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La genitorialità omosessuale

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a cura dell’avvocato Maria Grazia Siciliano 

Oltre ogni pregiudizio, ogni morale, ogni pensiero, atteso che il nostro ordinamento giuridico non riconosce il diritto all’omogenitorialità, ossia alla genitorialità omosessuale, ad oggi, le coppie gay e lesbiche, che desiderano o decidono di avere dei figli, possono ricorrere esclusivamente a delle ipotesi pre-costruite.

Quali sono? Si cercherà sinteticamente di esporle tutte.

La prima forma possibile  è l’adozione.

In tal caso, però, può essere richiesta solo da uno dei due genitori adottivi in quanto persona single, giacchè l’adozione da parte di coppie omosessuali  (e quindi da parte di entrambi i partner) non è ancora possibile,  e solo uno dei due  potrà presentare richiesta. Naturalmente occorre mettere in atto ed espletare tutte le procedure e le modalità necessarie richieste per ottenere e beneficiare dell’istituto dell’adozione.

Regole ed iter in Italia molto complicato, tortuoso e lungo.

Altra strada percorribile, è la donazione di sperma o il  ricorrere alle madri surrogate (utero in affitto o ovuli in acquisto).

Queste due modalità molto pratiche e materiali, in Italia per le coppie omosessuali non sono percorribili, e quindi occorre rivolgersi al mercato straniero, per lo più gli Stati Uniti, dove  sono state legalizzate da diversi anni.

Cosa significa ricorrere alla maternità surrogata?

Significa diventare genitore indirettamente, grazie ad una donna che accetta di portare avanti una gravidanza (gestazione parto)  sua o con l’ovulo di un’altra donna.

Accade, dunque, che le coppie che hanno liquidità, quindi molti soldi perché si tratta di operazioni molto costose, si rechino fuori Italia rivolgendosi ad agenzie specializzate le quali ricercano donne disposte per denaro a portare avanti questa gravidanza, nonché altri donatori che mettano a disposizione sperma ed ovuli.

Dopo l’inseminazione, la gravidanza sarà assistita per tutti e nove mesi, finché al momento della sospirata nascita si avviano le procedure legali per il riconoscimento del bambino.

In questi casi, è possibile osservare due eventuali passaggi: il primo che vede essere  mamma   la stessa persona che  porta a termine la gravidanza in quanto ha donato anche il suo ovulo, oppure ci sarà l’ipotesi in cui la donatrice dell’ovulo sarà a sua volta diversa rispetto a chi porta avanti solo la gravidanza ed il parto!!!

Si contraddistinguono, dunque, in questo secondo caso una mamma biologica, una mamma assistita ed un padre biologico che a sua volta potrà essere anche padre reale e quindi legale  o solo putativo.

A ricorrere alla maternità surrogata, naturalmente sono le coppie gay: per le coppie lesbiche, invece, la modalità risulta essere più semplice, in quanto una delle due compagne sarà la madre biologica del bambino dovendo ricorrere solo alla donazione dello sperma, per cui il padre biologico non si conoscerà mai!!

In questo caso, occorre chiarire, che poiché in Italia, si ribadisce, non è legale e non è riconosciuta la omogenitorialità, sta di fatto che legalmente la seconda mamma non avrà diritti e sarà disconosciuta sotto tutti i punti di vista legali iniziando dall’evento nascita, al quale non potrà partecipare in quanto estranea! Di fatto, se emotivamente, fisicamente e materialmente sarà la seconda mamma, praticamente e quotidianamente non avrà alcun tipo di legame, di vincolo, di diritti e di relativi e conseguenti doveri.

Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, si nota che ad oggi in Italia, le coppie omosessuali che vogliono  un figlio, devono recarsi all’estero, ed in particolar modo oltre gli Stati Uniti, in Canada, in Russia, in Ucraina ed in India.

In più, devono sostenere notevoli costi.

E per finire devono essere consapevoli che, nel loro paese, l’Italia, quel figlio avrà solo un genitore.

Per cui, l’altro partner, oltre ad avere la gioia di amare ed essere riamato, di fatto non avrà alcun ruolo nei confronti di quel bambino, che all’anagrafe e quindi nella società avrà  come “riconosciuto” solo un genitore, mentre l’altro non sarà che un compagno, un estraneo laddove, infine,  quello biologico sarà stato solo un donatore di vita.

 

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