Homenews“Lavori d’oro da Arco...

“Lavori d’oro da Arco Felice a Lucrino: costano 3.300 euro al metro!”

spot_imgspot_img

Ricevo e pubblico*

Sono reduce da una passeggiata ed ho visto cosa stanno mettendo in opera, per i sedicenti lavori di “riqualificazione urbana del tratto compreso tra piazza Aldo Moro ad Arco Felice e Punta Epitaffio a Lucrino”.

Come segnalai, fin dal 22 ottobre 2014, non sono MAI stati pubblicati gli atti tecnici, relativi al lavoro in oggetto.

Difatti venne pubblicato sull’albo pretorio, N. Reg. 3257 del 14 ottobre 2014, la delibera di giunta comunale n.123 del 10 ottobre 2014; tale documento, però, conteneva solamente la descrizione sintetica dell’intervento (di ben 5 milioni di Euri). Stranamente, pur riportando l’elenco degli atti tecnici ed amministrativi facenti parte integrante ed essenziale del provvedimento, nulla di ciò risultava allegato e visibile al pubblico.

Analogamente, per altri successivi adempimenti, ostesi solamente in “forma criptata”.

La pubblica amministrazione non mai risposto alle segnalazioni; quindi ha deciso di non rendere pubblico quanto progettato, né quanto posto a base di appalto.

Alla faccia della Trasparenza e contrariamente con quanto, invece, aveva adottato per altri lavori a finanziamento comunitario.

Forse si sono fatti furbi, dopo le figure di m…eschinità, coi vari lavori dagli esiti … ridicoli?

Quindi vorrei ribadire quanto già segnalato; sono in atto lavori di demolizione lungo quella strada e desidero ricordare cosa dispone il Ministero dei lavori pubblici col Decreto 19 aprile 2000, n. 145 – Regolamento recante il capitolato generale d’appalto dei lavori pubblici, ai sensi dell’articolo 3, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109.

Art. 36. Proprietà dei materiali di demolizione:

  1. I materiali provenienti da escavazioni o demolizioni sono di proprietà dell’amministrazione.
    2. L’appaltatore deve trasportarli e regolarmente accatastarli nel luogo stabilito negli atti contrattuali, intendendosi di ciò compensato coi prezzi degli scavi e delle demolizioni relative.

Come si può ben vedere dalle foto, i grossi basoli di basalto vesuviano, sono stati divelti, ma DEVONO essere trasportati nei depositi municipali, poiché di proprietà di tutti i Cittadini di Pozzuoli.

Alla fine, chiunque potrà chiederne dettagliata rendicontazione, visto che trattasi di beni demaniali, oltre tutto di grande valore.

Non di altrettanto valore, anzi, decisamente mediocre, si mostrano i nuovi  manufatti che vengono impiegati oggi.

I cordoni di calcestruzzo, oltre ad essere in contrasto con quanto stabilisce il Piano Paesistico, risultano davvero inappropriati, per lavori che osano definirsi “di riqualificazione”.

Sta di fatto che i “vecchi materiali” soggetti a rimozione e svellimento, come ben si vede nelle foto, sono basoli vesuviani di prima classe, cordoni di travertino di Tivoli di grosso spessore e lastrame di porfido del Trentino.

Le nuove pavimentazioni, invece, non si sa cosa siano.

La fantasiosa denominazione “pietra lavica”, non significa nulla; né commercialmente, né tampoco geologicamente.

Potrebbe provenire da uno qualunque degli oltre duemila vulcani attivi nel mondo.

Alla faccia del rispetto per i materiali tradizionali!

Quella sibillina espressione, pietra lavica, equivarrebbe ad un documento d’identità, che recasse la sola dicitura “essere umano di sesso femminile”.

Tutto ciò, per la modesta cifra di 5 milioni di Euri, parenti stretti a 10 miliardi di vecchie Lire.

13096082_584746188361642_2568628675618874461_nE per un tratto di strada di circa 1 chilometro e mezzo.
Praticamente una “sedicente riqualificazione” da quasi €.3.300 per ogni metro lineare.

Oramai, qui a Pozzuoli, ogni parametro sembra saltato.

Ogni intervento assume dimensioni elefantiache!

A fronte delle tante segnalazioni, precise, dettagliate, circostanziate, NESSUNO si degna di offrire spiegazioni plausibili.

La cosa più oscena, agli occhi del normale Cittadino che si vede proibire di tutto in nome della “protezione ambientale”, appare l’atteggiamento silente, acquiescente, marginale e quasi ininfluente, delle soprintendenze. (…)

(…) Soggiacendo, in pratica, a questo fanfaronesco “animus faciendi”, di una sorta di “armata Brancaleone”, che ormai ha terrore, anche solo di pubblicare cosa e come vorrebbe spendere.

Antipodicamente, ed in tellurica collisione, con gli editti strillati , a gran voce, dal premier e dal governatore, sul migliore impiego dei fondi EU!

*Domenico Grande (architetto)

spot_img
spot_img

Ultimi articoli pubblicati