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La Giunta fa perdere soldi al Comune?

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Tutto da rifare per l’assegnazione in concessione della piscina comunale di Lucrino. E’ questo il clamoroso indirizzo politico che ha espresso l’Amministrazione su un appalto già al centro di enormi polemiche ed il cui esito è addirittura finito al vaglio della giustizia amministrativa.

La Giunta, con la delibera numero 23 approvata lunedì scorso dal sindaco Figliolia e da tutti gli assessori (eccetto Roberto Gerundo, assente in quella seduta dell’Esecutivo), ha infatti approvato un atto con cui chiede al dirigente agli impianti sportivi Carlo Pubblico di annullare “in autotutela” la determinazione dirigenziale numero 1691 dell’8 ottobre scorso, quella cioè con cui si approvavano tutti i verbali di gara che sancivano l’affidamento della gestione della piscina per i prossimi sei anni al raggruppamento di imprese “Apd Nuoto Club Puteoli” per un importo di 190mila euro all’anno.

Non solo: allo stesso dirigente, la Giunta ha anche chiesto di predisporre una nuova proposta di regolamento di concessione degli impianti sportivi, di indire una nuova gara per la gestione della piscina e di attivarsi per avviare la gestione in economia (cioè con fondi e personale del Comune) della piscina di Lucrino in attesa che la struttura sia riaffidata a chi vincerà il prossimo appalto.

Insomma, l’Amministrazione, di punto in bianco, intende azzerare con un colpo di spugna oltre sei mesi di lavoro svolto dagli uffici comunali (dall’approvazione del bando di gara, avvenuta con la determina dirigenziale 619 del 22 marzo 2012, all’aggiudicazione della concessione, ratificata con la determina dirigenziale 1691 dell’8 ottobre 2012)  per stabilire chi dovrà gestire l’impianto fino al 2019.

E lo ha fatto, come si legge nella stessa delibera 23, con una tempistica non certo casuale, ossia 48 ore prima dell’udienza di merito con cui tre giorni fa (mercoledì 6 marzo) la prima sezione del Tar avrebbe dovuto esprimersi sul ricorso presentato dalla “Asd Play Off”: società che, il 5 dicembre scorso, contestando la sua esclusione dal bando per l’assegnazione dell’impianto, era riuscita ad ottenere dai giudici del tribunale amministrativo  regionale la sospensione di tutti gli atti che avevano decretato il vincitore della gara.

Una delibera che, di fatto, ha finito con il “congelare” la stessa decisione di merito del Tar sul contenzioso: verdetto slittato (e fissato ora al 10 aprile) proprio perché il Comune si è impegnato ad esibire ai giudici amministrativi l’atto con cui la Giunta esprime la volontà politica di annullare la gara contestata, facendo così cessare la materia del contendere.

 

 

IL CONTENUTO DELLA DELIBERA

Ma perché per l’Esecutivo bisogna ripartire da zero per l’assegnazione della piscina?

Andiamo dunque a leggerla questa delibera.

E scopriamo che tutto si basa su un parere che la stessa Amministrazione Comunale, il 31 gennaio, ha chiesto allo studio legale Allodi-Starace (convenzionato con il Municipio per la difesa dell’Ente).

Un parere chiesto non solo per capire come si sarebbe dovuto muovere il Comune per eseguire correttamente l’ordinanza con cui il Tar, il 5 dicembre,  sospendeva tutti gli atti di aggiudicazione della gara, ma soprattutto, “per valutare, ad un attento e approfondito esame degli atti e documenti di gara (bando, avviso, capitolato e disciplinare), se sussistono elementi di dubbia legittimità che potrebbero determinare vizi della procedura o altre criticità nella gestione amministrativa della pratica, così che l’Ente, operando in autotutela, mediante annullamento d’ufficio o revoca del provvedimento (…) possa intervenire tempestivamente senza disattendere il pronunciamento giustiziale e senza arrecare pregiudizio alle parti e a sé medesimo”.

In parole povere, la Giunta ha chiesto, allo stesso avvocato che difende il Comune contro chi contesta i verbali di assegnazione della gara, se lo stesso bando di gara risponda o meno a tutti i requisiti di legge.

Una circostanza, a dire il vero, doppiamente sorprendente.

Sia per il fatto che il Comune nutra improvvisamente dubbi sulla legittimità dello stesso atto che sta difendendo davanti al Tar, sia soprattutto per il fatto che un parere su queste presunte illegittimità venga chiesto a chi materialmente difende il Municipio su questo atto.

 

 

IL PARERE LEGALE DELL’AVVOCATO

Ma le sorprese non finiscono qui.

Perché, nel suo parere, lo studio legale che difende questo atto davanti al Tar, suggerisce all’Amministrazione di annullare la gara e di farne un’altra non prima di aver adeguato il futuro bando ad una modifica del regolamento per la concessione degli impianti sportivi di proprietà comunale.

L’avvocato Aldo Starace concentra, infatti, la propria risposta all’Amministrazione su un punto  in particolare di questo regolamento (approvato dal Consiglio Comunale con la delibera numero 73 del 30 luglio 1999), e cioè l’articolo 3, che stabilisce che il canone di concessione annua per gli impianti sportivi è ridotto del 70% nel caso in cui l’impianto sia concesso per “fini sociali e aggregativi” e sulla circostanza che, in questo caso specifico, le tariffe da applicare dal gestore privato della struttura a chi usufruisce dell’impianto sono fissate dall’Amministrazione.

Secondo l’avvocato Starace, questo articolo del regolamento per la concessione degli impianti sportivi andrebbe a ledere l’autonomia imprenditoriale di chi ha in gestione la struttura ed esporrebbe l’Amministrazione al rischio di un contenzioso con qualsiasi concessionario di una struttura sportiva di proprietà del Municipio, in quanto, proprio in virtù di questo regolamento, nel bando di gara  in questione non sarebbero specificate “in alcun modo le condizioni necessarie per procedere alla riduzione del canone annuo, limitandosi ad attribuire all’Amministrazione il potere in alcun modo definito e, dunque, di natura ampiamente discrezionale, di procedere a tale riduzione in caso di utilizzo della struttura a fini sociali”.

Un ostacolo che, a giudizio del legale di fiducia dell’Ente, potrebbe essere superato inserendo nel bando di gara la “dettagliata elencazione, all’interno delle offerte presentate dai partecipanti, delle singole attività previste ai fini sociali ed aggregativi, accompagnata dalla specifica indicazione delle ore ad esse dedicate, nonché delle misure da adottare al fine di assicurarne la compatibilità rispetto alle altre attività previste nell’impianto sportivo in questione”.

L’Amministrazione, prendendo atto di questo parere, ha così deciso di “tutelarsi” incaricando il dirigente agli impianti sportivi di predisporre tutti gli atti per annullare il bando per l’assegnazione della piscina, modificare il regolamento degli impianti sportivi e procedere ad una nuova gara per la concessione dell’impianto ai privati.

 

ANCHE L’ASSESSORE TRINCONE HA DETTO SI’…

Una decisione su cui già ci sarebbe da eccepire il fatto che, tra gli assessori partecipanti a questa seduta di Giunta, c’è anche Alfonso Trincone, il quale, per motivi di opportunità, avrebbe probabilmente fatto meglio ad astenersi da ogni giudizio sulla materia.

Lo stesso Trincone, infatti, al momento della presentazione delle offerte per la partecipazione a questo bando di gara (avvenuta il 10 maggio 2012, ossia 27 giorni prima che gli fosse conferito l’incarico di assessore) e fino al 14 settembre 2012 (cioè quando già era iniziata la procedura di assegnazione dell’impianto sportivo in questione, avviata con il primo verbale di gara, datato 17 luglio 2012) era presidente del circolo provinciale di Alleanza Sportiva Italiana, ossia una delle sei società componenti il raggruppamento di imprese (costituito dal capofila Apd Nuoto Club Puteoli e da AFDHa, Acqua Chiara Ati 2000, Csi Pozzuoli e Obiettivo Uomo) che l’8 ottobre scorso ha ottenuto l’aggiudicazione provvisoria della concessione della piscina di Lucrino.

Ma se l’assessore Trincone (contribuendo col suo voto favorevole a decidere il destino di una gara a cui ha partecipato –vincendo- anche la società da lui rappresentata al momento della presentazione delle offerte) ha evidentemente ritenuto di non trovarsi in una situazione da “conflitto di interessi”, c’è da chiedersi perché l’Amministrazione abbia annullato tutta la procedura per l’assegnazione della piscina comunale di Lucrino temendo di poter subire un contenzioso relativo all’utilizzo dell’impianto per finalità sociali, così come prospettato e suggerito dall’avvocato Aldo Starace.

 

IL CONTENZIOSO CHE NON C’E’

Fermo restando, infatti, che nessuno dei partecipanti alla gara aveva chiesto uno sconto del 70% sull’importo da corrispondere al Comune per l’utilizzo della piscina a fini sociali, ma, anzi, il vincitore si era aggiudicato provvisoriamente l’appalto con un’offerta di 190mila euro annui, dunque superiore di 10mila euro rispetto alla base d’asta (fissata a 180mila euro annui), lo stesso ricorso al Tar presentato dalla società esclusa dal bando (la “Asd Play Off”, di proprietà della famiglia del consigliere comunale Mario Massimiliano Cutolo, capogruppo dell’Udc) non era affatto incentrato sulla questione del “canone sociale”.

La società “Asd Play Off” era stata infatti esclusa dal bando, in quanto, secondo la commissione esaminatrice delle offerte, “verificato il contenuto del documento suddetto, nella parte relativa alla capacità economica e finanziaria, (…) all’interno dello stesso non è rinvenibile alcuna certificazione o documentazione relativa al possesso, da parte dell’Asd Play Off, dei requisiti di capacità economica e finanziaria, né altro documento utile allo scopo che possa soddisfare le esigenze di completezza delle informazioni richieste dal bando e finalizzate alla dimostrazione della capacità economica e finanziaria dell’impresa concorrente”.

 

IL RICORSO DELLA SOCIETA’ “PLAY OFF”

Nel ricorso presentato dai legali della società “Asd Play Off” (e accolto dal Tar con l’ordinanza del 5 dicembre scorso che decretava la  sospensione di tutta la procedura di gara in attesa dell’udienza di merito fissata inizialmente per mercoledì scorso, 6 marzo) si legge che: <<l’associazione ricorrente ha puntualmente assolto alla prescrizione della normativa concorsuale che richiedeva l’esibizione di “certificati o documentazioni dimostranti la capacità economica e finanziaria e/o modalità di reperimento delle risorse economiche necessarie per eventuali interventi di riqualificazione, miglioramenti e adeguamenti funzionali da realizzare sulle strutture per cui si concorre”, avendo individuato e comprovato, nella propria “offerta qualitativa metodologica e tecnica” – e con rilievi rimasti, nel merito, del tutto incontestati – quanto meno le “modalità di reperimento” delle suddette risorse. Tanto basta a determinare l’illegittimità degli atti impugnati, laddove l’omissione documentale contestata all’A.S.D. Play Off risulta, a conti fatti, inesistente>>.

<<Il disciplinare consentiva espressamente la partecipazione alla selezione degli enti di promozione sportiva –si legge ancora nel ricorso del Play Off accolto dal Tar con l’ordinanza di sospensiva- in cui rientrano gli organismi che, come la ricorrente, sono costituiti nella forma delle associazioni non riconosciute, che come tali non hanno nè sono tenuti ad avere un proprio patrimonio e che dunque sono obbligati a reperire le risorse necessarie ad eventuali spese o investimenti nei proventi via via ricavati dalla propria attività, ovvero nel contributo di soggetti esterni. Ciò è esattamente quanto avvenuto nella fattispecie, laddove l’A.S.D. Play Off ha chiarito nella propria “offerta qualitativa metodologica e tecnica”  che, con riferimento alle modalità di reperimento delle risorse economiche occorrenti all’esecuzione del rapporto concessorio, da un lato che  “i proventi della gestione” dell’impianto oggetto di affidamento, così come quantificati nell’apposito piano economico-finanziario accluso alla medesima offerta “risultano del tutto sufficienti a garantire la copertura delle spese correnti sin dal primo anno di gestione dell’impianto natatorio”; e dall’altro che “in ogni caso, sia per ciò che riguarda il pagamento del primo canone mensile di concessione, sia per quanto attiene l’anticipazione finanziaria relativa al sostenimento degli investimenti avanti carattere di miglioramento strutturale dell’impianto, la solvibilità del soggetto concessionario è garantito dall’impegno assunto dalla Atlante s.r.l. (società immobiliare proprietaria dell’impianto natatorio Play Off sito in Pozzuoli ed attualmente gestito dall’omonima associazione sportiva, ed il cui unico socio, signor Mario Cutolo, è tra i fondatori dell’associazione ricorrente), che, mediante delibera assunta in data 20 aprile 2012, puntualmente esibita in gara, si è formalmente impegnata a garantire qualsiasi impegno finanziario dovesse assumere la Asd Centro Sportivo Play Off in esecuzione del presente bando”>>.

Nel suo ricorso al Tar, la “Asd Play Off” contesta perfino di aver subìto una “clamorosa disparità di trattamento” rispetto all’altro concorrente in gara, quando scrive che “mentre l’associazione ricorrente è stata, sulla base del presupposto innanzi confutato, esclusa dalla selezione, il raggruppamento Nuoto Club Puteoli è stato viceversa ammesso per aver presentato, a dimostrazione della propria capacità economica e finanziaria, delle semplici lettere di referenze bancarie, peraltro rilasciate soltanto a 3 componenti il predetto raggruppamento (all’associazione capofila, all’AFDHa Sport Flegrea e all’associazione Obiettivo Uomo, la cui referenza è stata per di più esibita soltanto in fotocopia, come risulta dall’attestazione resa dal Comune), con esclusione quindi degli altri tre enti facenti parte del medesimo raggruppamento (associazione Acquachiara Ati 2000, Csi Pozzuoli, Comitato Provinciale di Napoli dell’Asi), sottolineando  che “tale comportamento costituisce, a tacer d’altro, una chiara violazione della par condicio dei concorrenti, essendo impensabile che la documentazione attestante la solvibilità dell’Asd Play Off e da questa esibita in gara non fosse quanto meno equipollente alle generiche (ed oltremodo esigue) lettere di referenze bancarie sopra menzionate. Anche per tale via, quindi, risulta dimostrata l’illegittimità degli atti impugnati, che comporta la riammissione in gara dell’associazione ricorrente e la conseguente valutazione della relativa offerta tecnica ed economica (…) ovvero, qualora l’intestato Tribunale lo ritenga più opportuno, l’integrale ripetizione della stessa (…).

Come si legge dunque dagli atti depositati al Tar, chi ha presentato ricorso contro l’aggiudicazione dell’appalto, non ha fatto un solo riferimento alla questione dell’applicazione del “canone sociale” che terrorizza così tanto l’Amministrazione, da indurla oggi ad annullare tutta la gara su esplicito consiglio dell’avvocato di fiducia del Comune.   

E allora l’interrogativo sorge spontaneo: se l’unico contenzioso esistente su questo bando non riguarda affatto l’utilizzo della piscina per finalità sociali ma contestazioni di tutt’altro genere,  perché la Giunta decide che il Municipio, (peraltro a fronte di una drammatica situazione finanziaria per le casse dell’Ente) deve rinunciare, nella peggiore delle ipotesi, ai 15mila euro al mese stabiliti come base d’asta per la gestione dell’impianto di Lucrino, già costato, alla collettività, di sola ristrutturazione, oltre un milione e mezzo di euro?

Quanto tempo e quanto denaro il Comune perderà ancora fino a quando non sarà modificato il regolamento degli impianti sportivi, indetto il prossimo bando di gara e assegnata la futura concessione?

 

FENOCCHIO E MAIONE PROTESTANO

Sulla spinosa questione,  prima che la Giunta manifestasse la volontà di fare dietrofront a 360°, c’era già stata una richiesta di chiarimenti, attraverso un’interrogazione firmata da due consiglieri di opposizione (Tito Fenocchio e Salvatore Maione) e indirizzata  al sindaco Enzo Figliolia, al segretario generale Matteo Sperandeo e all’assessore allo sport Franco Fumo.

Nell’interpellanza (di cui vi abbiamo già riferito nell’edizione del nostro giornale di martedì scorso 5 marzo), entrambi gli esponenti della minoranza ricordano che, a proposito della piscina di Lucrino,  “l’Amministrazione Comunale ha deciso, una volta terminati i lavori, attraverso un bando pubblico, di esternalizzarne la gestione; che le offerte sono pervenute all’Ente il 10 maggio 2012; che l’8 ottobre 2012 si è pervenuti all’aggiudicazione provvisoria della gestione d’uso della piscina affidandone l’impianto al raggruppamento di concorrenti Adp Nuoto Club Puteoli per un canone annuo di 190 mila euro” e chiedono “per quali motivi, ad oggi non sia stata ancora aggiudicata definitivamente la gestione dell’impianto sportivo in oggetto e a chi ascrivere le responsabilità economiche finanziarie derivate dai mancati incassi della gestione in oggetto”.

Alla luce delle ultimissime novità, gli stessi Fenocchio e Maione rincarano la dose: “Come al solito –sottolineano i due consiglieri di opposizione in una dichiarazione congiunta- siamo stati buoni profeti, ma siamo anche stanchi di dire ancora una volta che avevamo ragione noi. Già è incredibile che l’Amministrazione usi, come foglia di fico delle proprie inefficienze, lo stesso legale che, mentre difende la procedura di gara contro il ricorrente, afferma che la stessa procedura non è giusta. Questo legale  non avrebbe dovuto accettare l’incarico se era convinto, così come egli stesso scrive nel parere fornito all’Amministrazione,  che la procedura da difendere era sbagliata. In pratica, con i soldi di tutti i contribuenti puteolani, il Comune sta pagando un avvocato sia per difendere la procedura che per annullarla: una cosa assurda, mai vista prima d’ora! Ma questa è una quisquilia rispetto al merito della questione. Il problema vero è che, per incapacità e incuria totale, il Comune perde 190mila euro all’anno di presunti incassi derivanti dalla gestione della piscina. E adesso vedremo se esistono le condizioni giudiziali per impugnare questo atto di indirizzo per la revoca del bando di gara affinchè emergano responsabilità contabili e amministrative. Tra l’altro, ci chiediamo: come mai una società provvisoriamente vincitrice di questa gara accetta in maniera supina la revoca dell’affidamento? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca…”.

L’ultimo passaggio della dichiarazione dei due consiglieri è particolarmente interessante.

Se, infatti, chi aveva contestato davanti al Tar la propria esclusione dalla gara per la gestione della piscina non può che essere soddisfatto della volontà politica dell’Amministrazione di ricominciare da zero (avendo dunque potenzialmente una seconda possibilità per ottenere la concessione dell’impianto) da chi invece quell’appalto lo aveva vinto, adesso, a rigor di logica, dovremmo attenderci un ricorso al Tar a tutela dei propri interessi.

Attendiamo dunque gli eventi.

Nella certezza che quanto accadrà da oggi in poi ci aiuterà a capire se su questa spinosa vicenda c’è o non c’è qualcosa che sembra aver già intuito chi “a pensar male fa peccato ma spesso ci azzecca”

(da “Il Corriere Flegreo” del 9 marzo 2013)

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