“Qui sotto cresce un lago di magma”: titola così l’articolo pubblicato mercoledì scorso su “Repubblica.It Scienze”, a firma di Elena Dusi.

Si parla di Pozzuoli, “la caldera del vulcano più grande e pericoloso d’Europa”, il tema è “la salita in superficie del suo nucleo incandescente”, il sollevamento del suolo e la crescita del livello di allerta.

Un resoconto (CLICCA QUI PER LEGGERLO) in cui, attraverso dati e interviste agli addetti ai lavori (ma anche al responsabile del Camping Solfatara) si descrive una situazione a dir poco preoccupante.

Uno scenario apertamente contestato da chi sostiene che, dell’esistenza di questo lago di magma, nelle viscere della nostra terra, non ci sia la prova scientifica.

La professoressa Tiziana Vanorio (foto Marina Sgamato)

Così come ha spiegato (in un’intervista rilasciata a Pozzuoli21 il 9 dicembre di due anni fa: CLICCA QUI PER LEGGERLA) la professoressa Tiziana Vanorio, ricercatrice puteolana e docente di Geofisica all’Università americana di Stanford.

Dalla città in cui dirige il Laboratorio di Fisica delle Rocce (struttura in cui ha elaborato la straordinaria scoperta su una particolare caratteristica del nostro sottosuolo, che le è valsa, oltre a vari premi di grande rilievo, la copertina di “Science”, la rivista scientifica più prestigiosa al mondo), la professoressa Vanorio, attraverso Facebook, con due post pubblici, ha letteralmente demolito l’articolo di Repubblica.

Articolo degno della sceneggiatura di un film catastrofista anni ‘50 –esordisce la ricercatrice nel primo dei due interventi al riguardo sul social –  Si prende spunto da un fenomeno serio e meritevole di attenzione e si realizza un pastrocchio confuso che mescola tante cose in una sintesi superficiale ed inquietante. Ci mancano solo Godzilla e gli alieni e poi il destino dei puteolani, fatti passare come popolo di ignavi ed indifferenti, è segnato per sempre. Tanto valeva metterci questo video a corredo”, scrive la Vanorio linkando un trailer di Godzilla del 1954.

Ma la scienziata puteolana non si ferma qui.

E, in una successiva riflessione, affonda il coltello nella piaga.

“Il fenomeno del bradisismo dei Campi Flegrei merita attenzione. Nessuno lo mette in dubbio. Ma, a maggior ragione, è necessario un linguaggio preciso e adeguato. Qui invece si parla di laghi di magma che “crescono” … come le pizze, come si dice a Napoli. Lo scopo di un articolo dovrebbe essere quello di informare i lettori. Al contrario, l`articolo di Repubblica ottiene solo il risultato di confondere e spaventare chi lo legge. Un articolo scritto con l`intento di informare, si preoccuperebbe di precisare che il concetto dei “laghi di magma” è solo un modello – chiarisce Tiziana Vanorio –  Si tratta di modelli ipotetici che tentano di spiegare le osservazioni e che, per quanto si basino su fisica e chimica, non sono univoci ed hanno dei limiti. Invece nell`articolo se ne parla come se domani i puteolani rischiassero di trovarsi la lava nello scantinato di casa. Non è così. Questo gridare “Al lupo, al lupo!” senza dati incontrovertibili, ultimamente sembra essere diventata una costante pericolosa quando si parla di Pozzuoli. Non so che tipo di vantaggi si spera di ricavarne, al di là di una manciata di click. Ma è un gioco molto rischioso, che se nell`immediato alza la soglia dell`attenzione (leggasi panico!), nel lungo termine rischia di alimentare una pericolosa assuefazione verso il fenomeno. Un articolo scritto con l`intento di informare, approfondirebbe seriamente il tema dei piani di evacuazione. La giornalista di Repubblica, invece, sente solo la necessità di farvi un vago accenno, condendolo con un bizzarro commento sul “discreto numero di cittadini armati”. Ma cosa significa? Da puteolana, mi sento indignata. Forse, la giornalista teme che i puteolani, in caso di evacuazione, possano scappare facendosi largo a colpi di pistola? Io c`ero nell`83. Io c’ero, quando noi puteolani fummo costretti ad abbandonare le nostre case. Io c’ero e ricordo solo il dolore e lo smarrimento, ma non ricordo colpi di pistola”.
E’ deprimente leggere certe cose
–conclude la docente puteolana –  E` ancora più deprimente prevedere con matematica precisione che l`appuntamento con questa storia è solo rimandato di qualche mese, quando ci verrà propinato un nuovo articolo sul supervulcano dei Campi Flegrei, i laghi di magma, le cascate di cenere, i fiumi di lapilli e frotte di puteolani armati. Mo’ è il caso di dire: “Avanti, c’è posto…”.

Interessanti anche i commenti a questi due post della professoressa Vanorio.

Per Aldo Zollo (docente di Sismologia presso l’ateneo federiciano), siamo di fronte ad un “effetto di un pericoloso mix di stampa ignorante e sensazionalistica e ricerca affamata di finanziamenti e riconoscimento in una società, quella italiana, che non crede più alla Scienza”.

Secondo Francesca Bianco, direttore dell’Osservatorio Vesuviano  (intervistata proprio dalla giornalista di “Repubblica” nell’articolo in questione), il problema “è che quando racconti che i laghi di magma sono solo un’immagine suggestiva, che le “spugne piene di fluidi e magma” non esistono, che esistono le incertezze legate al nostro approccio probabilistico, il giornalista commenta che manca “il senso giornalistico”, ovvero (dal loro punto di vista) la notizia. E allora ecco che l’estensore si scatena col folclore, la macchietta e termini che non hanno alcuna corrispondenza scientifica ma che catturano l’attenzione di chi non abbiamo saputo educare al linguaggio scientifico. I dati contano poco…”.

“Da questa settimana –aggiunge la Bianco- sul nostro sito è possibile trovare pubblicate in forma grafica e scaricabile le informazioni principali sull’attività dell’area dei Campi Flegrei. Speriamo di contribuire a dare un’informazione (vera, senza laghi di lava, e con dati scientifici) che possa essere fruibile anche ai meno esperti”.

Infine, il commento del vulcanologo Giovanni Chiodini: “Certa stampa è vergognosa e indignati dovremmo esserlo tutti per essere presi continuamente in giro e non solo sui vulcani…. Chissà, l’immagine del lago risale all’oceano presente al centro della Terra nel film (e omonimo libro) ‘Viaggio al centro della Terra’ che forse è l’unica nozione che certi giornalisti hanno dell’interno della Terra (sigh!). Per quanto riguarda la ricerca affamata di finanziamenti, Aldo (Zollo, n.d.r.) può stare tranquillo: da quando i Campi Flegrei sono stati messi in stato di ‘attenzione scientifica’ i finanziamenti per capire seriamente cosa sta succedendo … sono spariti!.

Chiodini però se da un lato ritiene che l’articolo di Repubblica riporti “un quadro catastrofistico e superficiale (tanto per far notizia…)”, dall’altro sottolinea che  “esistono dei dati  non così rassicuranti”.

E pubblica un articolo che è  ‘scientifico’ (…) e un video recente dell’attività di Pisciarelli (che dopo aver visto centinaia di fumarole in tutto il mondo definirei ora più come attività di un cratere attivo piuttosto che di fumarole)”.

Per Chiodini, “è un momento critico, 10-15 anni fa Pisciarelli non era così, non emetteva come ora svariate centinaia di tonnellate al giorno di CO2.

Il vulcanologo scrive che “qualcosa è cambiato” e invita la ricercatrice puteolana a provare  “a capire cosa…”.

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