Ordinanze e regolamenti se ne possono scrivere di migliori al mondo e farne approvare in quantità industriale.

Ma se il Comune non ha la forza di far rispettare le proprie decisioni (per carenza di personale, per eccesso di situazioni conflittuali o per semplice negligenza da parte di chi è preposto ai controlli), ecco che allora c’è chi prende il coraggio a due mani e, all’apice dell’esasperazione, sottoscrive una denuncia.

Così stanno facendo decine di residenti nella zona del porto e del centro storico, ormai prossimi a completare un esposto che, entro questa settimana, sarà inviato a Procura della Repubblica,  Commissariato di Polizia, Compagnia Carabinieri, Comando Vigili Urbani, sindaco Figliolia, Asl Napoli 2 e Arpac (l’agenzia regionale di protezione ambientale).

Nel documento, gli abitanti del posto, senza usare mezzi termini, “denunciano i titolari delle attività commerciali che esercitano nella zona per disturbo della quiete pubblica”.

Motivo:  “la situazione è ormai insostenibile, incivile, in quanto non si può più vivere nelle proprie abitazioni ma, soprattutto, non si può più dormire nelle ore notturne”.

Ragion per cui gli stessi residenti firmatari dell’esposto chiedono ai destinatari della missiva “un vostro sollecito riscontro, confidando nella vostra capacità di riportare alla normalità la vita, la pace e la serenità dei sottoscritti firmatari prima che scoppi una sommossa popolare da parte delle persone portate allo sfinimento per la mancanza di ore di sonno, avvisando che “se le cose non dovessero cambiare, saremo costretti a rivolgerci alle televisioni e agli organi di stampa”.

Più in particolare, i sottoscrittori della denuncia, nel ricordare che “le attività di somministrazione (bar, ristoranti, pizzerie) sono ormai autonome nella gestione degli orari di apertura e di chiusura, nell’esercizio delle attività ludiche e ricreative, nel proporre musica dal vivo e da radio stereo”, sottolineano che “tali attività, in dispregio alle normative che tutelano la quiete pubblica, soprattutto negli orari notturni, non rispettano gli ineludibili diritti degli abitanti della zona e aggiungono che  “nonostante ripetute e continue segnalazioni alle autorità competenti, nulla è stato fatto per disciplinare gli orari di apertura e chiusura e, soprattutto, l’emissione in atmosfera di musica ad altissimo volume in tarda serata fino alle prime ore dell’alba e delle grida dei frequentatori”, concludendo nel rilevare che  “il diritto al riposo è certamente sacro e viene sopra qualsiasi altra pur comprensibile esigenza, in quanto riposare è un bisogno primario, come mangiare, bere e respirare. Proprio come gli altri bisogni primari, è una componente fondamentale della buona salute e del benessere in tutte le fasi della vita. La carenza di sonno provoca a parecchi residenti difficoltà di attenzione sul posto di lavoro, anche i bambini e gli adolescenti hanno problemi d’attenzione, che causano risultati carenti a scuola e quindi altro stress”.

La situazione, insomma, è incandescente.

Una pentola a pressione pronta a esplodere.

La cosa più grave è che il problema a Pozzuoli non è la mancanza delle regole, ma l’accalarata impossibilità di farle rispettare a tutti coloro che le infrangono sistematicamente.

Chi deve intervenire per evitare che il malcontento generale degeneri in problemi di ordine pubblico?

Forse sarebbe il caso che quest’esposto fosse inviato anche al Prefetto di Napoli, ossia il massimo responsabile provinciale dell’ordine e della sicurezza pubblica.

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