HomenewsPiazza della Repubblica: la...

Piazza della Repubblica: la storia di tutti i cambiamenti nell’arredo urbano

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

Ricevo e pubblico*

Il vescovo Martin de Leòn y Càrdenas (1631-1650), a conclusione dei lavori di restauro dell’antico acquedotto campano, realizzò, verosimilmente intorno agli anni Quaranta, una marmorea fontana con vasca esagonale e alto calice circolare, sostenuto da un articolato stelo, ubicandola nella piazza maggiore del borgo di Pozzuoli.

La scelta del sito non fu casuale, ma rispondeva a precise esigenze urbanistiche e scenografiche.

Piazza di Pozzuoli, 2011.
Piazza di Pozzuoli, 2011.

Infatti, il Vescovo spagnolo, tra le tante opere pubbliche, ristrutturò anche il pendìo San Celso e ampliò la porta pedonale di accesso alla città alta (rione Terra), tuttora detta Portanova, ponendo la fontana proprio sulla direttrice del nuovo varco.

L’esagono della vasca fu orientato verso la strada Portanova, mostrando sui due lati contigui gli stemmi del Vescovo e dell’Università (Comune); per simmetria furono ripetuti anche sugli altri due lati opposti, rivolti grosso modo verso l’attuale via Vincenzo Cosenza.

Mappa catastale del centro di Pozzuoli, 1874, particolare, ing. Antonio Galli.
Mappa catastale del centro di Pozzuoli, 1874, particolare, ing. Antonio Galli.
Piazza di Pozzuoli con la base di Tiberio, 1781-86, incisione, Eduard Renard, Walter Paris, Emanuel de Ghendt.   E’ l’attuale largo Cesare Augusto, ripreso dal corso della Repubblica.
Piazza di Pozzuoli con la base di Tiberio, 1781-86, incisione, Eduard Renard, Walter Paris, Emanuel de Ghendt.
E’ l’attuale largo Cesare Augusto, ripreso dal corso della Repubblica.

Solo così era possibile mostrare simultaneamente gli emblemi a chi scendeva dalla città murata o a chi vi saliva.

Nello stesso anno del trasferimento del vescovo de Leòn alla sede arcivescovile di Palermo (1650), i cittadini e l’Amministrazione comunale di Pozzuoli, riconoscenti, eressero nella piazza maggiore un monumento al Presule, attribuito allo scultore Giuliano Finelli o alla sua bottega, sistemandolo ad est della fontana.

La piazza non mutò il suo aspetto fino al 1706, quando fu installata ad ovest un’altra scultura, rinvenuta due anni prima nello scavo delle fondazioni della chiesa di San Giuseppe, raffigurante il console romano Quinto Flavio Mesio Egnazio Lolliano Mavorzio (IV sec.).

Piazza di Pozzuoli, 1828-33, litografia, particolare, Giacinto Gigante, Gioacchino Forino, Domenico Cuciniello, Lorenzo Bianchi.
Piazza di Pozzuoli, 1828-33, litografia, particolare, Giacinto Gigante, Gioacchino Forino, Domenico Cuciniello, Lorenzo Bianchi.

L’iscrizione Mavortii sulla parte superiore del basamento, per assonanza, gli valse il nome popolare di “Mamozio”, sinonimo di grullo, imbecille, allocco, citrullo.

Tanti aggettivi dispregiativi per un personaggio così importante sono giustificati dal fatto che alla statua, ritrovata acefala, fu appiccicata una testa sproporzionatamente piccola e con una espressione da ebete. Ben presto “Mavorzio-Mamozio”, per la sua ieratica posizione, fu elevato al rango di “Santo” e divenne oggetto di frizzi e lazzi da parte dei puteolani e dei napoletani che frequentavano il rinomato mercato delle erbe, posto proprio sotto le due sculture.

Le statue si fronteggiarono, con la fontana al centro, fino al 1918, anno in cui fu progettata una nuova sistemazione della piazza, in rapporto ai lavori di bonifica del borgo (1913-1923). La fontana fu leggermente traslata verso occidente, la scultura del console Mavorzio trasferita nell’anfiteatro neroniano-flavio (oggi si trova al Castello di Baia, nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei) e il monumento del Vescovo spagnolo fu spostato nel largo Cesare Augusto, alle spalle del palazzo “Jackson”.

Piazza di Pozzuoli, inizio Novecento.
Piazza di Pozzuoli, inizio Novecento.
Quinto Flavio Mesio Egnazio Lolliano Mavorzio, “Mamozio”, prima del 1918.
Quinto Flavio Mesio Egnazio Lolliano Mavorzio, “Mamozio”, prima del 1918.

Con la scomparsa dalla scena di Mavorzio, l’appellativo di “Santo Mamozio” passò al povero vescovo de Leòn.

Il 28 ottobre 1928 fu inaugurato il nuovo giardinetto a forma di trapezio allungato, più volte rimaneggiato.

Nell’opera di ricomposizione della fontana fu rifatto, in forme diverse, lo stelo marmoreo che sorregge il calice, fu restaurato il bordo della vasca, consumato per essere stata utilizzata come pubblico lavatoio, e, per effetto della rotazione della struttura esagonale, furono spostati gli stemmi, privilegiando la visione dalla parte alta della piazza.

Nel 1959 fu sistemata, verso il palazzo “Jackson”, la statuina dell’Immacolata su una colonna di età romana, appoggiata su un alto piedistallo, progettato dal perito edile Arcangelo Patierno.

Posizionamento della colonna dell’Immacolata, 1959, perito edile Arcangelo Patierno.
Posizionamento della colonna dell’Immacolata, 1959, perito edile Arcangelo Patierno.

Nel 1964, a cura della locale Azienda del Turismo, “Santo Mamozio”, ovvero monsignor de Leòn y Càrdenas, dal nascosto largo Cesare Augusto, fu trasferito nella villetta antistante alla chiesa del Carmine; ma, anche qui, la scultura non trovò pace, con imbrattamento della base che servì, addirittura, da spazio per affissione di manifesti.

Il 4 giugno 1983 fu inaugurata la nuova villetta di forma ovoidale, realizzata, su progetto dell’architetto Giuseppe Falvella, dall’impresa puteolana Giacomo Cipolletti, con finanziamenti della citata Azienda del Turismo, per una spesa complessiva di circa cento milioni di lire.

La seicentesca fontana fu nuovamente spostata verso occidente e allontanata dall’asse della piazza; sulla parte anteriore dell’ovale fu collocata la colonna corinzia con la piccola statua dell’Immacolata.

Le articolate aiuole rialzate, furono decorate con maioliche raffiguranti antiche vedute di Pozzuoli, realizzate dalla ditta C. Solimene di Vietri sul Mare.

Fontana del vescovo Martino de Leòn y Cardenas, dopo il 1928.
Fontana del vescovo Martino de Leòn y Cardenas, dopo il 1928.

Da molti anni, tutto il complesso versa in un pietoso e ingiustificato stato di abbandono che ha maggiormente accelerato il suo degrado.

Ancora l’Azienda del Turismo di Pozzuoli, su proposta e progetto di chi scrive, spostò nuovamente la statua del vescovo de Leòn, dal Carmine, dov’era oggetto di atti vandalici, nel giardinetto di piazza della Repubblica, a sud della seicentesca fontana esagonale.

Il 3 maggio 1987, il monumento fu smontato, restaurato da Rosario Fasano e rimontato tra il 2 e 3 agosto dello stesso anno.

Il resto è storia di oggi!

Concludo queste note con una considerazione amena del tutto personale, che intitolerei: “Non è vero, ma ci credo”, da me pubblicata sul “Notiziario Flegreo”, anno 3, n. 40, 10 ottobre 1994, p. 13, e riproposta nel mio libro Pozzuoli. Luoghi, Storie e Personaggi, Pozzuoli 1994, pp. 131-136.

Pozzuoli è stata colpita da una “cancrena espansiva” che, pare, si sia fermata col ritorno del monumento del grande Vescovo nei pressi del sito originario.

Piazza di Pozzuoli, anni Cinquanta del Novecento.
Piazza di Pozzuoli, anni Cinquanta del Novecento.

Infatti, nel periodo in cui è stato assente dal largo Cesare Augusto e, quindi, dal borgo (dai primi mesi del 1964 all’agosto 1987) Pozzuoli ha subìto una serie di disgrazie sempre più grandi. Appena trasferito al Carmine, nella notte tra il 16 e 17 maggio 1964, un violento incendio distrusse la cattedrale; il 2 marzo 1970 fu evacuato il rione Terra e nell’ottobre 1983 toccò a tutto il centro storico. Dal 1985, quando pensai al trasferimento del monumento e approntai il relativo progetto da sottoporre al presidente dell’Azienda del Turismo, dottor Mario Manduca, il bradisismo incominciò a registrare una inversione di tendenza del movimento.

Piazza di Pozzuoli, anni Sessanta del Novecento.
Piazza di Pozzuoli, anni Sessanta del Novecento.

Però, ripeto: “Non è assolutamente vero,… ma ci credo!”.

E allora, pur sapendo che spettano agli uomini eletti dal popolo al governo del territorio, chiediamo al vescovo “Santo Mamozio” di risolvere anche i problemi di Pozzuoli o quantomeno di ispirarli ai nostri Amministratori!

Su YouTube, un plagiario puteolano spaccia per propria questa mia considerazione, insieme ad un’altra riguardante il Rione Terra.

 *Raffaele Giamminelli

 

(nella foto  di copertina, la piazza della Repubblica in un’immagine degli anni ’60)

spot_img

Ultimi articoli pubblicati