Il sindaco Figliolia con il consigliere Pennacchio (foto gino conte)

Sembrava tutto fatto, la fumata bianca era pronta per essere diffusa dal Palazzo Municipale di Toiano, poi improvvisamente la giostra si è fermata.

E così anche la terza settimana dall’azzeramento delle deleghe a tutti gli assessori inizia senza la nuova giunta.

I soliti bene informati raccontano di un Figliolia molto arrabbiato per non riuscire a chiudere il cerchio che gli consentirebbe di governare per i prossimi due anni e mezzo senza nemici in casa e con tutta l’area del ‘dissenso’ rappresentata in Amministrazione.

La ‘quadra’, in verità, era stata faticosamente trovata e ve l’abbiamo raccontata ieri, poi qualcosa è andato storto.

E siccome nelle stanze comunali molti muri hanno orecchie, siamo riusciti a sapere che il pomo della discordia è il nome su cui il consigliere Pd Mimmo Pennacchio (l’ultimo dei ‘ribelli’ da accontentare, dopo le dimissioni del capogruppo Enzo Daniele, ritiratosi sull’Aventino ‘senza nulla a pretendere’) insiste per occupare anch’egli, sia pure per interposta persona, una casella nell’Esecutivo.

Si tratta dell’ingegner Camillo Falanga (nella foto), già commissario cittadino Udc e assessore ai lavori pubblici nella prima giunta Giacobbe.

Falanga ha la tessera del Pd dopo aver partecipato senza fortuna (24 voti) alle ultime comunali come candidato consigliere nell’Udc (in appoggio all’aspirante sindaco Sandro Cossiga) e Pennacchio lo vuole a tutti i costi assessore.

Figliolia però è contrario, sia per il suo precedente di governo con una giunta di centrodestra (anche se per la verità il Primo Cittadino non si è mai fatto scrupolo di imbarcare ex avversari nella sua coalizione, vedi lo stesso Pennacchio, ma anche Cutolo, Marrandino, Maione e il Fenocchio dell’era Magliulo, per fare solo alcuni esempi, così come lo stesso Aulitto, assessore anche con Giacobbe, al pari di Falanga) sia per il fatto che, come da lui stabilito fin dal primo momento all’atto delle candidature al consiglio comunale, gli esponenti della sua squadra giammai avrebbero dovuto essere o consiglieri eletti o “trombati”.

Tommaso Scotto di Minico (foto gino conte)

Stessa battaglia che Figliolia sta facendo con Salvatore Maione per non far entrare in Giunta il consigliere Tommaso Scotto.

Questo “no”, tuttavia, Pennacchio non l’ha preso bene e lo ha considerato il secondo “sgarbo” ricevuto dopo la defenestrazione da assessore al bilancio del suo commercialista di fiducia, Gianluca Liguori, che ha provocatoriamente riproposto al Sindaco.

“Se  non ti va bene Falanga – avrebbe detto Pennacchio al Sindaco – allora mi devi riconfermare Liguori: prendere o lasciare”.

Questo il retroscena delle ultime ore, che avrebbe indotto Figliolia ad una ulteriore riflessione sul da farsi, visto che non solo ha già di fatto promesso le deleghe di Liguori al rientrante Ismeno,  ma vede lo stesso Liguori (nella foto di gino conte) con sospetto da quando si è convinto che c’era la sua “manina” su un emendamento al piano triennale dei lavori pubblici che lo stesso Sindaco non conosceva e che lo ha esposto ad una pessima figura in Consiglio Comunale, tanto da annunciare, proprio in quella seduta, la necessità di una verifica di maggioranza.

Il Sindaco sa bene che cedere sul principio del ‘candidato (o consigliere)-assessore’ potrebbe “incartarlo” nei rapporti con altre forze politiche che gli avevano inutilmente avanzato la stessa richiesta.

Enzo Daniele, capogruppo dimissionario del Pd

Però Figliolia, da vecchio marpione della politica qual è,  sa anche che, su sette esponenti del Pd, il malumore di un solo ‘dissidente’ (Daniele) si può pure superare senza danni, ma il ‘maldipancia’ di un secondo scontento (Pennacchio) potrebbe trasformarsi una mina vagante e indebolirne anche il ‘potere contrattuale’ nei confronti di altri alleati della coalizione: a cominciare dai Maione, che non gradiscono la sua interferenza esterna nei “loro” equilibri intestini per  la designazione del successore di Enzo Aulitto in quota Democrazia e Libertà.

Non resta dunque che aspettare cosa accadrà.

Tutto è possibile in politica.

Anche che le cose dette un minuto prima non valgano un minuto dopo.

Quindi, possiamo aspettarci ricomposizioni (come se nulla fosse accaduto) o rotture inattese in qualsiasi momento.