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Mercatino di via Fasano: tensione dopo i controlli

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Si respira un clima tesissimo tra i commercianti del mercatino alimentare di via Fasano, dopo il blitz di due giorni fa.

In molti non si spiegano un intervento così massiccio dei militari, soprattutto in considerazione del bilancio finale dell’operazione.

Ad intervenire sono stati i Nas dei Carabinieri.

Tutti gli stand degli ambulanti di prodotti ittici, con 44 “postazioni”, sono stati passati al setaccio dai militari.

Le licenze di vendita sono risultate tutte regolari, ma ciò che ha fatto scattare i provvedimenti ha riguardato ancora una volta la tracciabilità dei prodotti. In tutto sono stati otto i casi di irregolarità riscontrati dai carabinieri  – che hanno operato assieme alla compagnia di Pozzuoli e ai medici dell’Asl Napoli 2 Nord – riguardanti la mancanza di documentazione che attestasse l’origine dei prodotti messi in vendita.

In pratica, nei casi irregolari venuti alla luce, alcuni commercianti avevano esposto pesce e frutti di mare di cui però era impossibile sapere dove erano stati pescati, la data, la specie precisa e tutto ciò che riguarda la loro natura.

Una specie di “carta d’identità” dei prodotti ittici, obbligatoria per legge, ma che in otto casi è risultata assente.

Di diverse migliaia di euro l’ammontare totale dei verbali elevati nei confronti dei commercianti non in regola, ma in tutti gli altri casi, fortunatamente, i prodotti messi in vendita sono risultati del tutto innocui per la salute.

In realtà non ci sarebbero prove che la merce rinvenuta senza documentazione sulla tracciabilità fosse dannosa per la salute, ma il pericolo sarebbe comunque potenziale.

Sulle tavole dei consumatori finali sarebbero dunque potuti finire prodotti del mare di cui però si disconosceva l’origine. Un po’ come accaduto nei tanti casi nei quali ha operato la Capitaneria di Porto: commercianti che vendevano pesce non potendo però fornire dati sulla sua origine.

Il blitz ha fatto però scattare in molti rivenditori rabbia e incredulità. Ieri mattina una loro delegazione, assieme alla sigla sindacale Unimpresa, ha incontrato l’assessore alle Attività Produttive, Carlo Morra.  Un incontro volto a capire le ragioni di un’operazione che a molti è sembrata sproporzionata per numero di uomini in azione. Ci sarebbe anche molta suggestione, soprattutto per ciò che riporta alla mente il “mondo” del mercato del pesce a Pozzuoli.

Lo stesso che anni fa portò non solo a numerosi arresti nei confronti di capi e affiliati al clan Longobardi-Beneduce (che   tra i mercatali chiedeva il “pizzo” su  tutti i movimenti di merce e di mezzi) ma anche allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione camorristica.

Ci furono anche indagati eccellenti, sui quali poi sono cadute tutte le accuse.

Fu una vera doccia gelata per la città.

Accadeva meno di dieci anni fa e ciò che in molti hanno visto all’interno del mercato al dettaglio martedì mattina ha senz’altro riportato alla memoria  quegli avvenimenti.

Si stava cercando “altro” nel mercatino di via Fasano?

Questa la domanda che in molti si sono fatti.

“Stiamo cercando di capire cosa è accaduto e perché -dichiara l’assessore Carlo MorraFino a questo momento non ci è giunta alcuna comunicazione ufficiale da parte delle autorità che hanno effettuato i controlli né i nostri funzionari, inviati sul posto durante le verifiche, hanno avuto riscontri in merito. Fermo restando che, se ci sono state irregolarità, eventuali responsabilità personali vanno sanzionate così come la legge prescrive, siamo seriamente preoccupati per la sorte di un intero comparto economico”. “All’Amministrazione abbiamo innanzitutto chiesto se fosse a conoscenza di questa operazione e ci è stato risposto di no – afferma invece Aldo Marcellini, coordinatore nazionale di UnimpresaMa abbiamo anche chiesto di accompagnarci nel recuperare l’immagine offesa sia dell’attività mercatale che della città, visto che a nostro parere un’operazione del genere getta discredito su Pozzuoli. Ci chiediamo come mai un così grande dispendio di energie e soldi pubblici degno di un vero e proprio blitz per un semplice controllo igienico-sanitario. Quale necessità c’era di utilizzare 50 uomini e addirittura un elicottero di supporto? C’è  forse qualcosa di più grave che noi non conosciamo? Nel dubbio, ci preoccupa il futuro degli operatori in quella struttura. Anche perché voci di alcuni tutori dell’ordine intervenuti durante i controlli hanno esternato la possibile chiusura del mercato. E in un periodo di estrema crisi economica, già la cattiva immagine data al mercato dopo questo blitz aggrava la situazione, figuriamoci se dovesse arrivare addirittura la chiusura della struttura”.

(da “Il Corriere Flegreo” dell’11 aprile 2013)  

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