Aspettare un treno della Cumana è un’esperienza con mille sfaccettature.

Non solo, infatti, il tempo (spesso biblico) di attesa serve a stringere o rompere amicizie e a far nascere o distruggere amori, ma è utile anche ad imparare come non bisogna scrivere correttamente in italiano.

Lo dimostra l’avviso che campeggia nella sala d’attesa della stazione “Cappuccini”, a pochi passi dal lungomare.

Con questo foglio ci viene infatti spiegato che “i biglietti si vendono in merceria ho dal giornalaio”.

La congiunzione “o” si trasforma magicamente la prima persona singolare del presente indicativo del verbo “avere”.

Strafalcioni a cui purtroppo (specie grazie ai social) ci stiamo abituando, ma che non dovrebbero appartenere alle forme di comunicazione di un’azienda.

Cara Eav, se ci sei, cancella almeno quell’acca…

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