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La maggioranza ha “paura” di Figliolia?

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La qualità di un esponente politico emerge da tante caratteristiche: la capacità di affrontare e risolvere i problemi ma anche quella di avanzare proposte e difenderle fino in fondo con tutti gli strumenti che gli consente il proprio ruolo, anche a costo di risultare non “allineato” al pensiero del proprio leader di riferimento.

Ebbene, se questi sono i presupposti, dobbiamo constatare che, nella maggioranza di centrosinistra, domina una sorta di “pensiero unico”, quello del sindaco Figliolia.

O, meglio, a chiacchiere c’è anche chi, in un impeto di autonomia, trova il coraggio di discostarsi dal “capo”, ma poi, alla prova dei fatti, si “autocensura” clamorosamente, esponendosi a pessime figure di fronte all’opinione pubblica ma soprattutto mortificando il compito istituzionale che, direttamente o indirettamente, i cittadini gli hanno affidato.

La premessa è doverosa per raccontare una vicenda politica che ha del paradossale e che tre sere fa ha trovato il suo epilogo ufficiale.

Sabato alle 19, infatti, come molti sapranno, il sindaco Figliolia (insieme al vescovo Gennaro Pascarella e agli assessori regionali Marcello Taglialatela e Severino Nappi) ha inaugurato la nuova piazza situata tra via Cavour e via Portanova (nei pressi dell’imbocco del tunnel Tranvai sul lato piazza della Repubblica).

Una piazza che, come abbiamo già scritto nell’edizione di martedì della scorsa settimana, ha già sollevato un polverone di polemiche a proposito della sua intitolazione.

Lo stesso Figliolia, infatti, ha deciso (a quanto pare senza interpellare né la sua Giunta né i capigruppo del consiglio comunale) di affidare la scelta del nome ad un sondaggio popolare effettuato attraverso il sito web  del quotidiano “Il Mattino”, proponendo quattro ipotesi differenti.

Il sondaggio, durato sei giorni (da martedì 8 a domenica 13 gennaio), ha raccolto 758 adesioni e il maggior numero di preferenze (340, pari al 44,9% dl totale) è andato alla denominazione “Rione Terra 2 marzo 1970”, in memoria della data del drammatico sgombero dall’antica rocca.

E sulla base dell’esito di questo mini-referendum, una percentuale di cittadini pari allo 0,4% della popolazione puteolana  ha scelto come  chiamare questa piazza.

Una procedura di intitolazione che, come prevedono le norme in materia di toponomastica, è stata ratificata da una delibera di Giunta, la numero 3 di mercoledì 16 gennaio, con cui l’Amministrazione, prendendo atto del risultato del sondaggio, ha imposto alla piazza il nome voluto da 340 lettori de “Il Mattino”.

Ma, tra l’esito ufficiale di questo sondaggio e l’atto dell’Amministrazione, sono avvenuti due fatti importanti, accaduti entrambi nella giornata di lunedì 14, quasi in contemporanea.

Il più rilevante dal punto di vista politico è stato un verbale della terza commissione consiliare permanente (che si occupa, per l’appunto, anche di toponomastica) e che all’unanimità dei presenti (quattro consiglieri di maggioranza e due di opposizione: il presidente Salvatore Caiazzo del Pd ed i componenti Sandro Cossiga dell’Udc, Antonio Di Bonito della lista civica Pozzuoli.Bene Comune,  Raffaele Visconti di Sel, Pietro De Vito e Guido Iasiello del Pdl) ha deliberato testualmente che “tra i tanti suggerimenti, ritiene doveroso intitolare la piazza all’ex sindaco di Pozzuoli Angelo Nino Gentile, che negli anni ’70 è stato un positivo protagonista dell’evacuazione del rione Terra a causa dei noti eventi sismici che colpirono la città in quegli anni”.

In sostanza, la commissione consiliare preposta alla toponomastica, ha suggerito per l’intitolazione di questa piazza il nome dell’ex sindaco Gentile, sconfessando di fatto l’esito del sondaggio on line voluto dal sindaco Figliolia, sondaggio in cui il compianto ex sindaco Gentile ha raccolto 245 preferenze (il 32,3%) classificandosi al secondo posto tra le quattro ipotesi proposte.

Una posizione, quella espressa dai sei consiglieri comunali in questione, di grande rilievo politico, giacchè ogni commissione consiliare rappresenta, nelle materie ad essa assegnate, la sintesi della volontà dell’intero parlamentino civico (non a caso tutte le commissioni consiliari devono essere sempre formate da esponenti sia di maggioranza che di opposizione).

Ma non è finita qui: perché sempre lunedì della settimana scorsa, è arrivata una seconda sconfessione dell’esito di quel sondaggio on line.

In una lettera indirizzata al sindaco e all’Amministrazione, infatti l’assessore Alfonso Trincone (che tra le sue deleghe ha anche quella alla toponomastica) ha scritto testualmente che, a suo parere, <<sarebbe opportuno se non doveroso intitolare la nuova piazza posta sotto l’antica rocca del rione Terra a Filippo IV, re di Spagna, nonché sovrano di Napoli e Sicilia, che concesse a Pozzuoli il privilegio di non poter essere venduta come città demaniale ovvero di non poter essere più scambiabile come bottino di guerra, il  privilegio di indire una fiera franca della durata di 10 giorni, per la festività di San Procolo al fine di riattivare le attività commerciali della città e insignì Pozzuoli del titolo di “Città Fedelissima” in occasione della lealtà mostrata dalla cittadinanza nella contesa tra spagnoli e francesi per il controllo del castello di Baia>>, sottolineando che “le altre denominazioni proposte” per l’intitolazione della piazza “non possono reggere al confronto” e che  l’intitolazione della piazza a Filippo IV (che nel sondaggio on line ha raccolto 128 voti, ossia il 16,9% delle preferenze totali, classificandosi al terzo posto: fanalino di coda è risultato invece l’ex vescovo Martino de Leon Y Càrdenas, con appena 45 voti, pari al 5,9%) “produrrebbe grande visibilità alla nostra cittadina e stabilirebbe un proficuo contatto con la nazione iberica, anche in considerazione che nella nostra città risiede una numerosa e qualificata presenza di cittadini spagnoli”.

A questo punto, vi chiederete e ci siamo chiesti: visto che, dopo l’esito del sondaggio on line, sono emerse ufficialmente in seno alla Giunta e al consiglio comunale due alternative per l’intitolazione di quella piazza, cosa hanno prodotto queste proposte?

Un dibattito politico? Una riflessione da parte dell’Amministrazione?

La risposta è avvilente: niente di niente!

Il nulla assoluto.

La prova è nei fatti.

E i fatti dicono che la Giunta, dopo 48 ore da queste due “contestazioni”, con la delibera numero 3 di mercoledì 16 gennaio, ha deciso di avallare l’esito del sondaggio on line e intitolare al “Rione Terra 2 marzo 1970” la piazza inaugurata sabato sera.

Della Giunta fa parte anche Alfonso Trincone, ossia l’assessore che (attraverso la lettera di cui vi abbiamo appena riassunto il contenuto) voleva intitolare la piazza a Filippo IV.

A questo punto penserete che sicuramente l’assessore Trincone, per difendere fino in fondo la propria legittima opinione in merito, non abbia votato la delibera in questione o non abbia partecipato a quella seduta di Giunta per confermare -rimarcandolo con un gesto politico- il proprio (altrettanto legittimo) dissenso dall’esito del sondaggio on line.

Ebbene, se pensate una cosa del genere, vi sbagliate di grosso.

La delibera è infatti stata approvata anche da Alfonso Trincone.

Alla faccia della coerenza!

La domanda sorge spontanea: Trincone ha forse cambiato idea nel giro di appena 48 ore?

E, se non è così, per quale motivo ha sconfessato il suo stesso pensiero così ben motivato in quel documento?

Cosa l’ha indotto a fare improvvisamente dietrofront e ad “allinearsi” alla volontà di Figliolia?

Forse la preoccupazione di inimicarsi il sindaco e di pagarne le conseguenze a livello politico con il “licenziamento” dalla Giunta?

O forse, come pure si dice in giro, ha ricevuto la promessa di essere “accontentato” con l’intitolazione di qualche altra strada o piazza cittadina a Filippo IV?

Non è dato sapere.

Qualsiasi cosa lo abbia indotto a fare dietrofront, nel caso specifico non ha fatto di certo una bella figura agli occhi della cittadinanza.

Visto che, votando la delibera, non ha saputo tener fede al suo pensiero in merito all’intitolazione di quella piazza, avrebbe fatto molto meglio a non scrivere nessuna lettera in proposito, o quanto meno a fare in modo che restasse un documento “riservato” evitando che fosse resa pubblica.

Ma, su questa vicenda, all’interno della coalizione di Figliolia, c’è chi si  è reso protagonista di uno “scivolone” perfino più eclatante.

E ci riferiamo a Salvatore Caiazzo, consigliere comunale del Pd e presidente della stessa commissione consiliare che nella seduta di lunedì 14 gennaio ha, con un verbale ufficiale, ritenuto “doveroso intitolare la piazza all’ex sindaco Angelo Nino Gentile”.

Ebbene, il consigliere Caiazzo, in qualità di presidente di questo organismo istituzionale, dopo aver espresso il parere della commissione insieme con altri rappresentanti di maggioranza e di opposizione, ci ha riferito di non aver trasmesso l’atto all’Amministrazione.

Incredibile ma vero, quel verbale è rimasto “lettera morta”.

Certo, agli effetti pratici probabilmente non sarebbe cambiato nulla, giacchè le commissioni consiliari non hanno alcun potere di indirizzo sull’operato  della Giunta ma istruiscono soltanto gli atti che devono essere sottoposti al voto del consiglio comunale.

Ma resta il fatto che la volontà della commissione consiliare di intitolare la piazza all’ex sindaco Nino Gentile rappresenta la sintesi di una volontà dell’intero consiglio comunale e sarebbe stato un gesto doveroso, da parte del presidente di questa commissione, almeno informare ufficialmente la Giunta di questa volontà, trasmettendo l’atto all’Amministrazione quanto meno per arrivare ad una discussione di merito sulla validità della proposta prima di ogni decisione definitiva in materia.

E’ un ragionamento logico elementare: a cosa serve riunire una commissione e stabilire qualcosa se poi la stessa commissione non informa del proprio parere chi è chiamato a decidere su questo argomento?

E allora: cosa ha indotto il consigliere Caiazzo a non fare ciò che questo elementare ragionamento logico avrebbe dovuto suggerirgli?

Forse il timore di uno scontro politico con Figliolia e, magari, di perdere lo “status” di uno tra i consiglieri che appoggia sempre incondizionatamente il sindaco?

Se così fosse, sarebbe un atto politicamente gravissimo, visto che il presidente di una commissione consiliare, nell’esercizio delle sue funzioni, non rappresenta affatto se stesso,  ma l’intero organismo al cui vertice è stato eletto, cioè anche gli altri rappresentanti, sia di maggioranza che di opposizione.

E tutto questo che vi abbiamo raccontato è avvenuto solo per l’intitolazione di una piazza, ossia un fatto che ha una sua importanza ma non è certo decisivo per le sorti della nostra città.

Ma se in maggioranza, di fronte ad una volontà di Figliolia, c’è chi non riesce nemmeno a difendere le proprie opinioni dissonanti su questioni del genere, cosa potrà mai accadere quando si discuterà di atti strategici per il futuro di Pozzuoli?

Non osiamo nemmeno immaginarlo…

(da “Il Corriere Flegreo” del 22 gennaio 2013)

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