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Lo stress colpisce il 25% dei lavoratori

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

Lo stress è il secondo tra i problemi di salute legato all’attività lavorativa: colpisce, nei 28 Stati membri dell’Unione, quasi un lavoratore su quattro, con un costo annuo che viene stimato oltre i 25 miliardi di euro. Più della metà delle giornate lavorative perse è dovuta a stress. Per sette lavoratori italiani su dieci, le cause più comuni di stress sono legate alla riorganizzazione del lavoro o al carico di lavoro e delle ore di lavoro. Oltre sei lavoratori italiani su dieci, indicano fra le cause di stress anche la mancanza di sostegno da parte dei colleghi o superiori e comportamenti inaccettabili come il bullismo, le molestie o legano lo stress a ruoli e responsabilità poco chiare.

Al contrario, solo quattro lavoratori italiani su dieci ritengono che i fenomeni di stress siano rari mentre uno su venti nega addirittura si verifichino fenomeni del genere.

Sono i dati recentemente diffusi dal Consiglio Nazionale degli Psicologi, che di queste problematiche si è da tempo fatto interprete e recentemente ha condotto uno specifico studio al riguardo, raccolto nel volume ‘Rischio stress lavoro correlato. Le competenze dello psicologo nella valutazione e gestione’ (Liguori, 2013), per superare alcuni luoghi comuni e tornare alle evidenze scientifiche, alle metodologie di provata efficacia e a un approccio fondato sul coinvolgimento professionale dello psicologo in qualità di esperto e in collaborazione con altre figure.

Per gli psicologi, in Italia si è dato il giusto peso al fenomeno e la nostra legislazione è all’avanguardia nel campo della prevenzione dei rischi compreso lo stress lavoro correlato: tuttavia le misure aziendali di prevenzione possono essere molto migliorate con ricadute positive sia sui lavoratori che sulle aziende in termini di salute, produttività e minori costi. “Adottando il giusto approccio – ha spiegato Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi- i lavoratori e le aziende possono vincere la battaglia contro lo stress che, quando connesso all’attività lavorativa, è prevenibile e l’azione condivisa volta a contenere tale problema può essere molto incisiva”.

Nel volume -frutto dell’opera di uno specifico gruppo di lavoro coordinato dalla presidente dell’Ordine degli psicologi dell’Umbria, Imma Tomay- vengono affrontate le problematiche inerenti la valutazione e gestione del rischio stress lavoro correlato.

Con il contributo di numerosi esperti e testimoni, si puntualizza la specificità dell’azione professionale dello psicologo e si discutono le basi metodologiche, i riferimenti normativi, gli spazi per l’uso delle competenze psicologiche funzionali ad assicurare, oltre gli standard minimi obbligatori, interventi di elevata qualità, utili per correggere e prevenire i rischi e per promuovere una cultura della salute e sicurezza negli ambienti lavorativi.

Sono inoltre indicati i compiti dei servizi di prevenzione e sicurezza incardinati nelle Asl e descritti casi di interventi in medie e grandi aziende.

Un utile strumento destinato non solo agli psicologi che operano sul campo, ma anche e soprattutto ai datori di lavoro, alle associazioni di categoria, ai tecnici della sicurezza, ai sindacalisti, ai rappresentanti degli organismi pubblici prefigurati dalla legge: a tutti quei soggetti, insomma, che intendono acquisire maggiore competenza su come migliorare le pratiche di prevenzione in uso. L’obiettivo, dunque, ha puntualizzato Tomay, è quello di offrire un contributo “affinché venga definitivamente superata la visione convenzionale dello psicologo come figura deputata alla sola gestione della sofferenza individuale, in quanto vengono ribaditi i contributi che ne mostrano la competenza nel campo dell’intervento organizzativo per la salute e la sicurezza”.

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