.

L’ultimo parto del suo genio  creativo si chiama K19 (nella foto a sinistra), ma non chiedetegli di elencarne ogni ingrediente. “Posso soltanto dirvi che è a base di granatina, che ho impiegato una notte intera, carta e penna, a studiare la sua formula – ci racconta Claudio – e che nasce dal rapporto con una donna speciale che mi ha ispirato. Il K indica lei ma, come nel linguaggio matematico, rappresenta anche una costante, la stessa che compariva nel mio brevetto precedente, il K rosa (nella foto a destra), ai petali di questo fiore, nato per venire incontro alle esigenze di una giovane imprenditrice che mi chiese di aiutarla con un prodotto speciale in grado di attirare clienti nel suo nuovo locale. Il 19 rappresenta invece il numero associato al Covid e suggella il momento in cui, da marzo, senza mai fermarmi, ho lavorato alla creazione di questa bevanda. Dedicata proprio all’amore, quel sentimento che ognuno di noi deve vivere senza paura”.

Dove assaporare questo K19?

Da buon barman “no residence”,  Claudio ci rimanda al suo profilo Facebook.

Soltanto lì saprete quando e in quale locale verrà da lui personalmente preparato.