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Pensioni e legge di stabilità: parlano i consulenti del lavoro

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

 “Poche norme la cui portata è marginale se valutata in relazione agli interventi che si sono succeduti negli ultimi anni”. Così la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sintetizza il giudizio sugli interventi in materia pensionistica previsti dalla legge di stabilità 2014.

Al tema è dedicata, infatti, la circolare numero 2 del 22 gennaio 2014. Nel testo elaborato dagli esperti della Fondazione, oltre all’analisi della disciplina giuridica, si evidenzia la portata delle singole misure, in relazione alla situazione legislativa preesistente.

Il primo punto esaminato è relativo ai trasferimenti economico-finanziari alla gestione ex Inpdap.

“La confluenza dell’Inpdap nella struttura organizzativa dell’Inps, benché non abbia prodotto effetti sui rapporti giuridici previdenziali preesistenti e futuri”, dicono i consulenti del lavoro, “ha inciso sugli aspetti prettamente contabili, determinando che la dinamica economico-patrimoniale della gestione ex Inpdap contribuisse alla formazione del risultato di esercizio, in termini economici, e del patrimonio netto, in termini patrimoniali, di quello che da più parti è stato definito il super Inps”.

“Il completo squilibrio patrimoniale dell’Inpdap e le oggettive impossibilità prospettiche di autonomo risanamento hanno destato unanimi preoccupazioni sulla capacità dell’Istituto previdenziale di preservare l’equilibrio economico, finanziario e patrimoniale di lungo periodo”, sottolinea la circolare.

“Dal bilancio preventivo assestato 2013 dell’Inps -spiegano i consulenti del lavoro- emerge che la gestione ex Inpdap presenta un patrimonio netto negativo di 26 miliardi e 244 milioni di euro”.

Una situazione, precisano, “quasi totalmente ascrivibile alle casse dipendenti enti locali e dipendenti statali e che ha origini lontane in cause come il mancato versamento da parte dello Stato della contribuzione previdenziale”.

E ancora, proseguono, “nel fenomeno delle baby pensioni concesse fino al 1995; nella privatizzazione delle aziende municipalizzate; nel blocco del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici; nel blocco del turn over e contestuale aumento del numero delle pensioni erogate”.

Si deve aggiungere che è dal 2007 che i trasferimenti dello Stato, in controtendenza con quanto accadeva precedentemente, iniziano ad essere considerati anticipazioni di bilancio.

In considerazione di tutto questo, dicono, “il patrimonio netto negativo attuale (26 miliardi e 244 milioni) sarebbe da addebitarsi alle gestioni che vanno dal 2008 al 2011”.

“Ciò trova conforto -sottolineano- nel tenore letterale del comma 5 della legge di stabilità 2014, il quale, nell’esprimersi sull’acquisizione a titolo definitivo delle anticipazioni di bilancio concesse, fa riferimento agli ‘esercizi pregressi al 2012′”.

Si tratta di una norma, concludono i consulenti, che “produrrà, già sul bilancio Inps 2013, una neutralizzazione delle passività patrimoniali, in commento, della gestione ex Inpdap risolvendo problemi che originano da cause passate, ma non avrà incidenza, di contro, sulle dinamiche economiche future della gestione che rimangono comunque critiche soprattutto per effetto della combinata situazione di blocco del turn over della pubblica amministrazione e aumento delle pensioni in pagamento”.

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