Cosa pensereste di un cittadino che si indebita fino al collo per comprare una casa perfettamente abitabile ma poi la lascia vuota e continua a vivere in affitto pagando una pigione ed un mutuo?

Pensereste sicuramente che sta amministrando male i propri soldi.

Tuttavia, finchè queste cose le fa un privato, sono pur sempre affari suoi e della sua famiglia, dunque non incidono sulla collettività se non a livello di “inciucio”.

Se invece un modo del genere di maneggiare il danaro  riguarda i soldi pubblici, allora dobbiamo seriamente preoccuparci e chiederne conto a chi se ne rende responsabile con atti e provvedimenti.

E su come l’Amministrazione Comunale sta gestendo i  nostri soldi per la pubblica illuminazione, bisogna sicuramente porsi delle domande e, soprattutto, aspettarsi delle risposte convincenti.

Un servizio, quello della manutenzione ordinaria e straordinaria delle luci stradali, che è ormai diventato un vero e proprio “pozzo di san patrizio”.

Ripercorriamone le ultime tappe: dal 19 aprile 2013 al 20 giugno 2014, di questa mansione si è occupata la ditta “Sogena” di Giugliano per 650mila euro:  l’11 agosto 2014 (determina dirigenziale 1433) la “NC Impianti” ha curato per 100mila euro la manutenzione straordinaria degli impianti a servizio dei rioni popolari;  il 20 agosto 2014, con la determina dirigenziale 1466, entra in gioco la “Giuba s.r.l.” (impresa di Pozzuoli, con sede in via Fasano N°5) che vince una gara da 154.503,16 euro + iva per  garantire manutenzione ordinaria e straordinaria nell’arco di 6 mesi.

Nel frattempo, però, la Giunta si attrezza e, nel piano triennale delle opere pubbliche 2014-2016, inserisce un global service che comprende esecuzione di nuovi impianti più la gestione e manutenzione di tutta la pubblica illuminazione.

Tra il 9 giugno (delibera 74) ed il 29 ottobre (delibera 125) del 2014, Sindaco e Assessori approvano prima il progetto preliminare e poi quello definitivo.

L’appalto dovrà durare sei anni e costa 16 milioni 360mila euro.

Il Comune, però, non ha tutti i soldi per coprire questa cifra e quindi stabilisce che contribuirà con fondi propri pari a 4 milioni 860mila euro (che inserirà  come voci di spesa in bilancio dal 2015 al 2020: praticamente sei rate annuali da 810.000 euro ciascuna) e, per la restante parte di 11 milioni e 500 mila euro, contrae un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, accollandosi un debito in 40 rate semestrali (scadenza 30 giugno e 31 dicembre di ogni anno) da 390.982,43 euro ciascuna, da pagare nell’arco di vent’anni, ossia dal 30 giugno scorso al 31 dicembre 2034 (così come stabilito nella determina dirigenziale 2019 dell’11 novembre 2014).

Ricapitoliamo: ad oggi, 6 novembre 2015, solo per finanziare questo maxiappalto, in teoria  abbiamo già pagato la prima rata del mutuo (scaduta il 30 giugno) e la prima rata del finanziamento comunale (inserita nel bilancio 2015).

Totale già versato: 1 milione e 200 mila euro.

Ma l’appalto, nel frattempo, che fine ha fatto?

E qui entriamo nel nocciolo della questione.

Già: perché soltanto il 25 marzo 2015 (dopo ben quattro mesi e mezzo dal via libera della Giunta), con la determina dirigenziale 564, vengono approvati il progetto esecutivo e gli atti di indizione della gara d’appalto da 16 milioni e 360 mila euro.

Il bando di gara viene pubblicato all’Albo Pretorio dal 14 aprile al 5 giugno di quest’anno: la scadenza per la presentazione delle domande è fissata alle ore 13 del 12 giugno 2015, mentre tre giorni dopo (15 giugno ore 9) viene prevista l’apertura delle offerte.

Dal 15 giugno ad oggi, sono trascorsi quasi cinque mesi e nessuno ancora è in grado di dirci chi ha vinto questa gara!

E  sapete perché?

Perché soltanto il 23 giugno (otto giorni dopo la scadenza del termine per l’apertura delle offerte!) il Comune si ricorda (con nota protocollo numero 29067) di chiedere all’Università la consulenza di un esperto di illuminotecnica da inserire nella commissione giudicatrice del bando.

E, soltanto il 5 ottobre (cioè un mese fa), con la determina dirigenziale 1728, viene costituita ufficialmente la commissione che deve giudicare le offerte per questo appalto, con l’affidamento dell’incarico di componente esterno alla docente universitaria Laura Bellia (per un compenso totale di 3.780 euro).

Ma, nel frattempo, chi è che sta curando la manutenzione ordinaria e straordinaria della pubblica illuminazione?

Una sola ditta, sempre la stessa: la “Giuba” di via Fasano.

Che, in attesa del vincitore dell’appalto per i prossimi sei anni, ha già ottenuto, in meno di sei mesi, ben 4 proroghe di incarico, sempre con le stesse motivazioni (sembrano quasi dei “copia e incolla” le determine dirigenziali numero 838 del 30 aprile, numero 1436 del 6 agosto, numero 1586 del 15 settembre e numero 1855 del 26 ottobre), tutte senza un’indicazione precisa della durata dell’affidamento  e tutte di importo pari a 39.900 euro più iva, ossia 100 euro in meno alla soglia dei 40.000 euro che avrebbe fatto scattare l’obbligo di indire una gara invece che assegnare il servizio a trattativa privata con il ricorso al cottimo fiduciario.

Domanda elementare: quante volte dobbiamo pagare il servizio di pubblica illuminazione?

Per quale ragione, oltre al milione e duecentomila euro di debito già sborsato per finanziare il lavoro di chi vincerà l’appalto, abbiamo già dovuto spendere anche 160mila euro per remunerare le quattro “botte di emergenza” causate dai ritardi della burocrazia?

E, per giunta, stabilendo importi tali che sia legittimato a poter lavorare in ”emergenza” un solo soggetto, alla faccia della libera concorrenza tra imprese?  

Sindaco, consiglieri comunali, assessori, revisori dei Conti, forze dell’ordine, magistratura: a voi questa storia sembra normale oppure sarebbe il momento che cominciaste a ficcarci il naso per capire se si sta sperperando denaro pubblico, magari a vantaggio di qualcuno?