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LA LETTERA/ “Io, minacciato di denuncia da una vigilessa per aver chiesto un mio diritto”

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Ricevo e pubblico*

Gentile Direttore, sono un residente a Pozzuoli dal 1961. Abito in via Scialoja e sono proprietario di un scooter per il quale sono in possesso di regolare “pass” di accesso nella zona di residenza.

Le scrivo per sottoporre all’opinione pubblica un episodio increscioso capitatomi il 15 agosto intorno alle 19 in Largo Cristoforo Colombo.

Nel rincasare dopo una commissione familiare fatta a Napoli, vengo bloccato da una giovane Agente del Corpo di Polizia Municipale al posto di blocco istituito in occasione di Ferragosto per vietare l’accesso alla zona portuale.

Fermatomi, rappresento alla vigilessa di essere un residente che sta tornando a casa e al quale non può essere impedito di farlo in quanto ciò sarebbe un illecito nei miei confronti.

Nel continuare la discussione, l’agente mi chiede (cosa che, a parer mio, non rientra assolutamente nei suoi compiti) se io sia proprietario/affittuario di un posto al chiuso, un box o qualsiasi altro luogo dove porre in sosta lo scooter e/o dove io mi stia recando, una volta varcato il posto di blocco, a parcheggiare lo scooter.

Le rispondo che avrei parcheggiato lo scooter, come faccio di solito e come è concesso fare a tutti, in un piccolo angolo all’ingresso di via Maria Puteolana (ma non in area pedonale) a ridosso del gazebo esterno dell’ex ristorante “Il Tarantino”.

A quel punto l’agente inizia ad irretirsi nei miei confronti e mi dice molto confidenzialmente che “sarebbe venuta tutti i giorni a controllare se il mio scooter fosse stato nel posto indicatoLe onde potermelo contravvenzionare”.

Giacché ella insiste nella sua decisione di non farmi passare e si rifiuta di controllare persino i miei documenti di identità che prontamente le esibisco per provare di essere effettivamente residente nella zona, decido di rivolgermi ad un suo superiore, un luogotenente di pattuglia nelle vicinanze.

Costui, dopo aver controllato i miei documenti, verificata la veridicità delle mie dichiarazioni in merito alla residenza, invita la collega (evidentemente non istruita a dovere sulle mansioni del servizio che sta prestando) a farmi passare.

Una volta lasciatomi passare e parcheggiato lo scooter, avendo in questi anni più volte personalmente subito vessazioni da parte di Personale del Comando dei Vigili Urbani, torno sui miei passi e, rivolgendomi allo stesso luogotenente, gli chiedo cortesemente di favorirmi il numero di matricola dell’agente che poco prima voleva impedirmi di rincasare.

Tutto ciò per rappresentare al Comando quanto accaduto ed in particolare quanto dettomi in maniera strettamente solitaria dall’agente in merito ai controlli che avrebbe fatto tutti giorni sul mio scooter pur di potermi contravvenzionare.

La risposta del luogotenente? Alzando le braccia al cielo mi dice di “avermi risolto il problema” (capite? mi ha risolto un problema che stavano creando loro negandomi un sacrosanto diritto…) mi chiede “cos’altro volevo?” e “perché volevo la matricola della Collega? A cosa mi sarebbe servito” .

Gli rinnovo, con garbo, gentilezza e cortesia per una seconda volta che mia sia fornita la matricola dell’Agente (questo mi è legalmente concesso, non ho in nessun modo violato la privacy di nessuno).

Non potendo (volendo?) a dir Suo favorirmela, il Luogotenente in questione mi rimanda a fare tale richiesta alla Funzionaria che si trova sul posto per Sovraintendere (sicuramente in qualità di Ufficiale preposto) alle operazioni di Vigilanza Urbana, quel pomeriggio particolarmente intense, vista la Festività in corso.

A questo punto, cerco, di rivolgermi alla Funzionaria (così come invitato a fare dal Luogotenente)  nella speranza di poter ottenere quanto richiesto ma, senza neanche dare ascolto a quanto voglio chiedere, nonostante la mia precisazione di essere stato invitato a fare quella richiesta da un suo subalterno, vengo invitato dalla stessa Funzionaria ad “andare via” in quanto starei intralciando il suo lavoro nell’esercizio delle sue funzioni.

Un invito fatto in maniera poco corretta, con una chiara gestualità (braccio destro alzato e mano distesa), in modo dunque non consono al ruolo che si riveste ed alla divisa indossata, come faccio notare alla stessa Funzionaria.

Non avendo altro modo per risalire a queste informazioni, non mi resta altro da fare che annotare i numeri attribuiti alle pattuglie in quel momento in servizio sul posto (una Fiat Punto numero 12 ed una Fiat Panda numero 23).

A quel punto la Funzionaria, mentre individuo i numeri di quelle autovetture, sostiene, esternandolo nei miei confronti, che io la stia “minacciando” e che mi avrebbe querelato.

Senza che nemmeno me li chieda, fornisco immediatamente alla stessa Funzionaria i miei documenti di identità e siccome, nel frattempo, si forma un capannello di curiosi ad assistere a quanto sta accadendo, chiedo a voce alta se vi sia qualcuno pronto a testimoniare che non avevo in alcun modo né minacciato né tantomeno oltraggiato la funzionaria. Un invito raccolto da due persone che si sono dichiarate disponibili a raccontare l’accaduto anche davanti ad un giudice, in caso di querela nei miei confronti, a cui dovrei certamente rispondere con una controquerela, chiedendo anche l’ausilio delle immagini registrate da una telecamera di sorveglianza comunale (quella posta precisamente sull’ultimo palo della pubblica illuminazione sul marciapiede di fronte all’edicola) che dovrebbero aver ripreso l’accaduto.

Ho provveduto a informare dell’accaduto anche il Sindaco di Pozzuoli ed il Comandante della Polizia Municipale, ai quali ho inviato una pec.

Tengo a comunicare tutto ciò, affinché ciascuno ne possa trarre le proprie conclusioni e ne resti traccia sempre nel massimo rispetto e correttezza che ho per le Istituzioni ribadendo da parte mia il concetto che siamo (ancora!!) in una Nazione dove vige la “Democrazia” e lo “Stato di Diritto”  (purché si faccia il proprio dovere) e che per tali valori c’è ancora tanto da lottare.

Ritengo pertanto che tali episodi debbano essere di pubblico dominio affinché, anche in tal modo, si possa migliorare la qualità della vita di noi cittadini, spesso vilipesi da episodi come quello che ho raccontato.

Distinti saluti.

*Angelo Ferretti

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