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LA PROPOSTA/ “Intitoliamo un Largo del rione Terra alla memoria di D’Ambrosio, Sirpettino e Giamminelli”

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Ricevo e pubblico*

Caro Direttore, leggo, con sommo dispiacere, del dolore che ha provocato nella nostra città la dipartita di Raffaele Giamminelli, storico puteolano.

Raffaele è stato capace di essere l’intellettuale che più e meglio ha illuminato angoli non conosciuti della nostra storia, soprattutto degli aspetti urbanistici e territoriali che l’hanno interessata, e a lui tutti coloro i quali volgono sguardi e studi alle vicende storico-urbanistiche del nostro territorio devono qualcosa, in termini di spunti, idee, chiarimenti.

Purtroppo, nel breve volgere di anni la nostra comunità ha dovuto subire la perdita anche di altri due studiosi che, con il proprio lavoro, hanno aiutato tutti noi nella conoscenza del nostro passato: parlo di Mario Sirpettino, nel campo dell’archeologia classica soprattutto, e di Angelo D’Ambrosio, nel settore della storia architettonico-religiosa puteolana.

Don Angelo D’Ambrosio, morto il 18 aprile 2008

Sono stati personaggi centrali nel generale processo di conoscenza, elaborazione e rivivificazione che una comunità, la nostra comunità, compie nel confrontarsi con il proprio passato, quindi con la propria identità.

Potremmo dire che mediante il loro studiare e comunicare i fatti e gli accadimenti puteolani del passato unitamente agli episodi di carattere archeologico, architettonico e paesaggistico che lo segnano, hanno svolto quello che viene comunemente indicato come quel generale processo di narrazione e di costruzione identitaria che ogni comunità territoriale compie nel proprio divenire.

Il giornalista Mario Sirpettino, scomparso il 4 agosto dello scorso anno

Veri e propri setacci umani attraverso cui, con un procedimento di inclusione e di esclusione, di selezione e di cancellazione, quindi di narrazione, dei valori e dei sensi significativi del vivere di chi ci ha preceduto in questa nostra terra, si è proceduto nel formare i valori che contrassegnano il nostro contemporaneo vivere i Campi Flegrei.

Una narrazione individuale o comunitaria, deve innervarsi di due ineludibili componenti geoculturali: una direttamente legata alla tradizione, legata alla memoria culturale che una comunità, ma potremmo anche dire un territorio, persiste a tramandare, provvedendo, però, incessantemente a riformularla mediante un processo di condivisione.

L’altra relativa alla capacità del racconto stesso nell’esprimere un valore significativo, vale a dire alla sua peculiarità di racconto evocante sensi e significati, problemi e dilemmi, ambizioni e emozioni, così profondamente umani da ripresentarsi iterativamente uguali in ogni contemporaneità.

Il professor Raffaele Giamminelli, deceduto ieri

E’ quanto i personaggi che richiamo hanno fatto.

Per tutto questo, mi sembra giusto che la nostra comunità, le sue autorità istituzionali, riconoscano questo ruolo centrale che questi tre personaggi hanno rivestito per la nostra città, mediante quello che è l’atto tipico mediante cui una comunità sancisce tutto questo, cioè l’intitolazione ad essi di un luogo cittadino.

E, se mi è consentito, avanzerei una proposta: così come la loro opera ci ha introdotto alla nostra comune storia, materiale e immateriale, c’è un luogo della nostra città che sembra faccia da introduzione fisica alla nostra comune, lunga, storia comunitaria: parlo del largo esistente all’ingresso del Rione Terra, antistante palazzo Migliaresi e palazzo Di Fraja Frangipane.

A volte, gli individui e le comunità riconoscono chi, tra essi, si è reso protagonista nell’aiutare a prender coscienza di sé: mi piacerebbe che questo fosse uno di questi momenti, per noi puteolani.

*Giacomo Bandiera

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