Non finisce mai di meravigliarci ciò che sta accadendo negli ospedali per la gestione dei malati di coronavirus. Abbiamo infatti appreso che, al “Santa Maria delle Grazie”, è scattato l’obbligo di trascorrere la quarantena in casa  per una trentina tra medici, infermieri ed operatori socio sanitari risultati contagiati dal COVID-19 nei reparti del nosocomio di La Schiana.

Una notizia che  ci ha lasciato di stucco e che ripropone il problema, ancora non risolto, della sorte dei camici bianchi e dei loro familiari quando uno di essi, contagiato sul luogo di lavoro, risulta positivo al tampone ed è, per fortuna, in condizioni di salute tali da non richiedere un ricovero.

Già: perché finora, sul nostro territorio, nessuno ha pensato di dotare, una categoria così a rischio, di residenze private, pagate dall’Asl o dagli enti locali, per isolare questi professionisti al termine del loro turno lavorativo ed impedire così di poter essere pericolosi per la salute dei propri parenti più stretti, specie nel caso in cui siano anch’essi ufficialmente colpiti dall’epidemia.

In realtà, una proposta che andava anche in questa direzione (CLICCA QUI PER LEGGERLA) è stata avanzata ieri da sette consiglieri comunali di Pozzuoli durante la seduta del parlamentino civico, ma il sindaco Figliolia si è rizelato sostenendo che fosse un attacco politico al suo lavoro e al suo ruolo istituzionale in questa fase di emergenza e, abbandonando l’aula per non votarla, ha indotto anche la sua maggioranza a  bocciare l’atto. Una decisione davvero incomprensibile: come se il diritto alla salvaguardia della salute dei familiari di medici, infermieri e operatori socio sanitari possa essere considerato  meno importante dello smisurato egocentrismo del Capo dell’Amministrazione di Pozzuoli.

Fatto sta che, adesso, questi 30 ammalati devono stare attenti a non peggiorare la situazione, prendendo tutte le precauzioni possibili per evitare di trasmettere il virus ai loro cari.

Molto dipende ovviamente dalle situazioni logistiche e dalla disponibilità economica di ciascuno di essi.

Chi ha una casa abbastanza grande può isolarsi più facilmente dal resto della famiglia pur abitando nello stesso alloggio.

Chi ha la possibilità di fruire di una casa disabitata (di proprietà o in prestito da amici, parenti o conoscenti) può trascorrere la quarantena lì.

Ma chi non ha questa fortuna, o deve fittare temporaneamente un appartamento (alimentando il mercato nero delle locazioni immobiliari, che pare sia molto fiorente soprattutto in questo periodo, proprio per la situazione che si è creata nelle strutture sanitarie) o, come pure sta capitando, è addirittura costretto a trovare riparo all’interno di una delle tante attività commerciali attualmente chiuse al pubblico.

E speriamo che nessuno di loro fosse sprovvisto di auto quando è stato allontanato dall’ospedale dopo il contagio: altrimenti, sai che pacchia per il virus in taxi, mezzi pubblici o “passaggi” di fortuna…