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Mino Cossiga rischia il processo per danno ambientale

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E’ stato chiesto il rinvio a giudizio per lui ed altre quattro persone con l’accusa di danno ambientale ed omissione in atti di ufficio.

Mino Cossiga (foto grande in alto), 56 anni, “superdirigente” del Comune di Pozzuoli (gestisce contemporaneamente ragioneria, avvocatura, urbanistica e ambiente) e “deus ex machina” (sia pure ufficioso) dell’Udc locale (di cui è consigliere comunale il nipote Sandro Cossiga)  dovrà attendere fino al 22 novembre per sapere se la sua attuale posizione da indagato si aggraverà in quella di imputato o decadrà del tutto con un proscioglimento in sede di udienza preliminare.

La vicenda giudiziaria (così come si legge sul quotidiano on line Ottopagine.it in un articolo di Enzo Spiezia) vede coinvolto Cossiga nella sua qualità di commissario liquidatore del consorzio rifiuti Benevento 1 e dunque, va chiarito subito, per fatti che non riguardano la sua attività istituzionale nel Municipio del “capoluogo” flegreo.

E’ giusto però mettere a conoscenza l’opinione pubblica dell’esistenza di un’inchiesta che, qualora dovesse produrre una condanna con sentenza passata in giudicato, potrebbe avere effetti dirompenti sulla macchina burocratica del Comune di Pozzuoli (di cui  Cossiga detiene notoriamente le “chiavi”) qualora l’Amministrazione decidesse di assumere provvedimenti nei suoi confronti.

A chiedere il rinvio a giudizio di Mino Cossiga (il gup doveva esprimersi già giovedì scorso 10 ottobre, ma ha avvertito un lieve malore durante l’udienza e la seduta è stata rinviata di 38 giorni) è stato il pubblico ministero Antonio Clemente al termine di un’indagine  condotta dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale della Guardia Forestale, sulla gestione dei rifiuti nell’ex discarica di Piano Borea, una frazione in provincia di Benevento.

Oltre a Cossiga, nel registro degli indagati sono finiti il sindaco beneventano Fausto Pepe, i vertici dell’Asia sannita (il presidente Lucio Lonardo e il direttore tecnico Massimo Romito) e l’ex presidente del consorzio rifiuti Benevento1, Gerardo Giorgione.

“Nel mirino degli inquirenti –si legge testualmente nell’articolo pubblicato da Ottopagine.it, che riproduco in foto-  sono finite sia l’area che comprende la vecchia discarica ormai dismessa, negli anni scorsi utilizzata dai comuni aderenti al Consorzio Bn1, sia le due vasche realizzate dal Comune di Benevento nel giugno del 2007 per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata. Secondo il pm Clemente, due vasche equivalenti ad una discarica non autorizzata. E’ questo il versante per il quale vengono chiamati in causa Lonardo e Romito, ai quali viene contestata anche l’ipotesi di reato di omissione in atti di ufficio: «non avrebbero fatto rimuovere il percolato presente e non avrebbero adottato tutti gli atti idonei ad impedire che acque meteoriche miste a liquidi di percolato di discarica e colaticci provenienti dalla gestione dei rifiuti penetrassero nel suolo e nel sottosuolo in modo incontrollato». Il coinvolgimento di Cossiga e Giorgione riguarda invece le vasche 1 e 2 dell’ex discarica: anche loro –sostiene la Procura– «non avrebbero fatto rimuovere acque meteoriche miste a liquidi di percolato di discarica e colaticci provenienti dalla gestione dei rifiuti», e non avrebbero messo in campo le misure necessarie ad evitare che «tali rifiuti penetrassero nel suolo e nel sottosuolo in modo incontrollato, rifiuti provenienti dalla vasca 1 e 2 dell’ex discarica». Due situazioni nelle quali il magistrato inquirente ha ravvisato un’ipotesi di omissione in atti di ufficio anche per Pepe, che non avrebbe adottato i provvedimenti utili a fronteggiarle (…). Come si ricorderà, le due vasche Asia di Piano Borea erano state sequestrate il 10 dicembre dello scorso anno su ordine del Riesame, al quale la Cassazione, a giugno, aveva rinviato la questione dopo aver vagliato il ricorso presentato dal sostituto procuratore Antonio Clemente contro il dissequestro deciso ad ottobre del 2011 dal Gip e poi confermato dal Riesame. Una pronuncia, quella del Riesame, affidata ad un collegio con una diversa composizione, così come disposto dalla Suprema Corte. Tutto era cominciato il 7 ottobre 2011, quando il gip Flavio Cusani aveva disposto il sequestro dell’area nella quale è presente anche la vecchia discarica. Il provvedimento era stato adottato sulla scorta dei sopralluoghi condotti dal Corpo forestale e dall’Arpac, che avevano segnalato situazioni di criticità ambientali riguardanti sia la discarica dismessa sia le due vasche Asia. A distanza di tre giorni, pero, era arrivata la revoca del sequestro da parte dello stesso giudice. Per questo, l’Asia aveva ripreso ad utilizzare la struttura, anche sulla base del rinnovo dell’autorizzazione all’uso del sito che era stata subito stabilita dal sindaco Fausto Pepe. Un’autorizzazione prorogata semestralmente: l’ultima era di ottobre ed aveva validità fino ad aprile del 2013. Il sostituto procuratore Clemente aveva presentato ricorso al Riesame. Il Tribunale non l’aveva però accolto perchè aveva ritenuto inesistenti le condizioni per annullare il dissequestro. Il blocco del sito di stoccaggio –questo era stato il ragionamento– avrebbe conseguenze più gravi delle problematiche ambientali che comunque permangono. Una pronuncia impugnata da Clemente dinanzi alla Cassazione, che a giugno aveva annullato la decisione del Riesame con rinvio dinanzi allo stesso Tribunale, ma con diversa composizione, che aveva disposto il nuovo sequestro”.

Questa è la vicenda riguardante Cossiga.

Il quale, difeso dall’avvocato Gigi De Vita, è convinto di far valere le proprie ragioni già in sede di udienza preliminare sostenendo che il consorzio di cui è ancora attualmente commissario “non gestiva la discarica ma aveva soltanto la funzione di liquidarne debiti e crediti” e di aver agito “con diligenza e anche al di là delle proprie competenze specifiche di commissario liquidatore, segnalando a chi di competenza il danno ambientale non appena venutone a conoscenza”.

Il 22 novembre sapremo se il giudice riterrà convincenti queste giustificazioni al punto tale da proscioglierlo, oppure stabilirà che Mino Cossiga debba difendersi nel corso di un processo.

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