Sui lavori pubblici gestiti dal Municipio sta accadendo (o forse è già accaduto) qualcosa di grave? Non sembra possibile ipotizzare altro in virtù di un atto che praticamente tutti i rappresentanti delle forze politiche (sia di maggioranza che di opposizione) hanno condiviso, firmato e indirizzato a dirigenti e funzionari comunali, al segretario generale dell’Ente e, per conoscenza, al sindaco Enzo Figliolia e all’assessore al ramo Mario Marrandino.

Un atto dal contenuto a dir poco preoccupante e su cui c’è da scommettere che, prima o poi, anche qualche altro organismo potrebbe manifestare il proprio interesse per capire se al Comune di Pozzuoli si stia operando nel rigoroso rispetto oppure in aperta violazione di quanto prevedono le leggi in materia.

Il documento in questione è il verbale della quarta commissione consiliare permanente, che si occupa di lavori pubblici e infrastrutture.

I consiglieri che compongono questa commissione (il presidente Mario Massimiliano Cutolo dell’Udc e gli altri otto componenti: Elio Buono, Gigi Manzoni e Vincenzo Daniele del Pd, Tommaso Pollice e Sandro Cossiga dell’Udc, Vincenzo Bifulco della lista civica Pozzuoli.Bene Comune, Guido Iasiello del Pdl e Salvatore Maione di Fli) oltre a Michele Luongo di Sel, (quest’ultimo però soltanto come “uditore” non facendo parte della commissione) si sono infatti riuniti il 14 dicembre per discutere sull’andamento del primo lotto dei lavori che si stanno realizzando a Monterusciello per costruire i primi 80 dei 112 alloggi destinati ai senzatetto sfrattati da containers e prefabbricati.

E, a proposito di questo argomento all’ordine del giorno della riunione, la commissione, al termine di una serrata discussione, ha preso, all’unanimità, una posizione netta e durissima sulle varianti in corso d’opera.

“La commissione –si legge nel documento indirizzato al segretario generale Matteo Sperandeo, ai dirigenti Mino Cossiga e Carlo Pubblico, ai responsabili delle unità operative complesse Gino Salzano, Franco Alberto De Simone, Luigi Di Costanzo, Giuseppe Gaudino, Gennaro Mancini, Carlo Di Procolo, al sindaco Enzo Figliolia e all’assessore ai lavori pubblici Mario Marrandino nella consapevolezza dei differenti ruoli che la legge attribuisce agli organi di indirizzo politico e a quelli titolari di poteri gestionale, concorda di formulare un atto di indirizzo con il quale intende affermare il principio che le varianti in corso d’opera debbano essere ammesse solo entro limiti assai ristretti. Appare evidente che le costanti modifiche degli interventi, con particolare riferimento al prolungamento dei tempi previsti e all’incremento dei costi preventivati, testimoniano la scarsa capacità progettuale dell’Ente e, nel contempo, l’abuso del ricorso a tale strumento che la legge rende possibile esclusivamente in casi eccezionali e imprevedibili. La commissione ritiene, pertanto, di dover svolgere un’attenta e rigorosa attività di verifica e di controllo sull’operato posto in essere dai responsabili di tutti i servizi che provvedono a gestire interventi relativi all’esecuzione di opere pubbliche. Pertanto, la commissione, unanimemente, richiede che ogni eventuale futura perizia di variante sia preventivamente trasmessa alla quarta commissione consiliare permanente per l’espletamento dell’attività di verifica e di controllo che resta in capo agli organi politici democraticamente eletti dai cittadini. Più in particolare, la quarta commissione consiliare permanente invita ciascun responsabile di servizio interessato a trasmettere, prima dell’adozione di eventuali atti di variante relativi all’esecuzione di opere pubbliche, tutta la documentazione necessaria ad attestarne la legittimità e a giustificare il ricorso a tale procedura”.

La volontà dei consiglieri è chiarissima, non c’è nemmeno bisogno di “tradurla” dal “politichese”: dirigenti e funzionari comunali che gestiscono i lavori pubblici, da ora in poi, prima di autorizzare eventuali varianti a progetti in corso d’opera, sono invitati ad esibire alla commissione in questione tutti i documenti che certificano l’indispensabilità delle varianti, ma soprattutto a dimostrare che queste varianti sono in linea con ciò che stabilisce la legge in materia.

La norma di riferimento è il decreto legislativo numero 163 del 2006, ossia il cosiddetto “codice degli appalti”, che, al primo comma dell’articolo 132, stabilisce che le varianti in corso d’opera “possono essere ammesse” esclusivamente per uno di questi motivi: “per esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari; per cause impreviste e imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal regolamento, o per l’intervenuta possibilità di utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione, che possono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti nella qualità dell’opera o di sue parti e sempre che non alterino l’impostazione progettuale; per la presenza di eventi inerenti alla natura e alla specificità dei beni sui quali si interviene verificatisi in corso d’opera, o di rinvenimenti imprevisti e non prevedibili nella fase progettuale; nei casi previsti dall’articolo 1664 comma 2 del codice civile (qualora, per effetto di circostanze imprevedibili, si siano verificati aumenti o diminuzioni nel costo dei materiali o della manodopera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al decimo del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore o il committente possono chiedere una revisione del prezzo medesimo e la revisione può essere accordata solo per quella differenza che eccede il decimo; se nel corso dell’opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendano notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore, questi ha diritto ad un equo compenso); per il manifestarsi di errori o di omissioni del progetto esecutivo, che pregiudicano, in tutto o in parte, la realizzazione dell’opera o la sua utilizzazione (in tal caso, il responsabile del procedimento ne dà immediatamente attuazione all’Osservatorio e al progettista)”.

Regole che al Comune di Pozzuoli si presume non siano state sempre rispettate, se è vero come è vero che la commissione lavori pubblici scrive a chiare lettere in questo documento che “le costanti modifiche degli interventi, con particolare riferimento al prolungamento dei tempi previsti e all’incremento dei costi preventivati, testimoniano la scarsa capacità progettuale dell’Ente e, nel contempo, l’abuso del ricorso a tale strumento che la legge rende possibile esclusivamente in casi eccezionali e imprevedibili” e, sulla base di questa  affermazione non certo rassicurante, la stessa commissione ritiene che sia necessario “dover svolgere un’attenta e rigorosa attività di verifica e di controllo sull’operato posto in essere dai responsabili di tutti i servizi che provvedono a gestire interventi relativi all’esecuzione di opere pubbliche”.

Insomma, la sensazione è che siamo di fronte all’avvio di una vera e propria indagine interna dei consiglieri comunali sull’operato di dirigenti e funzionari dell’Ente in merito ai lavori pubblici!

Segno fin troppo evidente che, su questa materia, al Municipio c’è qualcosa che non va come dovrebbe andare.

Qualcosa su cui i consiglieri di questa commissione chiedono di fare piena luce senza subire ostacoli burocratici (o politici) di alcun tipo, se è vero come è vero che gli stessi firmatari del documento in questione aggiungono che “il segretario generale e i dirigenti competenti dovranno garantire e vigilare affinchè i contenuti del presente verbale siano rispettati garantendo ai componenti della 4^commissione consiliare permanente la possibilità di espletare compiutamente i poteri di verifica e di controllo, anche in maniera preventiva, attribuiti dalla legge ai consiglieri comunali”.

Ma c’è di più: i componenti di questa commissione, nel verbale della seduta del 14 dicembre, stabiliscono anche che  le opere di urbanizzazione primaria delle aree interessate alla realizzazione del primo lotto di 80 dei 112 alloggi da costruire a Monterusciello debbano essere appaltate “attraverso procedura di gara ad evidenza pubblica, in quanto opere già finanziate, prevedibili e non legate ad elementi eccezionali”.

E viene da chiedersi per quale motivo la commissione consiliare lavori pubblici abbia sentito la necessità di impartire una disposizione del genere.

All’osservatore più smaliziato non sfugge che, evidentemente, i consiglieri comunali in questione abbiano dato questo indirizzo politico per evitare che in qualche “stanza dei bottoni” del Municipio qualcuno stia pensando (o possa decidere) di affidare a trattativa privata lavori per i quali la legge prevede il ricorso a gare di appalto.

E anche questo “retropensiero” dà luogo ad interrogativi altrettanto inquietanti.

Uno su tutti: con quale sistema vengono gestiti i lavori pubblici al Comune di Pozzuoli se siamo arrivati al punto che la politica sente il dovere di chiedere, con un atto ufficiale condiviso da tutte le forze politiche, che si rispettino “alla lettera” le leggi che regolano la materia e che si controlli l’operato di dirigenti e funzionari addirittura prima che possano prendere decisioni di loro stretta competenza?

(da “Il Corriere Flegreo” dell’8 gennaio 2013)