Ricevo e pubblico*

E’ doveroso iniziare con un ringraziamento a Danilo Pontillo che ci offre la possibilità di dare una” voce” alle nostre voci.

Siamo un gruppo di insegnanti di Pozzuoli della scuola Primaria, un’infinitesima parte dei 5000 docenti campani che si apprestano a vivere un secondo anno di incertezza e soprattutto di lontananza.

Tutto inizia con la Riforma “La Buona Scuola“, fortemente voluta da questo Governo e avallata da alcune sigle sindacali che non hanno saputo o voluto tutelare i nostri interessi se non marginalmente.

La legge che dà vita alla Riforma è la 107 del 2015, ma lungo e farraginoso sarebbe spiegarne dettagliatamente i vari passaggi.

Vale dire che questa legge ha “provveduto” allo sfollamento delle GAE (Graduatorie Ad Esaurimento) della scuola italiana e soprattutto, se non esclusivamente, del Sud.

Va precisato, per amor del vero, che sapevamo a cosa si andava incontro e quindi la domanda assumeva un carattere di volontarietà , ma aggiungiamo noi, volontarietà viziata dal timore (nell’anno dell’emanazione della legge, quasi certezza) che dopo i 36 mesi di precariato a molti di noi sarebbe toccata la felice sorte di cambiare professione.

Ciò ha indotto un gran numero di docenti a produrre domanda e sfidare la sorte su 100 province d’immissione.

“CENTO”. Sì! Cento Province.

In una delle cento saremmo finiti in base alla scelta di un algoritmo.

Così è stato: Piacenza, Arezzo, Brescia, Cuneo, Livorno, la più fortunata a Terni.

Abbiamo passato un primo anno in assegnazione provvisoria in attesa di una “giusta mobilità” che ci auguravamo fosse equa, e invece così non è stato: una seconda volta in 10 mesi sballottati in altre province, qualcuna più lontana di quella provvisoria e senza rispetto dei punteggi.

Un algoritmo ha scelto per noi una seconda volta e questa volta ci vincola a stare fuori per anni.

Cosa vogliamo dire con questa lettera?

Vogliamo coinvolgervi…farvi capire il ruolo del docente di tutti gradi; quel docente a cui voi quotidianamente affidate i vostri figli; i nostri alunni. Vogliamo farvi capire il nostro stato d’animo nel lasciare i “nostri di figli” in virtù di una legge che ci ha dato il ruolo, il “posto fisso” ma che non tutela un diritto costituzionalmente garantito: LA FAMIGLIA.

Come possiamo noi insegnanti svolgere il nostro operato serenamente, professionalmente per veicolare i discenti nel mondo del sapere?

Oggi che alla scuola viene chiesto tantissimo, che non si ferma più a concetti nozionistici, ma programma, progetta, recupera; che va sempre oltre: entra, scorpora indirizza e segue.

Non siamo sereni, lontani dai nostri figli, dai nostri affetti, in una città lontana non da noi scelta, ma affidataci da un freddo sistema.

 

La serenità è un abito regale come il sorriso: elemento necessario!

Ogni alunno è come un figlio da amare, comprendere, capire, aiutare senza intralciare: ma per fare questo occorre “quell’elemento” che non abbiamo più.

I docenti sono madri e padri in primis e scegliere di esserlo è paragonabile ad una missione più che a una professione, come quella di essere un genitore.

Allontanarsi dalla propria terra, dai propri affetti, danneggerà non solo noi docenti, ma l’intera istruzione.

La sede della Prefettura di Napoli, in piazza Plebiscito
La sede della Prefettura di Napoli, in piazza Plebiscito

Ebbene, noi , vorremmo coinvolgervi; vorremmo che ci aiutaste a dare forza e vigore alla nostra voce e per questo vi chiediamo di partecipare ad una manifestazione che si terrà domani, giovedì 4 agosto, a Piazza Plebiscito a partire dalle ore 9.

Manifestazione regolarmente avallata dal Prefetto: molti di noi porteranno famiglia e figli perché  la SCUOLA è di tutti; è vostra; è la continuità con la famiglia e, se volete che funzioni, dobbiamo essere coesi.

Grazie.

*Pia Rosa Pollice, Lia Manzi, Carmela Iorio, Vincenza Innocente, Marianna Gandolfo, Angela Caccavale