Le due fumarole prodotte dalla perforazione del pozzo geotermico in via Antiniana


Mentre la quinta sezione della Procura di Napoli indaga (al momento, pare, senza ipotesi di reato), a partire da oggi le iniziano le operazioni di messa in sicurezza del pozzo geotermico di via Antiniana, nel quartiere puteolano di Agnano, così come ordinato dal sindaco puteolano Figliolia il 25 giugno.

Ad annunciarlo, l’altro ieri, è stato, in una intervista a FanpageVito Grassi (nella foto: vicepresidente di Confindustria nazionale e presidente degli Industriali della Campania), titolare della società “Graded”, che da circa un mese (in associazione temporanea di imprese con diversi enti di ricerca: Smart Power System, Università Parthenope, Università Federico II, Università del Sannio, Università della Campania, CNR, INGV, CrdC Scarl) e altre aziende) sta conducendo questi studi, nell’ambito del progetto “Geogrid” (autorizzato e cofinanziato dalla Regione Campania col decreto dirigenziale 29 del 29 novembre 2018, che stanziava un contributo di 3.568.741,80 euro su un costo complessivo di 4.671.053 euro) finalizzati alla realizzazione di un impianto geotermico a bassa entalpìa.

Un’intervista, quella di Grassi (potete leggerla cliccando qui) che, soprattutto in alcune affermazioni (“Abbiamo seguito tutte le norme. Ha prevalso la paura e un’informazione sbagliata. I residenti avrebbero avuto energia gratis e pulita”) non è passata inosservata a chi, come il senatore puteolano Silvana Giannuzzi, proprio in questi giorni, ha presentato (insieme ad altri 12 colleghi) un’interrogazione parlamentare indirizzata al premier Conte (il testo integrale è leggibile cliccando sull’immagine seguente) per fare chiarezza sulla situazione ma ha anche  approfondito personalmente la vicenda, intervistando Carlo Doglioni,  presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ossia uno dei partner del progetto “Geogrid”.

“Porre la responsabilità del pasticciaccio di Agnano in capo alla “paura” di una comunità è sinceramente irritante – ha sottolineato la senatrice Giannuzzi (nella foto) –  La geotermia interviene in territori instabili, nei quali  una seria volontà scientifica che voglia davvero intraprendere questa via, deve  corredarsi della più attenta e rispettosa capacità di interloquire con i cittadini e le istituzioni, creando preliminarmente quelle condizioni di comprensione, accettazione e condivisione che unicamente la rendono possibile. Tra una azienda che intraprende una perforazione in un terreno vulcanico senza preavvertire nessuno, né cittadini né autorità, provocando una fuoriuscita di gas e vapori visibile e perciò allarmante, e una comunità terrorizzata, perché non informata, delle possibili conseguenze, di chi è la responsabilità se il tutto viene bloccato? Sorprende che nel 2020 (19 anni dopo aver recepito la Convenzione di Aarhus) ancora si possa credere di poter intraprendere progetti che comportano impatti ambientali guardando ai cittadini come a uno sfondo potenzialmente fastidioso. E’  questo tipo di approccio che condanna il Paese a restare fuori dall’accesso al ‘futuro’, e non i legittimi timori delle comunità appartenenti a terre fragili, da sempre trattati come semplice ingombro sul percorso del ‘progresso’. Progredire è percorso complesso, comprende la capacità di vedere, includere, rispettare, connettersi con il tessuto che intende alterare. Nulla di tutto ciò in questo caso è avvenuto. Per questo, e non altro, l’esito era scontato”.

Di seguito, invece, vi proponiamo il testo dell’intervista che la senatrice Giannuzzi ha realizzato giovedì scorso col presidente dell’Ingv.

La senatrice Giannuzzi con il presidente INGV Doglioni

GIANNUZZI: Si gradirebbe conoscere la rappresentazione di come sono andati i fatti circa i lavori ad Agnano. L’INGV ne era a conoscenza? Aveva autorizzato determinati interventi o nessuno?

DOGLIONI (INGV): Il progetto GEOGRID “Tecnologie e sistemi innovativi per l’utilizzo sostenibile dell’energia geotermica” (CUP B43D18000230007) nasce con un bando della Regione Campania relativo al POR FESR CAMPANIA 2014-2020 Asse 1 – Ricerca e Innovazione, Obiettivo specifico 1.2 “Rafforzamento del sistema innovativo regionale e nazionale”, Azione 1.2.2 “Supporto alla realizzazione di progetti complessi di attività di ricerca e sviluppo su poche aree tematiche di rilievo e all’applicazione di soluzioni tecnologiche funzionali alla realizzazione delle strategie di RIS3” – “Distretti ad alta tecnologia, aggregazioni e laboratori pubblico privati per il rafforzamento del potenziale scientifico e tecnologico della Regione Campania”. L’INGV, con la passata amministrazione, a inizio 2016 diede la propria manifestazione diinteresse a partecipare al progetto GEOGRID. In seguito, a fine 2018, dopo che il progetto condiviso con tutti i partner (Università di Napoli Federico II, Uni Parthenope, Uni Vanvitelli, Uni del Sannio, CNR, oltre ad alcune società private, Graded, Aster, CRdC, Smart Power System, SudGest, AET) venne approvato, anche l’INGV aderì all’Associazione Temporanea di Scopo. Il referente scientifico dell’INGV Giuseppe De Natale non ha mai informato l’attuale amministrazione dell’INGV circa la localizzazione, la tempistica e tantomeno le modalità di realizzazione delle perforazioni geotermiche previste nel progetto. L’INGV non ha avuto contezza delle scelte operative e non ha dato nessuna autorizzazione in merito. Non appena venuti a conoscenza dell’avvenuta perforazione, l’amministrazione INGV ha chiesto alla capofila del progetto (GRADED) e a tutti gli organi competenti, Protezione Civile Nazionale e Regionale, Sindaco di Pozzuoli, di chiudere subito il pozzo minerariamente.

GIANNUZZI: Se l’INGV non è stata informata preventivamente della situazione pensate allora di intervenire in maniera autonoma per richiamare chi di dovere al rispetto dell’area? Con quali modalità e strumenti?

DOGLIONI (INGV): Non appena venuti a conoscenza della perforazione abbiamo inviato i nostri ricercatori a svolgere analisi geochimiche dei gas emessi nell’area, oltre che le analisi chimiche della falda freatica. La prima volta fu inibito l’accesso. Successivamente abbiamo potuto accedere all’area e al pozzo per svolgere le rilevazioni del caso e che verranno ripetute con cadenza regolare. Nel contempo, tramite lettere protocollate e innumerevoli mail e telefonate abbiamo chiesto ripetutamente sempre l’immediata chiusura mineraria del pozzo.

GIANNUZZI: Esistono rischi per la popolazione al momento? Se sì, quali?

DOGLIONI (INGV): Al momento non siamo a conoscenza di particolari rischi per la popolazione e l’ambiente. Un’eruzione freatica è esclusa perché non c’è magma nel pozzo. Per le attuali interpretazioni, la camera magmatica dei Campi Flegrei si trova a circa 7-8 km di profondità, molto distante dalla natura superficiale del pozzo. Sill o filoni magmatici sono forse ipotizzabili fino a 3-5 km di profondità, non più superficiali. La perforazione è invece arrivata solo a 76.5 m con una temperatura alla base di T=108.9°C, mentre la falda acquifera è tra 45 e i 48 m, con T=97°C. Si precisa che a circa 30 m di distanza dal pozzo c’è un vecchio pozzo probabilmente più profondo, ma che ora risulta ostruito oltre gli 80 m. Per questo pozzo la falda è a circa 55 m con Temperature di 97°C al pelo della falda e T=100°C a 80 m. La domanda che ci facciamo è perché non è stato utilizzato quel vecchio pozzo per la sperimentazione geotermica. I gas emessi dal nuovo pozzo sono principalmente CO2 e vapore acqueo, gas già emessi naturalmente dall’area. La CO2 emessa è nell’ordine di 25 tonnellate/giorno: questo flusso è molto piccolo se comparato con l’area di Pisciarelli dove vengono emesse circa 600 tonnellate/giorno e l’area di Agnano in generale dove vengono immesse in atmosfera circa 3000 tonnellate di CO2/giorno. Inoltre il drenaggio del pozzo ha canalizzato i gas del sottosuolo che naturalmente escono in modo continuo e diffuso in tutta l’area. Il pozzo ha quindi diminuito l’emissione della CO2 nell’areale circostante.

GIANNUZZI: Quale si ritiene possa essere l’intervento tecnico ideale per riportare l’equilibrio idrogeologico nell’area, dopo l’intervento di trivellazione?

DOGLIONI (INGV): La perforazione può essere incamiciata e chiusa al fondo, con un sistema di valvole che ne prevengano le emissioni di fluidi (blowout preventer – BOP) oppure chiusa minerariamente e totalmente riempita di cemento; in entrambi i casi l’equilibrio idrogeologico dell’area verrebbe ripristinato.

GIANNUZZI: Esisterebbe una correlazione tra il recente lavoro di perforazione e l’attività sismica dell’area? Sono stati osservati fenomeni anomali nel periodo delle trivellazioni ed in quello immediatamente successivo?

DOGLIONI (INGV): La perforazione non ha causato attività sismica, ma, come tutte le vibrazioni di origine antropica è stata registrata dai sismometri dell’INGV (Osservatorio Vesuviano). A seguito della perforazione non sono stati riscontrati fenomeni anomali sismici e tantomeno magmatici nell’area. L’unica variazione è stata la concentrazione nel dreno esercitato dal pozzo dell’incanalamento della CO2, che però risulta di volumi modesti.

GIANNUZZI: Il 26 aprile scorso furono registrate fino a 34 scosse in una sola notte, 4 anni fa, 45 in due ore, il 30 aprile 2016. La gente guarda con preoccupazione ai movimenti della Solfatara. Dal vostro Osservatorio qual è la situazione effettiva tra rischio percepito e condizioni accertate?

DOGLIONI (INGV): I campi Flegrei sono dal 2012 al livello di allerta di “attenzione”. Ciò in ragione: 1) del sollevamento del suolo (circa 68 cm in 14 anni nell’area di massimo sollevamento);2) della sismicità che accompagna sempre le fasi di sollevamento (quando non c’è sollevamento non si registra alcuna attività sismica); 3) delle caratteristiche geochimiche delle fumarole in Solfatara e a Pisciarelli. Il rischio percepito nell’area è oggetto di continui studi da parte del nostro personale INGV, in particolare dell’Osservatorio Vesuviano. I risultati vengono regolarmente e prontamente comunicati alla Protezione Civile tramite Bollettini e alla comunità scientifica attraverso i sistemi usuali di documentazione delle attività di ricerca (pubblicazioni scientifiche). Un risultato sorprendente dello studio sul rischio percepito è stato che gli abitanti dell’area flegrea, con l’eccezione di quelli di Pozzuoli, sono più spaventati dal rischio associato a un’eventuale eruzione del Vesuvio, che non a quanto possa avvenire ai Flegrei. Una maggiore consapevolezza della pericolosità vulcanica e sismica della popolazione è quanto mai auspicabile, a cominciare dalle scuole. L’INGV è sempre impegnato e può esserlo ancora di più, nella divulgazione e comunicazione dei rischi naturali.

GIANNUZZI: Com’è la situazione attualmente nei Campi Flegrei? Sussistono dei campanelli di allarme? Cosa ci dobbiamo o possiamo aspettare nel tempo?

DOGLIONI (INGV): Siamo a livello giallo di ‘attenzione’: il sistema è nella sua naturale dinamicità, e notiamo un costante sollevamento del suolo che ha il suo apice nella zona di Rione Terra (5-7 mm/anno), oltre che un graduale aumento delle emissioni gassose, in particolare di CO2. Al momento non siamo in grado di prevedere l’evoluzione che deve essere tuttavia monitorata con grande attenzione. Come INGV-OV siamo impegnati H24 nell’auscultare ogni possibile segnale del vulcano dei Campi Flegrei. I risultati delle nostre attività di monitoraggio sono settimanalmente e mensilmente riportatiin appositi Bollettini inviati al Dipartimento di Protezione Civile, e messi a disposizione di tutti i cittadini sulla nostra pagina web all’indirizzo: https://www.ov.ingv.it/ov/it/bollettini.html Inoltre pubblichiamo mensilmente al link www.ov.ingv.it una sintesi di quanto contenuto nei nostri bollettini in una forma grafica più divulgativa.

GIANNUZZI: Ci sono misure preventive che la politica potrebbe mettere in campo a tutela, sicurezza ed incolumità dei residenti nella zona rossa e limitrofa?

DOGLIONI (INGV): Deve essere posta la massima attenzione ai livelli di degassamento dell’area (radon, H2S, CO, CO2), soprattutto nei seminterrati delle abitazioni. Inoltre è necessario adottare criteri di adeguamento o quantomeno miglioramento antisismico.

GIANNUZZI: Ci sono studi che andrebbero promossi oltre quelli che già periodicamente sono effettuati anche sotto la vostra egida?

DOGLIONI (INGV): Il monitoraggio continuo dell’area flegrea con tutte le tecniche possibili (sismologiche, geodetiche, geochimiche, interferometriche, ecc.) è la migliore arma per difendercidall’eventuale emissione di lava o eruzione esplosiva che in genere viene preceduta dasismicità. L’INGV per tramite dell’Osservatorio Vesuviano è costantemente impegnato nelmigliorare e allargare le proprie reti di monitoraggio e sorveglianza, in collegamento con la Protezione Civile Nazionale e anche quella Regionale. Ogni ulteriore sviluppo della ricerca e miglioramento della sensoristica distribuita nell’area sarà comunque utile a comprendere l’evoluzione del vulcano.

Per completezza di informazione dobbiamo però darvi conto anche di come la pensa chi è certo che, chiudendo il pozzo geotermico di Agnano, si stia commettendo un grave errore.

E, dunque, vi proponiamo il testo di un articolo (potete leggerlo cliccando qui) scritto sul blog “Ecquologia” da Fabio Roggiolani, presidente dell’associazione “Giga no profit”.

In un video allegato a questo articolo, Roggiolani si rivolge anche al sindaco Figliolia, sottolineando quella che, a suo dire, è una clamorosa contraddizione nell’operato del Primo Cittadino di Pozzuoli su questa vicenda.