Un incarico da 38mila euro “tutto compreso” lievitato del 38% in 22 mesi per attività che, a giudicare dalle carte, sarebbero dovute rientrare nell’importo iniziale.

E’ una consulenza con più di qualche contorno oscuro quella che il Comune di Pozzuoli ha affidato, a trattativa privata, all’architetto napoletano Cinzia Craus.

Oggetto della prestazione, le attività di “pianificazione di emergenza di protezione civile” sul territorio cittadino.

Collaborazione che il Municipio paga  attingendo al finanziamento comunitario da 100mila euro ottenuto il 29 dicembre 2014 dalla Regione per “interventi finalizzati alla predisposizione, applicazione e diffusione dei piani di protezione civile”.

In verità, a dirla tutta, appare già singolare che un comune ad alto rischio sismico come quello  di Pozzuoli non abbia mai provveduto, nel corso degli anni, ad effettuare un’attività del genere.

C’è chi, addirittura, come l’ex assessore e consigliere regionale Filippo Lucignano, sostiene (su Facebook, nella sua rubrica “Qui Radio Londra”)  che tale incarico non sia altro che un “lavoro di fotocopie” (e chiede al sindaco Figliolia quanto costino le “fotocopie dalle sue parti”) in quanto, secondo lo stesso Lucignano, “Pozzuoli e la zona flegrea hanno la più copiosa e dettagliata Pianificazione di Emergenza del Pianeta Terra”.

Il pensiero di Filippo Lucignano su questa consulenza
Il pensiero di Filippo Lucignano su questa consulenza

Di certo, appare addirittura incomprensibile la motivazione principale che ha portato il Municipio a spendere finora  52.620 euro per un tecnico esterno.

Da un lato infatti si attesta che “l’Ente non dispone di risorse umane con specifica competenza in materia di pianificazione di emergenza” (materia in cui l’architetto Craus, secondo il Comune, è “particolarmente esperto”)  e, subito dopo, si spiega  che tutto il personale comunale dotato della professionalità necessaria per svolgere tale lavoro, “risulta attualmente impegnato nelle attività di servizio”.

Smentendo la premessa iniziale, l’estensore materiale dell’atto (l’architetto Franco Alberto De Simone, responsabile del servizio comunale di Protezione Civile) ammette dunque candidamente che è stato affidato ad un privato il lavoro che alcuni dipendenti comunali sarebbero stati  capaci di svolgere con le competenze già acquisite.

Le contraddizioni del Comune sulla necessità di acquisire una professionalità esterna
Le contraddizioni del Comune sulla necessità di acquisire una professionalità esterna

Il Comune è quindi “reo confesso” nel certificare di aver commesso uno spreco di denaro pubblico: materia che,  in un paese normale, dovrebbe attirare l’attenzione della magistratura contabile.

Ma questo è niente rispetto a ciò che emerge sempre dai documenti che chiunque può consultare attraverso l’Albo Pretorio del Comune.

municipioAbbiamo infatti scoperto che l’incarico all’architetto Craus era stato affidato inizialmente con una determina (la numero 1995 del 7 novembre 2014) subito annullata e sostituita da un’altra determina (la numero 2234 del 28 novembre 2014), entrambe a firma dell’architetto Franco Alberto De Simone.

E’ molto interessante andare a leggere la determina annullata, perché in essa è stabilito che, per 38mila euro totali (“compreso iva ed ogni altro contributo”), l’architetto Craus, negli otto mesi compresi tra il  15 novembre 2014 ed il 15 luglio 2015,  avrebbe dovuto provvedere alla: analisi dei rischi presenti sul territorio e predisposizione degli scenari di rischio; analisi delle risorse e delle strutture utilizzabili in emergenza; individuazione delle procedure e modalità operative da adottare per la salvaguardia delle persone e delle cose fino al superamento delle emergenze; attività informativa per i dirigenti e i responsabili delle funzioni di supporto; verifica ed individuazione delle aree di emergenza; produzione delle relazioni di accompagnamento al piano, correlate da opportune cartografie relative all’analisi del territorio, alle risorse, ai rischi, alla pianificazione di emergenza con predisposizione del modello operativo di intervento; elaborazione di un sistema informativo territoriale per la pianificazione delle emergenze e la gestione degli interventi; implementazione di strumenti da consultare per la gestione delle emergenze di protezione civile.

7 NOVEMBRE 2014: LA DETERMINA 1995 ANNULLATA

Il tutto senza che, come prevede il Codice degli Appalti per affidamenti o incarichi di importo inferiore a 40mila euro iva esclusa, prima di scegliere il consulente a trattativa privata, venisse eseguita una ricerca di mercato tra vari professionisti, ricerca di cui non vi è alcuna traccia negli atti ufficiali del Comune.

Ma torniamo alla determina 1995 del 7 novembre 2014.

Essa infatti diventa (per ragioni ignote) carta straccia, ma il suo contenuto viene riproposto, quasi in copia e incolla, con l’affidamento ufficiale dell’incarico, avvenuto  attraverso la determina di tre settimane dopo, la numero 2234 del 28 novembre 2014.

Atto in cui, rispetto a quello annullato, si aggiunge l’iva ai 38mila euro da pagare al professionista, ma spariscono due compiti inizialmente affidati all’architetto Craus per il compenso inizialmente pattuito: l’attività informativa per i dirigenti e i responsabili delle funzioni di supporto e l’implementazione di strumenti da consultare per la gestione delle emergenze di protezione civile.

Emerge anche un’altra stranezza: mentre nella determina si indica un’attività di otto mesi, nel contratto allegato si stabilisce invece che la consulenza durerà 180 giorni, dunque sei mesi, al netto di “eventuali proroghe sulla data di presentazione degli elaborati, qualora il ritardo derivi da fatti e avvenimenti non dipendenti dalla volontà del professionista”.

28 NOVEMBRE 2014: LA DETERMINA NUMERO 2234

Trascorrono cinque mesi ed accade un fatto nuovo.

Con la determina 784 del 23 aprile 2015, il Comune (sempre nella persona dell’architetto Franco Alberto De Simone) ammette di non avere in bilancio tutti i soldi per pagare il consulente e quindi divide l’incarico in due fasi, approvando per la prima fase  un compenso totale di 24.800 euro (ossia 20mila euro + iva e stavolta si aggiungono anche i contributi: ricordiamo che, nella determina annullata, il Comune pagava il compenso comprensivo di iva e di ogni altro contributo, poi nella successiva aggiungeva l’iva al 22% e nella terza ci ha inserito anche il 2% di contributi).

Come per magia, in questa terza determina, ricompaiono, inserite nella seconda fase della consulenza, le due mansioni che erano state eliminate nella determina precedente: ossia l’attività informativa per i dirigenti e i responsabili delle funzioni di supporto e l’implementazione di strumenti da consultare per la gestione delle emergenze di protezione civile.

23 APRILE 2015: LA DETERMINA NUMERO 784

Seconda fase di pianificazione che viene pagata con una quarta determina dirigenziale (la numero 1892 del 28 ottobre 2015, sempre a firma dell’architetto De Simone) per l’importo complessivo di 22.320 euro (18mila + iva al 22% e contributi al 2%).

28 OTTOBRE 2015: LA DETERMINA NUMERO 1892

Ma il colpo di scena è contenuto nell’ultima determina (siamo a cinque!) in ordine di tempo finora prodotta per questa consulenza, la recentissima 1558 del 13 settembre scorso, con cui, per 5.500 euro complessivi (4.435,48 euro + iva al 22% e contributi al 2%), si affidano, sempre allo stesso professionista, anche le “attività di diffusione, istruzione verso gli addetti, funzionari e dipendenti nonché gruppo volontari di protezione civile”, da svolgere tra il 15 settembre ed il 31 dicembre dell’anno in corso.

13 SETTEMBRE 2016: LA DETERMINA NUMERO 1558

E qui è lecito chiedersi: cosa porta a  pagare un tecnico esterno due volte per un’attività di formazione?

Se il consulente ha già formato “dirigenti e responsabili delle funzioni di supporto”, non sarebbe più logico ed economicamente meno dispendioso incaricare questi stessi “dirigenti e responsabili delle funzioni di supporto” di formare, a loro volta, i propri sottoposti, e cioè, addetti, funzionari e volontari di protezione civile, anziché continuare a pagare un professionista privato?

Una considerazione finale è d’obbligo.

Cifre e carte alla mano, l’architetto incaricato di questa pianificazione di emergenza di protezione civile non solo ha compiuto un lavoro (per qualcuno addirittura “già esistente”) che poteva essere eseguito da professionalità interne al Comune;  non solo  non risulta essere stato scelto al termine di una ricerca di mercato (così come previsto dal codice degli appalti per consulenze di importo inferiore a 40mila euro iva esclusa); ma, grazie allo “spacchettamento” della consulenza, ha percepito complessivamente 42.435,48 euro (oltre iva e contributi), superando pertanto di 2.435,49 euro la soglia di 39.999 euro iva esclusa oltre la quale un incarico del genere si sarebbe dovuto affidare al termine di una procedura negoziata, ossia di un invito rivolto ad almeno 5 “soggetti idonei individuati con indagini di mercato o elenchi di professionisti” e con la scelta obbligatoria dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

In sostanza, il Comune, parcellizzando in più affidamenti fiduciari una serie di mansioni inerenti la stessa attività di pianificazione oggetto della  consulenza originaria, ha consentito all’architetto Craus di lavorare per il Municipio e percepire (finora) circa 102 milioni lordi di vecchie lire eludendo sostanzialmente il Codice degli Appalti, in particolare la norma che avrebbe obbligato questo professionista a veder confrontata la propria offerta con quella di  altri cinque potenziali concorrenti al medesimo incarico.

Perché è stato concesso tale enorme privilegio a questo architetto?

Attendiamo risposte.