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“Le nostre bancarelle lasciate al buio dal Comune”

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In penombra, infreddoliti e anche piuttosto arrabbiati. E’ polemica aperta tra gli organizzatori di una vendita di prodotti artigianali ed il Comune per un evento che rientra nel programma natalizio del Municipio e che non si è potuto svolgere nel migliore dei modi per un intoppo non da poco: la mancanza della fornitura di energia elettrica, che avrebbe dovuto essere garantita dall’Ente.

Tutto è accaduto nella villetta del tempio di Serapide (sul lato che affaccia verso il porto), dove le associazioni “We Stay Here” e “Lux in Fabula” avevano allestito per l’intera giornata di ieri, domenica 21, alcuni stands “con materiale riciclato e di riuso” e un concerto per bambini.

Il risultato è stato un mezzo flop per mancanza di “corrente”.

O, meglio, l’unica luce disponibile era garantita dai lampioni della villetta (uno dei quali, peraltro, si accendeva e spegneva ad intermittenza…) mentre solo un paio di postazioni hanno potuto godere di illuminazione grazie alla benevolenza di un vicino esercizio commerciale.

Insomma, nemmeno l’arte di arrangiarsi è servita a tamponare una situazione paradossale.

“Gli accordi erano chiari –fa sapere l’associazione We Stay HereNoi dovevamo provvedere all’allestimento degli stand e al pagamento degli artisti, mentre al Comune sarebbe spettato fornirci il suolo pubblico e l’energia elettrica. Per il suolo pubblico è andato tutto bene, ma della corrente nemmeno l’ombra. Un disservizio che ci ha creato enormi problemi, a cominciare dall’impossibilità di accendere anche qualche stufa per ripararsi dal freddo calato in serata. Pensate che abbiamo acquistato  cavi elettrici a norma spendendo 250 euro pur di poter garantire l’allacciamento elettrico di ogni singola bancarella. Ma, solo ad evento iniziato,  appena ci siamo accorti del disservizio, ci è stato detto che in realtà la corrente non poteva esserci fornita in quanto la centralina era nel Tempio di Serapide e quindi bisognava chiedere un permesso alla Sovrintendenza. Un permesso che evidentemente al Comune o non hanno chiesto o non hanno ottenuto. Risultato: la mattina il concerto si è tenuto soltanto in forma acustica giacchè l’artista si è rifiutato di cantare senza amplificazione, mentre di sera quasi tutti gli stand erano praticamente nell’oscurità, tanto è vero che 5 operatori su 15, vista la situazione, non hanno voluto nemmeno esporre la loro merce, mentre tutti gli altri lo hanno fatto senza alcuna illuminazione o con piccolissime luci di fortuna. Per lo stesso motivo, anche lo spettacolo del giocoliere non si è potuto svolgere per intero. Inutile dire che, ovviamente, abbiamo dovuto pagare gli artisti regolarmente, ma il danno, economico e di immagine, ci è rimasto. E ciò che più ci amareggia è che anche se abbiamo informato in tempo reale il Comune di questo intoppo, nessuno ci ha chiesto scusa per quanto accaduto, nessuno si è fatto vedere almeno per testimoniare la propria solidarietà nei nostri confronti per quanto accaduto. Speriamo davvero che non accadrà nulla di simile anche nei nostri due prossimi eventi, il 29 dicembre alla Darsena e il 5 gennaio a villa Avellino. Il nome della nostra associazione, tradotto in italiano, significa “noi restiamo qui”. E noi a Pozzuoli vorremo restarci, ma è molto difficile se non c’è un briciolo di dialogo con chi governa la città”.

A replicare, per conto del Municipio, è Salvatore Caiazzo, consigliere comunale che sta collaborando attivamente all’organizzazione degli spettacoli natalizi promossi dall’Ente: “Sono molto dispiaciuto per quanto accaduto sul Tempio di Serapide –esordisce l’esponente del Pd- Però mi si lasci dire una cosa. Chi organizza uno spettacolo, principalmente nel suo interesse, deve anche verificare per tempo sul posto se ci sono eventuali problemi. Ho saputo oggi che per questa manifestazione c’era comunque bisogno di una notevole potenza di corrente e che, in ogni caso, la centralina da cui doveva partire la fornitura di energia elettrica era troppo lontana dal luogo in cui si svolgeva l’evento. Se ci si fosse mossi anche con 24 ore di anticipo, avremmo potuto tentare di ovviare con un gruppo elettrogeno di cui è dotata la società responsabile delle luminarie. Però io agli organizzatori, già da circa dieci giorni, avevo dato il recapito telefonico di un dipendente comunale addetto alla pubblica illuminazione, proprio per dar modo a loro di verificare se ci potessero essere intoppi del genere ed eventualmente risolverli in tempo utile. Visto quanto accaduto, devo supporre che nessuno degli organizzatori abbia contattato questa persona, e dunque non credo sia giusto colpevolizzare il Comune”.

L’associazione “We Stay Here”, tuttavia, contesta anche le affermazioni del consigliere: “Da un mese il Comune era a conoscenza del luogo in cui si sarebbe tenuto questo spettacolo –tuona Paolo De Martino, componente del sodalizio- C’era tutto il tempo per avvisarci, in forma scritta o verbale, che ci sarebbe stato un problema di fornitura di energia elettrica. Il dipendente comunale di cui il consigliere Caiazzo mi ha dato il numero di telefono? L’ho contattato. Sabato aveva il cellulare spento e solo stamattina, quando sono riuscito a rintracciarlo, mi ha detto che per la cabina elettrica bisognava chiedere il permesso alla Sovrintendenza. E quando ho informato il consigliere Caiazzo della situazione, mi ha riferito di essere dispiaciuto ma che purtroppo loro non avevano una soluzione e che, in pratica, dovevamo sbrigarcela da soli… Questa è la collaborazione che abbiamo ricevuto dal Municipio!”.

Queste le opposte “campane”.

Ciascuno può farsi un’idea di chi abbia più ragioni da vendere in una vicenda in cui ha sicuramente trionfato la superficialità e l’improvvisazione.

 

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