Le multe per infrazione al Codice della Strada rappresentano, a tutti gli effetti, delle tasse occulte a carico dei cittadini. Se, infatti, gli incidenti non diminuiscono in modo significativo,  le contravvenzioni, nel periodo 2006-2013, sono aumentate del 52%  e si calcola che, solo nel 2014, porteranno nelle casse delle amministrazioni pubbliche circa 1 miliardo e 500 milioni di euro.

La realtà, tuttavia, è un’altra: le multe costituiscono un vero e proprio business, gestito da privati.

Un esempio: l’amministratore pubblico si rivolge ad una società privata che concede in locazione a costo zero i propri apparecchi elettronici (photored, autovelox, t-red…), l’Amministrazione riconosce a questa società una percentuale dal 32% al 40% delle multe incassate e poi, se la stessa Amministrazione non ce la fa a redigere e notificare le contravvenzioni, affida questo servizio alla stessa società privata riconoscendole un ulteriore 2%.

A questo punto, la domanda è lecita: ma non c’è conflitto d’interessi?

Non c’è il pericolo che queste società, per fare soldi, generino delle vere e proprie trappole per gli automobilisti?

Ad esempio, su una strada quante volte vi e’ capitato di vedere i limiti di velocità che da 70 km/h passano a 90 km/h poi a 50 km/h, poi a 70 km/h e poi a 40 km/h?

Per rispettare questi limiti, ci vorrebbe un pilota di Formula Uno con un navigatore!

Beh, questa è una delle trappole classiche: per non parlare della mancanza di segnalazione della presenza di questi apparecchi. Inoltre, la legge prevede che le multe debbano essere rilevate, redatte e notificate da agenti di polizia e non da privati. L’accertamento dell’infrazione richiede la presenza di un agente.

In alcuni comuni, con un solo vigile, sono state rilevate addirittura 36.000 multe in un solo giorno: da guinness dei primati!

La multa dovrebbe essere uno strumento di prevenzione e non di repressione: dovrebbe cioè essere finalizzata ad evitare la reiterazione dell’illecito.

Ma ciò può avvenire solo con la contestazione immediata, ossia fermando il trasgressore, facendogli notare l’infrazione e multandolo.

Con questi sistemi elettronici, ciò non avviene.

Ad esempio, dopo un mese che ci si  è recati sul posto di lavoro, ci si può trovare sul groppone 30 multe per la stessa infrazione: e questa sarebbe prevenzione?

Un’ulteriore prova che le multe per infrazione al Codice Stradale costituiscono una tassa occulta, è rappresentata dagli ausiliari del traffico, nascosti, non visibili, che elevano verbali a volontà.

Si calcola che ogni ausiliare faccia incassare al Comune circa 5.000 euro al giorno.

La legge inoltre prevede che il 50% delle multe vada destinato alla sicurezza stradale: cioè rifacimento del manto stradale, miglioramento della viabilità.

Ma secondo voi è così?

E’ più probabile che questi soldi vadano a tappare i buchi di bilancio creati dall’allegra gestione dei nostri beneamati politici, che, con la scusa di evitare gli incidenti, battono cassa.

Si parla tanto di lavoro precario di disoccupazione: ma non sarebbe meglio assumere agenti di polizia, carabinieri e vigili urbani tra i giovani e destinarli ad una più corretta procedura di rilevazione delle multe e, nello stesso tempo, assicurare la presenza sul territorio delle forze dell’ordine garantendo la sicurezza, che ultimamente tra furti, rapine e violenze, lascia molto a desiderare?

Le rilevazioni elettroniche di infrazioni stanno sempre più prendendo spazio costituendo una fonte inesauribile di ricchezza per gli enti pubblici che ne fanno utilizzo.

Ma le multe sproporzionate e irragionevoli, al contrario, impoveriscono sempre di più gli italiani.

Ci sono, infine, due cose da tener presente.

Il termine di 90 giorni per notificare le multe rilevate elettronicamente, decorre dalla data in cui l’infrazione è stata rilevata: una norma a dir poco incostituzionale e che permette di eludere i termini a proprio piacimento.

La seconda è che i sistemi di rilevazione devono essere ben visibili, con cartelli di indicazione almeno 400 metri prima dell’ubicazione del rilevatore e, infine, autorizzati dal Prefetto.

La ciliegina sulla torta è che a gestire questi sistemi sono i privati.

Chi gestisce invece dovrebbe essere un ente pubblico senza conflitto d’interesse.

   a cura del dr. Giuseppe Marino (difensore tributario –  http://www.studiomarino.com/)

 

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