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Pensioni: gli aumenti previsti per il 2014

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

La sterilizzazione forzata di molte pensioni sta per finire. A tre anni di distanza dalla riforma Fornero, il 2014 da questo punto di vista porta buone notizie per chi è andato a riposo dal lavoro.

Nulla di particolarmente esaltante, sia chiaro, perché il meccanismo messo a punto dal Governo con la Legge di Stabilità prefigura una rivalutazione piena o quasi soltanto per i trattamenti fino a circa 2.000 euro al mese lordi, e parziale per gli altri.

E inoltre l’incremento dei prezzi calcolato sulla base dei primi 9 mesi dell’anno (l’1,2%) non spingerà certo molto in alto gli adeguamenti.

Solamente le prestazioni pensionistiche lorde che non superano tre volte il trattamento minimo di 495,4 euro al mese avranno la rivalutazione dell’importo al 100%.

Mentre, tra questa soglia e quella corrispondente a quattro volte il minimo (1.981,7 euro al mese), la perequazione si ferma al 95%.

Una novità, quest’ultima, spuntata in extremis, in quanto, nella versione del maxiemendamento che aveva ricevuto l’ok del Senato, era prospettata, per gli assegni previdenziali tra 1.500 e 2.000 euro lordi al mese, un recupero pari al 90% del dovuto.

Questa in breve la modulazione degli aumenti

Al crescere della pensione, la percentuale di rivalutazione scende: fino a 2.477 euro mensili (cinque volte il minimo) è prevista del 75%, oltre questo limite del 50%, sempre con riferimento all’intero importo.

Poi, a partire da sei volte il minimo (2.972 euro al mese) scatta un altro tipo di decurtazione: l’aggiornamento è limitato al 45%, ma si applica solo alla quota di pensione che non supera questo limite.

Questo schema durerà fino al 2016: dall’anno successivo, dovrebbe essere ripristinata quello in vigore, in forza di una legge degli anni ’90 che prescrive rivalutazioni differenziate tra il 100 e il 75%, percentuali applicate però soltanto sulle fasce di pensione che superano le soglie.

Uno sguardo alla curva delle pensioni, rammentando che gli adeguamenti in arrivo da gennaio sono lordi, fa affiorare con molta chiarezza che non ci si deve aspettare una pioggia di denaro.

Il raffronto 2013-2014 dice, ad esempio, che un assegno da 500 euro l’anno scorso sale a 506 quest’anno, con un progresso di 6 euro mensili.

Per arrivare ad una rivalutazione a doppia cifra, è indispensabile essere beneficiari di un trattamento di 900 euro, risultato in rialzo a 910,8 (+10,8 euro mensili).

Al lievitare delle rate, rimbalzano anche le rivalutazioni.

Fino a conseguire l’aumento massimo: vale a dire quello che spetterà a chi percepiva 1.800 euro mensili.

Questo pensionato può, infatti, godere, dal 2014, di un recupero di 20,52 euro.

A questo punto, la curva, per effetto del meccanismo sopra evidenziato, comincia ad abbassarsi.

Tanto che, dai 3mila euro in su, la perequazione è per tutti di 14,27 euro.

Dal punto di vista dei conti pubblici, la rivalutazione parziale vuol dire nel 2014 un risparmio di 580 milioni, che diventano 380 al netto degli effetti fiscali.

Le altre novità previdenziali

Sempre in tema previdenziale, la Legge di Stabilità ha imposto un freno al cumulo di stipendio e pensione: c’è un tetto di 300mila euro che andrà rispettato da chi riceve vitalizi in ragione di cariche pubbliche svolte.

Novità anche per gli esodati. Dopo i 6 mila messi in salvo nel primo passaggio parlamentare, nella versione definitiva il provvedimento ne copre altri 17mila. Per questi ultimi, fino al 2020, per il reintegro nel sistema di welfare, il governo ha messo sul piatto 950 milioni di euro.

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