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Lombardia, Majorino: Fontana-Moratti il passato, noi svolta radicale

‘Sanità, casa, trasporti, ambiente, diritti: vincere per cambiare’

Milano, 3 dic. (askanews) – “Moratti e Fontana e le loro liti sono il passato”, fatto di “28 anni di governo di destra, rappresentati oggi dalla palese inadeguatezza” del presidente uscente. La coalizione di centrosinistra, “che può arricchirsi ancora di più per diventare ancora più determinata”, si candida allora “per dire che vogliamo portare il cambiamento”. E si candida “per vincere. Vincere, vincere per cambiare. Perchè di cambiamento c’è un gigantesco bisogno”. Nel discorso all’evento con cui lancia la sua candidatura per le Regionali lombarde, Pierfrancesco Majorino mette in chiaro che, pur conscio che “la sfida è difficilissima”, la corsa “non è per partecipare”.

Un messaggio che manda “ai nostri avversari, in particolare ai due che vengono dal centrodestra Attilio Fontana e Letizia Moratti: io, noi, N-O-I, siamo in campo per portare finalmente aria fresca e nuova, perché questa regione torni a respirare. Perchè c’è davvero bisogno di una svolta politica che dia alle cittadine e ai cittadini di Lombardia un governo regionale all’altezza delle loro necessità, dei loro interessi, delle loro e speranze e dei loro desideri”.

Una svolta che Majorino non ha paura a definire “radicale”, al di là dei “dibattiti surreali sul tasso di riformismo o estremismo dei candidati”. L’agenda del candidato del centrosinistra proopne dunque “scelte radicalmente diverse da quelle effettuate sin qui”. A partire dalla sanità, dove “la situazione è diventata allarmante”, a causa di “una privatizzazione senza governo che ha alla fine nei fatti impoverito l’offerta pubblica e debilitato la medicina territoriale”. La politica di Fontana, “ma pure di Letizia Moratti, che è corresponsabile politica di una situazione che non ha mai criticato da Sindaco e che ha assecondato con la sua pessima e recente riforma da assessore”.

Dunque “ecco perchè c’è bisogno di noi. E c’è bisogno di una poderosa riforma fatta con la comunità scientifica, i medici, gli infermieri, le lavoratrici e i lavoratori del settore, gli enti locali, il mondo fondamentale del privato sociale, una riforma coraggiosa e non calata dall’alto”.

E poi la questione della casa: “Basta case vuote. ALER Milano non sa nemmeno più quanti siano i migliaia di appartamenti sfitti e inutilizzati a fronte di migliaia di persone senza casa. Va rivoltato come un calzino il soggetto che gestisce per conto di Regione Lombardia l’edilizia residenziale pubblica”.

Capitolo PNRR: oggi in Regione “mi guardano smarriti quando chiedo lo stato di avanzamento dei progetti”. Dunque sull’utilizzo di tutti i fondi di matrice europea “vorrò dotarmi di un super assessore che si occupa solo di questi, dei bandi e così via”.

Sui trasporti “è chiaro che si deve intervenire con nettezza dentro Trenord e fare le scelte migliori sul piano gestionale. Ma questo non basta, non basterebbe”. Trasporto pubblico e mobilità sostenibile, politiche tariffarie a sostegno dei più deboli, rinnovo del parco mezzi puntando sull’elettrico.

Per “prendere di petto la questione della qualità dell’aria, nella regione più inquinata d’Europa, come quella ancora più ampia degli effetti della crisi climatica”. Temi su cui Fontana “è una sorta di piccolo Bolsonaro, un negazionista”. Ad esempio con la riqualificazione degli edifici pubblici a partire proprio dalle case popolari, una misura efficace per abbassare emissioni, creare nuovi posti di lavoro, abbassare i costi energetici. Attraverso scelte che appartengano alla rivoluzione ambientale che dobbiamo proporre e che tenga insieme giustizia sociale e giustizia climatica”.

Al mondo produttivo lombardo Majorino offre “un modello basato sulla responsabilità sociale d’impresa e sulla cultura dell’innovazione immaginando una struttura ad hoc per semplificare gli adempimenti burocratici”. E poi “politiche del lavoro e per il lavoro”, mutuando il patto realizzato da Regione Emilia Romagna basato “sul valore della concertazione, sul coinvolgimento delle parti sociali, e definisce una buona cornice di riferimento”. E poi, dice ironizzando su chi lo definisce estremista, “scusate se ora faccio l’estremista o il candidato ‘identitario’, questione salariale. Non ritengo accettabile che le istituzioni incoraggino il lavoro povero e questo deve riguardare anche Regione Lombardia che non può determinare appalti con paghe da fame”. E infine “cultura dei diritti”: contro l’omotransfobia, per i diritti delle donne di scegliere, per la piena applicazione della legge 194, per la piena cittadinanza “in un Paese vergognosamente incapace di promuovere lo ius scholae”.

Su questa agenda “faremo una campagna elettorale col sorriso sulle labbra, appassionata, alla ricerca delle voci più inascoltate e delle idee più innovative, con un’alleanza di forza politiche e movimenti civici, orgogliosa che può arricchirsi ancora di più per diventare ancora più determinata”.

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