a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

Sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che un migrante che lavora in Italia non è un ospite, ma un lavoratore nel pieno dei suoi diritti come stabilito dalla Costituzione Italiana e che produce reddito per sé e per tutto il Paese.

Questo l’obiettivo del progetto ‘Il Lavoro è Cittadinanza’, promosso dalla ministra dell’Integrazione Cécile Kyenge in collaborazione con l’Inps e presentato recentemente a Roma. “Questo è un progetto importante per il nostro ministero -ha detto Kyenge- guardare l”altro’ è la risorsa importante da cui partire. Dobbiamo portare avanti questo lavoro per il nostro futuro collettivo”.

Secondo la ministra, “lo scopo della campagna è far riflettere grazie alla più approfondita conoscenza dei dati appena presentati sull’importanza dei lavoratori stranieri in Italia. Uomini e donne -ha concluso- che spesso siamo abituati a vedere soltanto come un problema, ma non come una risorsa”.

A sottolineare l’importanza del progetto è stato anche il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua: “I dati che emergono fanno vedere che il sistema di protezione per questi lavoratori sta funzionando, come affiora dai numeri resi noti su pensioni e sostegno al reddito, come peraltro deve avvenire in ogni Paese civile”.

“Il lavoro -ha terminato- è lo strumento di contribuzione alla crescita della comunità nazionale”.

Durante la presentazione del progetto, è stato proiettato lo spot ‘Il Lavoro è Cittadinanza’. Lo spot racconta la storia di un imprenditore originario di un Paese extraeuropeo che cerca qualcuno a cui offrire un posto di lavoro nella sua azienda.

E, per farlo, usa un metodo molto particolare che mette a nudo i pregiudizi che circolano nella società italiana riguardo al lavoro dei migranti, facendo leva su un dato in particolare, e cioè che pochi sanno che sempre più spesso i migranti diventano imprenditori dando lavoro a molti italiani.

L’imprenditore si reca così in strada e nei luoghi frequentati da ragazzi e offre loro dei posti di lavoro ricevendo rifiuti da tutti. Con la telecamera nascosta, infatti, viene ripreso il momento in cui si avvicina ai ragazzi per fare loro un’offerta di lavoro. Nessuno lo ascolta, proseguendo diritto o voltando lo sguardo.

E le cose non cambiano neanche quando l’imprenditore diventa più esplicito con frasi come “sono un imprenditore, ho un lavoro da offrirti”.

In conclusione, il video ricorda che “i lavoratori migranti producono il 10% del Pil italiano, riconoscerne l’importanza significa riconoscere un’opportunità”.

All’iniziativa ha partecipato anche il presidente della Commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi.

“E’ un progetto di cui condivido il significato –ha dichiarato- I lavoratori migranti sostituiscono gli italiani nei lavori ‘rifiutati’, ma anche nelle forme di autoimprenditorialità ‘rifiutata’”.

Pure per il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, quello illustrato “è un progetto importante anche per tutelare i lavoratori immigrati in questo periodo di crisi in cui a soffrire di più i lavoratori più deboli”.

Giova comunque precisare al riguardo che i lavoratori extracomunitari presenti in Italia sono rappresentati per la maggior parte da lavoratori dipendenti, un milione e 153 mila, di cui 883mila con contratto a tempo indeterminato e circa 270mila a tempo determinato (secondo le elaborazioni diffuse dall’Inps, proprio in occasione della presentazione, nella capitale, della campagna ‘Il Lavoro è Cittadinanza’, promossa dal ministro per l’Integrazione con l’Istituto).

Stando ancora ai dati forniti dall’Istituto, seguono i lavoratori domestici, con 467mila unità, e gli esercenti attività commerciali, che sono circa 159mila. Gli artigiani sono circa 120mila, e 19mila i lavoratori parasubordinati.

Infine, in ambito agricolo, si contano circa 136mila lavoratori dipendenti extra Ue, quasi 17mila stagionali e circa 1.500 coltivatori diretti.

Mentre, i cittadini extra Ue beneficiari delle prestazioni Inps sono invece rappresentati, per la maggior parte (323.500), da coloro che fruiscono dell’assegno al nucleo familiare.

Seguono –in base ai numeri comunicati dall’Ente assicuratore nella medesima manifestazione promossa dal Ministro per l’Integrazione con l’Istituto-  gli intestatari di indennità di disoccupazione (circa 297mila tra ordinaria non agricola, edile e agricola) e coloro che beneficiano di cig/cigs (circa 123mila), mentre 15.500 sono i titolari di indennità di mobilità. Infine, sono 32.500 le titolari di indennità di maternità e 15mila i fruitori di congedi parentali. Per quanto attiene, invece, le prestazioni pensionistiche, sono quasi 27mila i cittadini extra Ue intestatari di una pensione previdenziale, e 38mila quelli con un trattamento indennitario di tipo assistenziale. Sono poi oltre 300mila i cittadini extracomunitari che hanno avviato un’impresa individuale nel nostro Paese, per la maggior parte (132mila) titolari di ditte di commercio all’ingrosso e al dettaglio. Seguono i titolari di ditte di costruzioni (74.600), di attività manifatturiere (27.600), di servizi di alloggio e ristorazione (circa 15mila) e di attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (13.800).

Non mancano, tuttavia, presenze importanti di cittadini extracomunitari in settori come agricoltura, silvicoltura e pesca (circa 7mila), trasporto e magazzinaggio (6.500), servizi di informazione e comunicazione (4.400) e attività professionali, scientifiche e tecniche (3.900).