Da sinistra, il segretario cittadino Pd Antonio Tufano e i consiglieri Vincenzo Daniele e Mimmo Pennacchio

La faida interna al Pd puteolano sembra non avere mai fine.

Dopo le dimissioni di Vincenzo Daniele dalla carica di capogruppo consiliare il 6 dicembre  e il suo successivo passaggio, insieme a Mimmo Pennacchio, nel gruppo misto, a partire dal 15 gennaio, il clima nei confronti di entrambi i consiglieri è diventato, da stasera, ufficialmente ostile da parte dei loro (ex) colleghi.

Ad accendere la miccia è stato infatti il documento politico con cui, giovedì scorso 6 febbraio, i due “fuoriusciti” hanno motivato la loro scelta di rinunciare a rappresentare i Dem nel parlamentino civico, con accuse nemmeno troppo velate al Sindaco, alla dirigenza locale del partito e a quei consiglieri Pd (Manzoni, Testa e Caiazzo) che hanno prima condiviso la loro posizione critica e poi si sono ricompattati con Figliolia.

IL DOCUMENTO DI DANIELE E PENNACCHIO

Documento cui è seguito un segnale forte da parte di entrambi, che, pur dichiarandosi ancora in maggioranza, hanno votato no, in commissione urbanistica, alla variante del progetto da 54 milioni di euro per la realizzazione di un parcheggio di interscambio in via Artiaco.

Atto molto controverso che dovrà essere ratificato domani mattina in Consiglio Comunale.

E proprio a poche ore dalla riunione del civico consesso in cui la coalizione di Figliolia si appresta ad approvare un progetto cui tiene tantissimo per il quale era stata chiesta la massima compattezza a tutti gli alleati del Capo dell’Amministrazione, arriva  la dura replica del segretario cittadino Pd Antonio Tufano e dei cinque consiglieri del partito (il neocapogruppo Mariano Amirante, Marzia Del Vaglio, Salvatore Caiazzo, Maria Rosaria Testa e Gigi Manzoni) a Daniele e Pennacchio.

Due pagine in cui sostanzialmente si sottolinea la loro “contraddizione” di restare in un partito senza volerne far parte come eletti dal popolo nella massima sede istituzionale locale. E li si invita, pur senza dichiararlo esplicitamente, a lasciare anche il Pd, rimettendo la questione nelle mani del segretario provinciale del partito.

IL DOCUMENTO DI REPLICA A DANIELE E PENNACCHIO

Cosa accadrà? Staremo a vedere.

Si dice in genere che, oggigiorno, per essere cacciati da un partito occorra una vera e propria “raccomandazione”.

Basterà quella dei fedelissimi di Figliolia per togliersi dai piedi due scomodi avversari interni?