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Lello Lopez: “Vi racconto la mia opera per le vittime di Monteforte Irpino”

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Ricevo e pubblico*

Quello della Scala è un progetto che risale all’86, periodo in cui mi avvalevo come supporto teorico delle letture di antropologia: Mircea Eliàde, Levì-Strauss, Elémir Zolla. Nell’87 realizzai un primo lavoro più piccolo dell’attuale …in ferro e legno infuocato col quale feci la mia prima installazione alla galleria di Alfonso Artiaco… per poi partecipare subito dopo, nell’88, alla celebre mostra “Napoli Scultura”.

Sono quindi molto legato al progetto che ha dato forma alla Scala… che è il nome della scultura.

Quando mi fu chiesto di realizzare un’opera per commemorare l’incidente di Monteforte Irpino, pensai a un elemento … quanto più semplice potesse essere per narrare un concetto difficile: il distacco improvviso e il desiderio del ricordo.

Mi affidai quindi alla ricerca di un simbolo … che riconobbi essere … quello della ‘Scala’… (e su cui peraltro, avevo già lavorato!)

I concetti di particolare difficoltà, dunque, sono espressi dai simboli che sintetizzano e semplificano aspetti del mondo dello spirito e della psiche di difficile narrazione e rappresentazione: per Jung i simboli sarebbero, infatti, il linguaggio dell’inconscio.

Una veduta notturna de "La Scala" (foto nando panico)
Una veduta notturna de “La Scala” (foto nando panico)

E alcuni di essi, come “La Scala” (la Montagna o l’Albero) sono modelli puri, originari, archetipici dell’inconscio collettivo, di particolare efficacia e collegati ad antiche ritualità.

E la cerimonia che si è sviluppata durante la giornata del 28 luglio, la Messa e l’avvicinamento alla piazza dove si è scoperta l’opera, ha aiutato a rilevarne la qualità simbolica… la ritualità necessaria per l’individuazione di un Centro, il luogo Sacro per eccellenza poiché è l’inizio e la fine di tutte le cose e sede dell’ordine cosmico.

E’ proprio il Centro il luogo d’intersezione delle tre sfere cosmiche (Cielo, Terra e Oltretomba), dove è possibile passare da una regione all’altra dell’universo cosmico.

Così Dante, nei Canti XXI e XXII del Paradiso, vide, nel cielo di Saturno, una scala d’oro innalzarsi vertiginosamente fino all’ultima sfera celeste, sulla quale salivano le anime dei beati.

Le ascensioni e quindi l’andamento a spirale dell’opera significano sempre trascendere la condizione umana e penetrare in livelli cosmici superiori.

Anche Sant’Agostino si serve della simbologia della scala per affermare che attraverso la sua risalita si raggiungono i vari gradi delle virtù morali fino al Sommo Bene.

E nella Bibbia si narra di Giacobbe: “… e vide in sogno una scala che poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo, e vide anche alcuni angeli che vi salivano e vi scendevano. E in cima alla scala vi era il Signore … che gli diceva: io sono il Signore, il dio di Abramo, tuo padre, e il dio di Isacco” (Genesi, ventotto).

Attraverso questi brevi cenni, si può comprendere, dunque, come, fin dai tempi più antichi l’uomo ha cercato di indicare con il simbolo della scala i luoghi di culto, questi centri sacri, che rappresentano i punti di collegamento tra terra e cielo.

Restando nella sua forma originale di simbolo archetipico, ”La Scala”, a forma di spirale, si fa, dunque, plasticamente: attraversamento, ascèsi, passaggio, elemento di congiunzione, ponte per raggiungere il mondo celeste, porta tra l’immanente e il trascendente.

Le dimensioni dell’opera sono di cm 500x190x190, è realizzata in acciaio ed ha un andamento spiralico. Nell’altezza dell’opera va considerata la base che, proporzionata all’opera, è costruita in acciaio corten.

Sulle ‘facce’ sono incisi con il laser i nomi delle vittime e brevi testi esplicativi.

Essi sono visibili anche di notte perché all’interno della base è collocata una luce di forte intensità che illumina anche la scultura.

l*Lello Lopez

(autore de “La Scala”, opera dedicata alle vittime dell’incidente di Monteforte Irpino del 28 luglio 2013: la scultura, donata dal maestro Lopez, è stata inaugurata il 28 luglio 2014 nella “piazza del Ricordo”, ex Largo Palazzine)

(la foto di Lello Lopez è di Lucio Ambrosino)

 

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