Ricevo e pubblico*

Egregio direttore Pontillo, colgo l’occasione, per esprimere alcune mie personalissime considerazioni, sulla discussione che dovrebbe interessare tutti i puteolani.

Confronto inerente l’obbligo della nostra convivenza con il bradisismo.

In questi giorni, dopo l’ultima spallata, ho letto e sentito di tutto, principalmente, mi ha fatto riflettere la posizione del professor Giuseppe Luongo, che, proprio come nel 1983, a differenza dell’allora scienziato di fama mondiale Tazieff, continua a sostenere la possibilità di poter convivere tranquillamente con tale fenomeno a patto di attrezzarci, sia dal punto di vista delle conoscenze scientifiche che dal punto di vista organizzativo per la sicurezza dei cittadini attraverso piani di protezione civile certi, conosciuti e operativi.

Ricordo che già allora si sosteneva la tesi che lo sfoltimento del patrimonio edilizio, specialmente quello fatiscente e la creazione di vie di fuga erano elementi fondamentali per poter vivere, nella nostra città, unica nel suo genere, senza ansie, incertezze e paure.

Detto questo, negli ultimi 37 anni, quasi sempre, il patrimonio edilizio ha subìto solo interventi di consolidamento superficiali, e con la speranza di essere smentito immediatamente, poche volte si è adeguato un edificio capace di resistere a eventi sismici, patrimonio pubblico compreso, e senza mai arrivare alla necessaria carta d’identità, ingrediente vitare per misurarne la sicurezza e l’efficienza del patrimonio edilizio.

Le vie di fuga: (ponte di ferro a parte) e la bretella di Via Fasano, diventata una chimera, la viabilità e rimasta immutata, sensi unici a parte, tra cui qualcuno bizzarro.

Insomma, tutto sembra fermo ad allora.

Per cui mi chiedo: può una città come Pozzuoli far convivere in armonia la sua economia principale basata sulla movida, la ristorazione e il divertimento, con la sacrosanta sicurezza dovuta a tutti i cittadini obbligati a vivere in un’area unica al mondo che ha bisogno di un’attenzione molto più puntuale di quanto dato per Venezia, considerato che nei Campi Flegrei vanno tutelate innanzitutto le vite di migliaia di persone?

Com’è possibile che alla maggior parte della cittadinanza i piani di evacuazione rimangono pressoché sconosciuti, mentre bastano poche gocce di pioggia per paralizzare l’intera città?

 

 

Com’è possibile che una città come Pozzuoli esistono strade inaccessibili anche alle semplici ambulanze, con molte arterie fondamentali, diventate vere trappole e ai limiti della percorribilità ed un traffico divenuto ingestibile con paralisi sempre in agguato e con mezzi pubblici ridotti al lumicino?

Possiamo permetterci di non avere una dettagliata mappatura sia del sottosuolo che del rischio idrogeologico, anche alla luce del cambiamento climatico?

I cittadini puteolani possono continuare a vivere senza avere informazioni puntuali e costanti sull’evolversi del bradisismo, sui piani di evacuazione, sulle nozioni di protezione civile, unico rimedio per combattere la paura?

Possiamo ancora consentire che la protezione civile non sia una materia scolastica, accontentandoci di una esercitazione farsa costata mezzo milione di euro?

Possiamo permetterci di avere una città “bella”, dove sono stati spesi miliardi di euro, ma non sicura dove poter convivere con questo mostro?

*Ivan Di Roberto

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