Più avvincente di una soap opera. La faida interna al Pd di Pozzuoli non fa mai mancare sorprese.

L’ultima arriva dal direttivo di ieri, dove 16 dirigenti  hanno respinto la mozione di sfiducia firmata contro il segretario Antonio Tufano da altri loro 20 colleghi.

Colleghi o presunti tali, visto che otto di quei venti, stando a quanto afferma lo stesso coordinatore del circolo di piazza della Repubblica, non avrebbero potuto firmare nessun atto, in quanto non risultano più in carica.

Che cosa è successo? L’incredibile!

Dopo una verifica compiuta proprio da Tufano, si è scoperto infatti che 12 dirigenti, ossia circa il 30% dei 41 componenti il direttivo inizialmente costituito, l’anno scorso o si sono dimessi oppure non hanno rinnovato la tessera di iscrizione al partito e dunque avevano perso ogni diritto di voto all’interno dell’organismo territoriale del Pd.

Otto di questi dodici erano i firmatari della sfiducia a Tufano, che, così, è saltata, risultando sottoscritta da 12 dirigenti legittimati a farlo anziché i 20 che l’hanno autografata.

In parole povere, i dirigenti del Pd di Pozzuoli sono dunque scesi da 41 a 29: dodici di essi vogliono la “testa” di Tufano chiedendo una “fase costituente” all’interno del partito cittadino, e  sedici  su diciassette (quelli riunitisi ieri pomeriggio nel direttivo già convocato) hanno firmato un documento (CLICCA QUI PER LEGGERE IL DOCUMENTO SOTTOSCRITTO IERI DA 16 MEMBRI DEL DIRETTIVO) per confermare la fiducia a Tufano.

“La mozione di sfiducia nei miei confronti – ci spiega Tufano (nella foto) – è stata rigettata dal direttivo regolarmente convocato ed insediato nella giornata di ieri a norma di statuto. Prendo atto che una parte del partito di netta minoranza voglia surrettiziamente ribaltare una dirigenza eletta all’unanimità. Non solo perché la mozione di sfiducia al segretario  è stata presentata in maniera irrituale rispetto all’articolo 12 comma 2 dello statuito regionale del partito, ma anche perché, 8 persone di coloro che hanno firmato la mozione, non hanno rinnovato la tessera del Pd e, non essendo più di fatto iscritte al partito, hanno perso in tal modo il diritto, statutariamente previsto all’articolo 2 comma 5 capo A dello statuto nazionale del Pd, di poter esprimere il proprio voto all’interno del direttivo. Per di più – prosegue Tufanoanche volendo considerare la composizione originaria del direttivo locale del Pd, ossia 41 persone, un numero di 20 firme per la mozione di sfiducia non avrebbe potuto aritmeticamente mai rappresentare la maggioranza assoluta dei componenti il direttivo, maggioranza nella quale viene computato anche il segretario. Anche perché, è bene ricordarlo, le cinque firme apposte da altrettanti consiglieri comunali alla mozione di sfiducia non sono utilizzabili per raggiungere il quorum della maggioranza assoluta dei componenti il direttivo, in quanto i consiglieri comunali non hanno diritto di voto all’interno del direttivo. Il partito dunque va avanti con la fiducia della maggioranza del direttivo al segretario ad ha elaborato un documento contenente una proposta politica al Sindaco in merito alle consultazioni avviate in seguito alla crisi di maggioranza”.

Non resta adesso che attendere la replica dei “ribelli” per capire se e in che modo riaffermeranno il loro diritto a sfiduciare Tufano.

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