Ha lasciato un primo segno importante la lettera spedita a Papa Francesco da Gino Ravveduto (presidente del comitato civico ‘A livella) per denunciare il comportamento della Diocesi di Pozzuoli sulla questione “nicchie” nel cimitero vescovile.

Si è infatti arrabbiato il cavalier Carlo Cuomo, ossia colui che tutti gli eredi o i concessionari dei loculi da ristrutturare hanno potuto conoscere personalmente da due mesi a questa parte nella sua qualità di suadente e garbato narratore, per conto dell’Economo della Chiesa puteolana, delle opere da realizzare e dei costi da sostenere a carico di chi dovrà poi ottenere il nuovo (ma mai richiesto) tumulo.

Il cavalier Cuomo ci ha scritto ieri mattina, chiedendo smentita (a minaccia di querela) per una frase adoperata dall’autore della missiva al Santo Padre, relativa ad un’intervista che lo stesso ingegnere ha rilasciato all’emittente televisiva “Quarto Canale” il 7 giugno scorso.

LA SMENTITA DEL CAVALIER CUOMO

Cuomo nega dunque di aver mai detto, nel corso di quella intervista, che il contributo richiesto ai cittadini (i famigerati 1.650 euro) fosse obbligatorio, contrariamente a quanto affermato da Ravveduto.

E, formalmente, ha ragione.

Cuomo, ai microfoni di “Quarto Canale”, ha infatti parlato di “contributo richiesto legittimamente dalla Diocesi”.


La stessa frase adoperata dalla Diocesi quando, con il comunicato del 12 giugno (cinque giorni dopo l’intervista di Cuomo) dopo le proteste dei cittadini e l’intervento di tre consiglieri comunali, annunciò che quel contributo era da intendersi volontario, secondo le possibilità di ciascuno.

Il punto è proprio questo.

L’ingegner cavalier Carlo Cuomo

Se infatti in tv e sulla propria pagina Facebook, la Diocesi ha sempre negato l’imposizione di quei 1650 euro come tassa per lo spostamento dei resti e l’attribuzione del loculo ristrutturato, è stato proprio il cavalier Cuomo, durante i colloqui effettuati con un numero imprecisato di cittadini presso l’Ufficio Economato della Curia prima del 12 giugno, a chiarire che quei soldi andavano tassativamente pagati, a pena di decadenza della concessione del loculo (altro che “richiesta”!) e che l’unica agevolazione concessa sarebbe stata una rateizzazione dell’importo e l’opportunità di uno sconto qualora gli eredi si fossero accollati i costi di trasferimento delle spoglie.

E’ una circostanza, quest’ultima, che il dottor Cuomo non potrà mai negare senza passare per bugiardo agli occhi di tantissime famiglie,  i cui rappresentanti sono testimoni delle sue parole.

Lo confermano anche le carte.

E vi invitiamo a guardarle.

La prima è quella con cui si imponevano i soldi prima del ripensamento della Diocesi (quando Cuomo fu intervistato da “Quarto Canale”), la seconda è quella con chi si chiede anche una libera offerta, dopo la retromarcia del 12 giugno.

E di certo, la prima carta non fu data ai cittadini da Babbo Natale…ma indovinate da chi o in presenza di chi?

Smettiamola dunque di giocare con le parole e soffermiamoci sulla sostanza.

Fare due facce, caro cavalier Cuomo, non serve a niente, quando la inchiodano i fatti… che anche Papa Francesco, se vorrà, potrà ascoltare dai diretti interessati.

A prova di querela, ovviamente!