Alcuni passeggeri spazientiti

Ricevo e pubblico*

Un assurdo ritorno a casa. In ritorno da Napoli, circa verso le 16, il treno della Metropolitana diretto a Pozzuoli Solfatara, dopo esser partito da Bagnoli (già con diversi problemi tecnici: rallentamenti a singhiozzo, frenate brusche, eccetera) ed all’uscita (fortunatamente) dalla grotta, si blocca all’improvviso a poche centinaia di metri dalla stazione capolinea.

Alcuni passeggeri spazientiti

Passa del tempo ma il treno non si decide a ripartire, mentre un giovane controllore andava frettolosamente su e giù per le carrozze senza informarci di alcunché.

Passano lunghi minuti e, dopo circa mezz’ora, ci dicono che hanno “problemi di trazione” con un atteggiamento distaccato e spocchioso, quasi come se il problema fosse procurato dai viaggiatori.

Dal divertimento iniziale, il nervosismo sale e parecchie delle persone a bordo, a ben ragione, iniziano a chiedere spiegazioni.

La porta di accesso al locomotore di guida

Ma nulla: il collaudato “muro di gomma” del personale delle ferrovie continua ad andare su e giù per le carrozze, frettolosamente ed addirittura innervositi da noi, comuni mortali, che chiedevamo “lumi” sull’episodio.

Alcuni dei passeggeri erano ormai decisi (era passata un’ora ormai) ad aprire le porte e raggiungere la stazione a piedi, sui binari, perché i parenti in attesa sulla stazione iniziavano a preoccuparsi.

Signore, studenti, persone anziane, tutti stressati da questo incidente senza spiegazioni e senza la minima disponibilità da parte del personale delle Ferrovie che, con fare distaccato, ci hanno ignorato senza prospettare alcuna giustificazione.

Il treno in prossimità della stazione

Finalmente, dopo circa un’ora, il treno proveniente da Bagnoli ci ha letteralmente spinto fino alla stazione di Pozzuoli.

Resta l’amaro in bocca di un servizio che ormai è allo sfascio, con continue cancellazioni di treni e altri disagi da far west.

Purtroppo noi pendolari non possiamo far altro che munirci di santa pazienza per una delle metrò più obsolete del territorio.

*Antonio Manduca

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